15 novembre 2018 - Ultimo aggiornamento alle 07.31
caronte manchette
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Ecco l'elenco

Fiumi: gli interventi che la Regione avrebbe dovuto fare dal 2015

8 novembre 2018
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Dovevano essere 120 gli interventi di manutenzione al demanio idrico fluviale che la Regione Siciliana avrebbe dovuto realizzare in questi anni nei fiumi e nei torrenti nell’Isola. Tra questi, come abbiamo già scritto all’indomani della tragedia di Casteldaccia, anche quello sul fiume Milicia, proprio nel tratto in cui nella serata del 3 novembre scorso l’esondazione ha ucciso 9 persone. Un elenco dettagliato nel quale viene indicato il corso d’acqua interessato, la motivazione, la tipologia di lavori da effettuare e le risorse necessarie, per una spesa totale di 43 milioni di euro.

Alcuni, inoltre, per la precisione 35, erano stati classificati come urgenti: nella provincia di Agrigento il Fiume Verdura; in quella di Caltanissetta il Torrente Gattano; nel Catanese il torrente Buttaceto e i canali Jungetto, Bicocca, Arci  e quelli afferenti la base militare di Sigonella; in provincia di Enna il torrente Calderari e il fiume Dittaino; nel messinese i torrenti Botte, Patrì, Mela, Muto e Salice; in provincia di Palermo il torrente Sant’Antonio; in provincia di Ragusa i fiumi Irminio e Dirillo e i torrenti Modica-Scicli, San Bartolomeo, San Guglielmo, Salvia, nonchè il Vallone delle Casuzze; in provincia di Siracusa i fiumi Tellaro e San Leonardo e i canali Galermi e Bottigliera; nel trapanese il torrente Canalotto, i fiumi San Francesco e Belice, l’affluente del torrente Baiata, il canale demaniale adiacente la Strada Provinciale 21, il canale di gronda a monte del centro urbano di Gibellina e il canalone di gronda a protezione dell’abitato di Castellamare del Golfo.

L’Assessorato regionale dell’agricoltura aveva effettuato questa ricognizione nel 2015, sulla base delle indicazioni fornite dagli uffici del genio civile di ogni provincia. A tal proposito aveva chiesto ai Consorzi di Bonifica di predisporre dei progetti esecutivi e stanziato una prima tranche di fondi comunitari, pari a 6 milioni di euro, per cominciare ad affrontare le situazioni di maggiore criticità. Mentre proprio in ragione della penuria di risorse immediatamente disponibili, l’Assessorato disponeva la realizzazione in economia degli interventi che era possibile attuare attraverso l’impiego degli uomini e dei mezzi del Corpo Forestale, dell’Ente di sviluppo agricolo (Esa) e dei Consorzi di bonifica.

Tutto, quindi, era pronto per l’inizio dei lavori, che però non sono mai partiti.

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