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Palermo

Arrestata anche la giovane fantina Gloria Zuccaro

Gare truccate gestite dalla mafia all’Ippodromo di Palermo, 9 arresti | VIDEO

12 Dicembre 2018

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Il Gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha disposto nove arresti, eseguiti dai carabinieri, nei confronti di persone accusate a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso e frode in competizioni sportive. Per otto è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per uno i domiciliari. L’inchiesta, denominata convenzionalmente “Corsa nostra”, ha accertato come la mafia controllasse l’ippodromo di Palermo.

I carabinieri, intercettando il capomafia di San Lorenzo Giovanni Niosi, avevano accertato da tempo i suoi rapporti con alcuni personaggi molto conosciuti nel mondo dell’ippica a Palermo, come Giuseppe Greco, che avrebbe accompagnato più volte Niosi a summit di mafia, Domenico Zanca e la giovane fantina Gloria Zuccaro, tutti arrestati oggi dai carabinieri

ippodromoL’inchiesta, che ha riguardato fantini, titolari di scuderie e allenatori, ha svelato un sistema di gare truccate gestite da Cosa nostra che decideva quale cavallo dovesse vincere e intascava i soldi delle scommesse. Gli interessi della mafia sull’ippodromo di Palermo erano emersi già in una indagine della dda che, nei mesi scorsi, portò all’arresto, tra gli altri, proprio del boss di San Lorenzo Giovanni Niosi.

Cosa nostra esercitava sull’ippodromo un controllo pressoché totale. I proventi delle vincite delle scommesse erano destinati a confluire nelle casse dell’associazione mafiosa ed essere distribuiti. Così pure era chiaro che le intestazioni fraudolente dei cavalli corrispondevano non tanto all’interesse del singolo proprietario ma ad una precisa utilità delle famiglie mafiose che su quei cavalli e su quei fantini finivano per concentrare le puntate”. Lo scrive il gip di Palermo nel provvedimento che oggi ha disposto l’arresto di nove persone coinvolte nell’inchiesta sugli interessi mafiosi sull’ippodromo di Palermo.

Un ‘amore‘, quello dei boss per i cavalli, che i pentiti raccontano dagli anni ’90 e che è stato confermato nei mesi scorsi dall’inchiesta Talea, che ha disarticolato i clan di San Lorenzo e Resuttana. Collaboratori di giustizia di vecchia data come Onorato, più recentemente Pasta, Graziano, Macaluso, Vitale e Galatolo hanno svelato gli interessi delle cosche sull’ippodromo raccontando le richieste di pizzo a cui i gestori erano sottoposti (ce ne è traccia ad esempio nei pizzini sequestrati al capomafia Salvatore Lo Piccolo) e il meccanismo delle corse truccate che vedeva coinvolti anche allenatori e fantini.

La mafia non solo taglieggiava i gestori della struttura, chiedendo una percentuale del volume d’affari dell’ippodromo che arrivava anche a quattromila euro al mese, ma manipolava le corse guadagnando sulle scommesse.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Otto persone in carcere, una giovane fantina ai domiciliari e tre cavalli sequestrati. Sono i provvedimenti restrittivi eseguiti dai carabinieri nell’ambito dell’operazione sulle infiltrazioni mafiose all’ippodromo di Palermo denominata ‘CoRsa Nostra’.

In carcere sono stati condotti: Natale Cintura, 53 anni, Massimiliano Gibbisi, 48, Giuseppe Greco, 62, Salvatore La Gala, 66, Giovanni La Rosa, 66, Giovanni Niosi, 64, Antonino Porzio, 57, Domenico Zanca, 48. Ai domiciliari è finita Gloria Zuccaro, 38 anni. Sono stati sequestrati i cavalli ‘Ronny Alter‘ della scuderia di Gloria Zuccaro e ‘Rarissima Slid sm‘ e ‘Salice del Rum‘ della scuderia di Giuseppe Greco.


SCOPERTE 4 CORSE IPPICHE TRUCCATE DAI CLAN

Sono almeno 4 le corse ippiche truccate scoperte dai carabinieri che oggi hanno arrestato 9 persone, tra boss, allenatori, titolari di scuderie e fantini accusati a vario titolo di concorso in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e frode in competizioni sportive. Accusa quest’ultima contestata a 3 degli indagati che avrebbero alterato competizioni svoltesi tra il 2016 e il 2017 negli ippodromi di Palermo, Taranto e Follonica. L’inchiesta condotta dalla dda di Palermo e denominata CoRsa nostra, ha svelato gli interessi della mafia sull’ippodromo di Palermo.
Secondo si la ricostruzione degli inquirenti, la gestione mafiosa dell’attività sarebbe passata dal boss Giovanni Niosi, destituito perché caduto in disgrazia, al capomafia Sergio Napolitano. Entrambi sarebbero stati affiancati da persone del mondo delle corse ippiche (Giuseppe Greco, Massimiliano Gibbisi e Salvatore La Gala).

elicottero sopra l'ippodromoI tre, tutti finiti in carcere, avrebbero portato gli ordini dei clan ai titolari di scuderie e fantini complici nel sistema delle corse truccate. Chi non accettava di sottostare ai diktat mafiosi subiva pesanti intimidazioni: dalle minacce di morte (come rivelato dalle intercettazioni), agli attentati intimidatori e alle aggressioni (i collaboratori di giustizia parlano di veri e propri pestaggi dei fantini ‘ribelli’).

Grazie alle gare truccate cosa nostra guadagnava sulle scommesse: Napolitano dava denaro e indicazioni sulle puntate a Gibbisi raccomandandosi di tenere il segreto per evitare che gli appassionati del settore, a conoscenza della frode, puntassero sugli stessi cavalli facendo emergere le anomalie dai sistemi elettronici (anomalia che avrebbe potuto comportare la sospensione della gara).

Ad alcuni fantini a proprietari di scuderie – Natale Cintura, Giuseppe Greco, Salvatore La Gala, Giovanni La Rosa, Domenico Zanca e Antonino Porzio – viene contestato il reato di concorso in associazione mafiosa: con la loro complicità avrebbero consentito ai clan di realizzare il pieno controllo sulle corse ippiche. L’inchiesta ha inoltre accertato che tre mafiosi avrebbero intestato fittiziamente i cavalli a prestanomi. Gli animali sono stati sequestrati.


 

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