Geraci Siculo e i "comuni fioriti" della Sicilia alla Bit di Milano 2020 :ilSicilia.it
Palermo

Il 9, 10 e 11 febbraio

Geraci Siculo e i “comuni fioriti” della Sicilia alla Bit di Milano 2020

4 Febbraio 2020

Il 9, 10 e 11 febbraio, Geraci Siculo, Gangi e Petralia Soprana in compagnia di Forza D’Agrò, Mongiuffi MeliaPettineo, Santo Stefano di Camastra, Sinagra, Terme Vigilatore e Tusa, facente parte dell circuito dei “Comuni Fioriti”, saranno presenti alla BIT di Milano per far conoscere la ricchezza paesaggistica della Sicilia e quel turismo verde, che l’ha fatta scegliere dal New York Times come una delle mete imprescindibili del 2020.

Geraci SiculoIl nostro sguardo si posa su uno dei “Borghi più belli d’Italia“, Geraci Siculo che, alla Borsa Internazionale del Turismo 2020, sarà presente nello spazio espositivo dei “Comuni Fioriti della Sicilia”, all’interno di quello della Regione Siciliana. Vogliamo farvi penetrare nella storia e farvi conoscere le tante bellezze e ricchezze di questo luogo incantato, nel cuore del parco delle Madonie, di cui abbiamo spesso parlato, caratterizzato da suggestivi vicoli medioevali, fiancheggiati da graziose casette in pietra.  Al centro di questo immenso territorio, dai suoi 1040 metri sul livello del mare, domina da secoli tutto il territorio della provincia di Palermo.

Geraci Siculo

Nel periodo invernale, partendo dai ruderi del Castello, in cui risiedeva il Conte Giovanni Ventimiglia, il paesaggio si imbianca, regalando un’atmosfera di grande magia. Nel periodo estivo, invece, grazie alle sue temperature, è possibile passeggiare tra i suoi vicoli che, sospesi nel tempo, profumano degli odori di una volta, quando il pane e la pasta si facevano in casa. Ancora oggi potete possono gustare i prodotti tipici come i formaggi, la ricotta e come dolci, i “cassati” i ‘taralli’, “agniddri pasquali”, “u pani cu lievitu di casa” e tante altre prelibatezze.

 

La cittadina, appollaiata sulla schiena rocciosa di un colle, ha una struttura urbanistica in cui è tuttora evidente l’impronta medievale, caratterizzata da strade strette e tortuose che si allargano ora in “vicoli” e ora in “cortili”, veri e propri sottopassaggi che richiamano, anche, l’architettura araba. Geraci, con la sua altezza, offre una preziosa vista sui monti circostanti: ad Ovest il Monte Catarineci, il Pizzo Argentieri, fiancheggiato dal Pizzo Dalla, dal mMnte Cixè e dal Monte Spataria, luoghi destinati al pascolo del bestiame allo stato brado; a Nord, il mar Tirreno e, nei giorni in cui il è cielo terso, le Isole Eolie. Il panorama, allargandosi, ulteriormente sfiora la vista dei borghi di San Mauro Castelverde, Pollina e Mongibello, quest’ultimo reso distinguibile dalla cima innevata dell’Etna, con il pittoresco pennacchio di fumo; a Sud-Est, inoltre, possono intravedersi le case più alte di Geraci e, ai suoi piedi, le vallate di Pianistrello, Zafferano, Pantano e Muricello.

Geraci Siculo

Geraci Siculo vanta una storia millenaria e, infatti, si presume che intorno al 550 a.C. i Greci sicelioti siano arrivati sul luogo fondando un insediamento a cui diedero il nome di Jerax, dal greco ίεράκιον, ‘falco’, poiché la rocca era abitata da questi predatori. Già nel 241 a.C. era un fiorente “Borgo”;notizie certe si hanno a partire dall’840 d. C., data della conquista saracena ad opera dell’emiro Ibni Timna, che trovò a Geraci, che fu ribattezzata “H.RHAH”, un castello costruito precedentemente, che la trasformò in una delle località più importanti delle zone interne della Sicilia, grazie alla sua posizione strategica. Ruolo che mantenne anche dopo la conquista normanna (1062-1064) quando divenne sede di uno dei capisaldi della nuova feudalità del Regnum Siciliae.

Il feudo di Geraci venne donato da Ruggero I al nipote Serlone, che si distinse a Cerami nella battaglia contro i Saraceni, e lo vide, dopo quest’evento nel 1072, elevarsi a contea. Nel 1252 grazie al matrimonio tra Isabella, contessa d’Ischia e di Geraci, ed Enrico I Ventimiglia, che ebbe l’investitura a conte di Geraci nel 1258, iniziò la storia dei Ventimiglia. L’inserimento nella famiglia reale fece assumere a questa dinastia un ruolo di primissimo piano in tutte le vicende politiche e militari della Sicilia nei secoli successivi (XIII-XVIII). La loro potenza fu tale che questo borgo divenne centro della Contea e il suo signore, “Primo Conte d’Italia per la grazia di Dio e Marchese di Sicilia”, titolo che per gran tempo nessun altro ebbe tra i nobili della Sicilia.

Geraci Siculo

Durante la guerra del Vespro 1282-1302, il Conte di Geraci, prima Alduino e poi Enrico, guidò politicamente e militarmente il partito svevo-aragonese nella ribellione prima e nella guerra poi contro Carlo D’Angiò. Tale fu la gloria e la forza dei Ventimiglia, conquistate in quegli anni, che la Contea divenne uno “Stato nello Stato“, giungendo persino ad amministrare la giustizia e a coniare proprie monete. Nel 1315, il Conte Francesco I Ventimiglia sposò Costanza Chiaramonte, Contessa di Modica, ripudiata nel 1321, anno in cui contrasse un nuovo matrimonio con Margherita d’Antiochia dei Conti di Mistretta.

Giovanni Chiaramonte, per vendicarsi dell’affronto subito, aggredì in territorio palermitano, Francesco Ventimiglia, ferendolo. Dal 1338, anno della morte di quest’ultimo, e fino al 1354 la Contea di Geraci, dopo un cruento assedio, venne confiscata a Francesco Ventimiglia, rivoltatosi contro il re Pietro D’Aragona, e data ai Palizzi per ritornare, poi, alla potente famiglia feudale. Alla morte di Re Federico, nel 1377, il governo dell’Isola venne affidato a quattro Vicari, uno dei quali fu il Conte Francesco Ventimiglia di Geraci e signore delle Madonie. Nel 1388 circa, i signori di Geraci ottennero il riconoscimento pontificio del proprio Vicariato, signoria esclusiva, su una parte del territorio del Regno.

Nel 1430 Giovanni I venne nominato Vicerè e, nel 1436, Marchese facendo sì che la Conteadivenisse Marchesato. Successivamente, trasferendo la capitale dello “Stato” delle Madonie a Castelbuono, Geraci perse il ruolo politico-amministrativo di cui aveva goduto in passato, continuando, però, ad essere il centro del potere economico. A partire dalla seconda metà del ‘400 i Ventimiglia cominciarono ad avere problemi finanziari che li portarono, nella seconda metà del XVI sec,. alla vendita di molti feudi e al conseguente declino che segnò, anche, quello di Geraci che, nel 1798, entrò a far parte della diocesi di Nicosia e, in seguito, di quella di Cefalù.

Geraci Siculo

Luoghi d’interesse

I Luoghi di maggiore attrazione sono i Ruderi del Castello; la duecentesca Cappella Palatina che contiene il pregevole dipinto olio su tela dello “Zoppo di Gangi” raffigurante la natività; la trecentesca Chiesa Madre dedicata a S. M. Maggiore che conserva raffinate sculture gaginiane; il seicentesco coro ligneo di Antonino de Occurre da Mistretta; l’olio su tela di Jacopo da Empoli raffigurante l’Annunciazione e lo splendido Tesoro dei Ventimiglia contenuto nella cripta della Chiesa; la chiesa di Santo Stefano, singolare esempio di costruzione a pianta ellittica che, caratterizzata da un’austera fabbrica in pietra locale i cui interni sono riconducibili ad una architettura tardo-Barocca, conserva la cinquecentesca statua lignea e un olio su tela dello Zoppo di Gangi raffiguranti entrambi Santo Stefano; il “Salto dei Ventimiglia“, suggestivo affaccio panoramico in ricordo dell’avvenimento che in quel punto, secondo la tradizione storiografica basata sugli scritti del Fazello e di Michele da Piazza, avvenne nel 1338 e vide Francesco Ventimiglia, pur di sfuggire alla cattura delle truppe regie di Pietro II d’Aragona, lanciarsi nel vuoto con il cavallo e precipitare nel profondissimo dirupo sottostante.

Continuiamo con la Chiesa di S. Maria La Porta, costruzione quattrocentesca che conserva la scultura della Madonna della Porta di Antonello Gagini, la cinquecentesca Cona marmorea policroma, il Crocifisso ligneo di ignoto intagliatore siciliano di epoca settecentesca e un affresco bizantineggiante raffigurante la Madonna con il bambino; la Chiesa di San Bartolomeo patrono di Geraci già sepolcreto dei Ventimiglia al cui interno è possibile ammirare lo splendido trittico polittico marmoreo di età cinquecentesca attribuito alla famiglia del Gagini.

Come arrivare a Geraci Siculo
Il Comune, che dista circa 120 Km dal Capoluogo siciliano, è
attraversato dalla strada SS 286, che unisce la SS 113, litoranea PA-ME, con la SS120 (PA-CT). E’ raggiungibile sia dalla costa che dall’entroterra. Si trova ad appena 37 Km dal mare, Stazione Ferroviaria di Castelbuono, e a 50 Km da Cefalù. Prossimo alla stazione sciistica di Piano Battaglia, è un posto ideale per abbinare il turismo mare-monti. Provenendo da Castelbuono, dopo aver attraversato il bosco Sugheri in località Affacciata, appare un’immagine pittoresca di un “grumo di case” dominate dalle guglie dei ruderi del Castello. I Ruderi del Castello ai visitatori che giungono dal lato opposto, percorrendo la SS 286, appare in tutta la sua maestosità, poggiato con forza sull’antica e famosa “Rocca” che fu dei Bizantini, degli Arabi, ed infine dei Ventimiglia.

Viva i Comuni Fioriti Siciliani e Geraci Siculo, orgoglio della nostra isola.

[Le foto sono di www.hyeracijproject.it]

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