Foto hard in cambio di regali: raid in casa del parroco arrestato a Perugia :ilSicilia.it

Il raid dopo l'arresto del parroco

Foto hard in cambio di regali: raid in casa del parroco arrestato a Perugia

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8 Agosto 2021

 

Sono entrati nella chiesa di San Feliciano di Magione e nella casa del parroco arrestato nei giorni scorsi per induzione alla prostituzione: i locali sono stati messi tutti a soqquadro, ma non sarebbe stato rubato nulla.

E’ giallo sul “raid” compiuto nella notte fra venerdì e ieri nel complesso parrocchiale. “Una ferita che dopo questo ultimo episodio si è ulteriormente aggravata”, ha commentato oggi il vescovo ausiliare della diocesi di Perugia-Citta’ della Pieve, Mons. Marco Salvi, che nella chiesa di San Feliciano ha celebrato la prima messa domenicale dopo l’arresto del sacerdote – ora rinchiuso nel carcere di Spoleto – e l’incursione notturna.

Nessun accenno all’ incursione nella chiesa e nella casa del sacerdote dove qualcuno è entrato forzando una porta di servizio, utilizzata generalmente per l’ingresso dei disabili, chiusa dall’interno con una spranga di ferro. Dopo aver successivamente divelto anche la porta di ingresso dell’abitazione, i responsabili di questo episodio sono arrivati fino alle stanze private del sacerdote. Hanno messo a soqquadro l’intero complesso parrocchiale, aperto le teche e gli oggetti sacri, ma, come detto, al momento apparentemente non sembrerebbe mancare nulla. Ad accorgersi dell’accaduto è stato il diacono che ogni mattina si reca nella cappellina a recitare le lodi. La diocesi ha presentato una denuncia per violazione di domicilio.

“Un episodio inquietante”, commentano in molti in paese, mentre vanno avanti le indagini condotte dalla polizia municipale di Magione. Il vescovo ausiliare ha voluto oggi ulteriormente testimoniare la vicinanza dei vertici dell’archidiocesi alla comunità, dopo la prima visita alla parrocchia del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Citta’ della Pieve e presidente della Cei, che in quella occasione aveva chiesto ai fedeli: “Chi sa parli”.

Per la Procura di Palermo che ha coordinato le indagini dei carabinieri di Termini Imerese, don Vincenzo Esposito, avrebbe chiesto video e foto hard ad alcuni ragazzi siciliani, anche minorenni, in cambio di soldi e regali.

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