Fisascat Cisl: "Delusi dal Governo sui lavoratori stagionali e pronti a scendere in piazza" :ilSicilia.it
Messina

nuove schermaglie sulla Naspi

Fisascat Cisl: “Delusi dal Governo sui lavoratori stagionali e pronti a scendere in piazza”

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21 Dicembre 2018

Si conferma in pieno fermento la situazione dei lavoratori stagionali e in attesa del voto sulla manovra a Roma, la Sicilia è sempre più l’epicentro del confronto sul futuro di migliaia di impiegati nel comparto ricettivo che concerne il turismo ed anche il commercio ed i servizi. Sulla questione interviene con una nota la Fisascat Cisl, che non risparmia frecciate all’Esecutivo nazionale e rimarca le preoccupazioni sulle dinamiche di governo inerenti la Naspi e il reddito di cittadinanza.

Il Governo, anche attraverso esponenti di maggioranza – scrive il segretario regionale aggiunto della Fisascat Cisl, Pancrazio Di Leo -, si preoccupa di rassicurare che la Naspi non verrà soppressa senza che in realtà ad oggi vi siano elementi concreti e fondati che portino nella direzione di una tangibile svolta per i lavoratori stagionali del turismo e per le loro famiglie. Sono trascorsi ormai diversi mesi da quando questo sindacato ha posto il problema richiedendo all’Esecutivo opportuni chiarimenti sui lavoratori stagionali del comparto turismo-commercio-servizi in relazione al godimento della Naspi, evidenziandone le criticità in essere, con relativa nota trasmessa al Ministro del Lavoro ed acquisita dal competente Ufficio Legislativo il 26 luglio scorso. A quella nostra istanza, la risposta datata 5 ottobre 2018 fu la seguente: “Le problematiche segnalate saranno oggetto di opportuna valutazione”. 

“Da quel momento non si sono riscontrate significative novità e la preoccupazione dei lavoratori non soltanto è rimasta immutata ma anzi è cresciuta. Il dato di fatto incontrovertibile – continua Di Leo – è che i lavoratori stagionali a partire dalla metà del prossimo mese di gennaio avranno terminato di percepire l’indennità di disoccupazione. A quel punto, non avendo più la Naspi, non essendoci il preannunciato reddito di cittadinanza e mancando una prospettiva immediata di lavoro, i lavoratori e le loro famiglie come dovranno affrontare i mesi successivi? La stagione lavorativa, di fatto, inizierà non prima del mese di Aprile-Maggio e quindi prima di allora, le famiglie vivranno in una condizione di grave disagio economico e sociale. La preoccupazione c’è, ed è legittima e sotto gli occhi di tutti, quindi se proseguirà questo stato di cose saremo costretti a scendere in piazza e a manifestare affinché i diritti dei lavoratori vengano rispettati, nei fatti e non soltanto nelle periodiche rassicurazioni che sinora non hanno portato ad alcuno sviluppo risolutivo“.

Lasciamo ad altri beghe politiche e logiche di partito che non ci appartengono – ribadisce la Fisascat Cisl -, in una problematica nella quale non bisognerebbe dividersi ma semmai condividere tutti il fine unico di aiutare i lavoratori, ma in questo contesto appare pertinente l’ordine del giorno presentato dalla senatrice Papatheu che rappresenta il quadro attuale di una situazione confusa e pone in sede parlamentare l’ineludibile necessità di fare chiarezza sulla Naspi, nell’ottica sia di una conferma di tale indennità sia di una modifica strutturale della stessa. Allo stesso modo non possono che esserci forti perplessità sul fatto che i lavoratori potranno avere accesso al reddito di cittadinanza, fermo restando che i lavoratori non vogliono elemosine, e non hanno bisogno di carità: rivendicano la propria dignità e il diritto al lavoro. I lavoratori vorrebbero il lavoro e non gravare sullo stato per ricevere un indennità da disoccupati involontari”.

“Il vero problema – sempre secondo la Fisascat Cisl – non è se la Naspi rimarrà o verrà soppressa, essendo del tutto evidente che, anche se dovesse rimanere in vigore, questa Naspi è uno strumento incapace di risolvere le difficoltà dei lavoratori e che anzi li ha acuiti. Il dato di fatto è che in questo stato di cose si stanno costringendo i lavoratori professionalmente qualificati ad abbandonare il settore del Turismo o peggio a fare le valigie e lasciare l’Italia per cercare lavoro all’estero. E’ l’unica soluzione che hanno per avere entrate minime che diano sicurezza per almeno un pasto giornaliero per i propri figli e per non morire di fame a fronte di quello che l’Italia oggi non è in grado di garantire. Il Ministro del Lavoro tace, altrettanto il Ministro del Turismo”. “Questo Governo – conclude il sindacato – non prevede nessun taglio della indennità per i lavoratori agricoli, mentre i lavoratori del Turismo rimangono penalizzati da una riforma capestra che corrisponde il 50% dei mesi lavorati e ha ridotto i contributi figurativi. Noi a questa prospettiva non ci stiamo e per questo i lavoratori sono pronti a scendere in piazza per ottenere giustizia sociale”.

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