Fra tatticismi e mosse sbagliate, che futuro per "Diventerà Bellissima?" :ilSicilia.it

Momento diffiicile per il governatore Musumeci e il suo movimento

Fra tatticismi e mosse sbagliate, che futuro per “Diventerà Bellissima?”

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8 Luglio 2019

Diventerà Bellissima“, il partito del presidente della Regione Siciliana, dove vuole andare? Ha un futuro oppure è destinato a un ruolo marginale e ad estinguersi come pure fu per l’Mpa di Raffaele Lombardo e per il Megafono di Crocetta? Questa è la domanda atavica che comincia a serpeggiare in ambienti vicini al movimento del governatore Nello Musumeci.

Qualcuno pensa di ripartire da circoli e sezioni, ma è indubbio che il governatore e i suoi sostenitori stiano attraversando un momento di difficoltà, dovuto paradossalmente anche alla crescita delle altre forze del cosiddetto centrodestra. E a conti fatti, non sono poche le mosse nello scacchiere politico che il Presidente della Regione e il suo fedelissimo assessore Razza hanno sbagliato.

Per le europee, Diventerà Bellissima ha deciso di non decidere, indicando libertà di voto ai propri elettori e non dando alcuna indicazione. Una mossa per niente indolore: e così, un ex fedelissimo, Raffaele Stancanelli, già inserito da “Diventerà bellissima” nelle liste del partito di Giorgia Meloni in occasione delle Politiche del 3 marzo 2018, dopo il congresso regionale di Diventerà Bellissima ha chiuso la porta in faccia al Presidente e si è candidato con successo alle Europe del 26 maggio.

Ma Musumeci non ha accusato il colpo, anzi, durante la campagna elettorale per le poltrone di Bruxelles ha radunato le sue truppe, rimanendo moderati rispetto a queste elezioni e continuando nella propria politica attendista. “Non possiamo aderire al sovranismo, come ho detto anche ai miei amici di Fratelli d’Italia. Noi non siamo europei perché italiani, noi siamo italiani perché europei. Il sovranismo nazionale è in conflitto con gli interessi della Sicilia, perché si rischiano isolazionismo e protezionismo. Noi dobbiamo lavorare per cambiare questa Europa, la Sicilia è Europa e non può uscire da questa dimensione”. Su Fdi e sulla Lega, Musumeci si era mostrato scettico: “Bisogna chiedersi perché si rimane inchiodati al 2-3 per cento, l’ho detto a Giorgia Meloni. Noi siamo stati leali: ci ha sostenuto alle regionali, e noi abbiamo fatto due liste anche per Fdi”, aveva detto Musumeci.

Questa, la posizione espressa ancora qualche mese fa da Musumeci che lanciava chiari messaggi al governatore della Liguria, Giovanni Toti di Forza Italia, probabilmente vedendo in lui una possibilità per dar vita a un nuovo movimento di moderati da schierare “a sinistra della Lega”. Ma Toti, alla fine ha avuto da Berlusconi un incarico di coordinatore nazionale di Forza Italia per il Nord Italia e non ha ancora sciolto le riserve sulla creazione o meno di un nuovo movimento, nonostante nelle scorse ore abbia battezzato la propria creatura, l’Italia in crescita, presentandola sabato a Roma al teatro Brancaccio, fra un tripudio di bandiere di Forza Italia, suscitando le ire dello stesso Berlusconi.

Nel frattempo il partito di Giorgia Meloni, dopo le votazioni per le europee, sorride per i buoni risultati – che smentiscono le previsioni di Musumeci (2 o 3 per cento) – e stando ai sondaggi è ancora in crescita. Il dialogo del governatore con la Meloni si raffredda. Fdi raggiunge quasi l’otto per cento, mentre la Lega di Matteo Salvini appare inarrestabile, ottenendo alle europee più del 34 per cento, oltrepassando il 20 nella sola Sicilia.

A quel punto, nelle scorse settimane il governatore fa una brusca sterzata e pigia il piede sull’accelleratore per iniziare a corteggiare Matteo Salvini e il suo partito. Operazione seguita dal suo braccio destro, Ruggero Razza. E così , nuovo comizio politico per Musumeci e nuova idea per il rilancio di Diventerà Bellissima: “La Lega è grande maggioranza e dobbiamo chiederci perché al Sud non riesce ad avere le stesse percentuali del Nord – ha detto Musumeci – e perché milioni di meridionali non vanno a votare. Dobbiamo rappresentare questa fascia di persone. Noi vogliamo essere l’elemento di novità per intercettare questi milioni di meridionali che hanno bisogno di essere rappresentati. Il problema – continua il leader di Diventerà Bellissima – non è essere amici della Lega o degli altri partiti. Decideremo fra qualche mese se costituire una federazione o un’alleanza con la Lega”. Dichiara dal palco a piazza Politeama durante la convention di un mese fa per il rilancio di Diventerà Bellissima.

Ma i fatti di cronaca politica vanno nella direzione opposta: il messaggio fatto arrivare da Salvini attraverso le parole del commissario del partito in Sicilia, della Lega, Stefano Candiani, non ammette fraintendimenti: “Voglio essere chiaro: costruire una terza gamba del centrodestra mettendo insieme vecchi arnesi non serve a nessuno, men che meno a noi della Lega“, spiega il numero uno dei leghisti in Sicilia. E così, la Lega respinge al mittente le offerte di assessorati che sarebbero giunte dal governo Musumeci: “Non ci interessano poltrone, vogliamo parlare di programmi”. 

Quindi, su ispirazione musumeciana nasce il gruppo all’Ars di “Ora Sicilia“, ma lungi  dal rappresentare questo un ulteriore passo di avvicinamento alla Lega, traccia un solco ulteriore fra “Diventerà bellissima” e il Carroccio, anche a causa dell’adesione al nuovo gruppo del deputato Rizzotto, subito espulso dal partito di Salvini.

E nel frattempo che Musumeci e i suoi uomini capiscano quale rotta prendere per non far perdere consenso e struttura al suo movimento, si registrano le adesioni nella provincia etnea, seppur ancora in via ufficiosa, a Fratelli d’Italia da parte del sindaco di Catania Salvo Pogliese e dell’ex parlamentare Basilio Catanoso, con tutti gli oltre 300 amministratori locali espressi dal movimento Muovititalia, che se confermate, rafforzerebbero il quadro di Raffaele Stancanelli, la pecora nera di Diventerà Bellissima.

Un movimento, dunque, che se continua con simili mosse e tatticismi potrebbe rischiare di sciogliersi come neve al sole, proprio come avvenuto con i movimenti creati dai due predecessori di Musumeci alla presidenza della Regione.

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