Gli strateghi della politica nostrana candidano il ministro Provenzano al Comune di Palermo e alla Regione. Alto il rischio di una batosta :ilSicilia.it
Palermo

IN VISTA DELLE FUTURE AMMINISTRATIVE IN SICILIA

Gli strateghi della politica nostrana candidano il ministro Provenzano al Comune di Palermo e alla Regione. Alto il rischio di una batosta

di
23 Ottobre 2020

Anche se le elezioni regionali si svolgeranno nell’autunno del 2022, non mancano i cosiddetti strateghi che cominciano ad immaginare scenari politici apocalittici. E tanto immaginano che finiscono per crederci realmente. Ipotizzare ciò che potrà accadere tra due anni, mi sembra un vero e proprio azzardo. Anche perché prima si voterà in alcuni importanti capoluoghi di provincia, con in testa Palermo. Proprio nel capoluogo siciliano si giocherà la partita più importante, non potendosi più ricandidare Leoluca Orlando. Una fortuna per il sindaco il limite dei due mandati consecutivi, sono convinto che se potesse ricandidarsi, questa volta, subirebbe una sonora bocciatura.

Quasi quasi mi viene da suggerire ai deputati dell’Ars di approvare una mini-riforma della legge elettorale per consentire il terzo mandato consecutivo. Vorrei vedere se Orlando avrebbe l’arroganza di volersi ricandidare o se, invece, fiutata l’aria che tira, non si tirerebbe indietro. Chi lo conosce mi garantisce che il suo smisurato ego non lo farebbe indietreggiare, confidando nell’affetto dei palermitani che difficilmente, però, lo rieleggerebbero. Ma l’Ars non voterà una legge sul terzo mandato consecutivo e Leoluca Orlando non avrà bisogno di sfidare la sorte. Il male peggiore è che questo sindaco rimarrà alla guida della città per un altro anno e mezzo.

Le elezioni amministrative si terranno nella primavera del 2022. Chi potrebbe succedere ad Orlando? Certamente, né Fabio GiambroneGiusto Catania, che se le sono date di santa ragione per accaparrarsi il ruolo di delfino. Si dice che il Partito democratico vorrebbe fare scendere in campo il giovane ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, anche per trasmettere la netta sensazione di un cambio non solo generazionale, ma epocale. Altri, ma non si sa che voce abbiano in capitolo, vorrebbero invece usare il ministro Provenzano per cacciare via da Palazzo d’Orleans, Nello Musumeci.

Non mi convince nessuna di queste ipotesi. Guardatelo bene questo giovane ministro: immaginatelo con la barbetta un po’ più lunga, capelli scompigliati, corna e coda. Non è il mio ritratto, ma la somiglianza c’è. Vi sembra che uno così si accontenti di fare il sindaco di Palermo o il presidente della Regione siciliana? Per nulla. Se proprio devo continuare a fare politica, si sarà detto, per prima cosa devo conquistare la segreteria del Pd e, poi, tentare il grande salto verso la presidenza del Consiglio dei ministri. Questo è parlare da ambiziosi. Del resto, dico io, se Luigi Di Maio è riuscito a scalare la poltrona di ministro degli Esteri, senza avere mai studiato, perché non dovrebbe puntare alla presidenza del Consiglio, Giuseppe Provenzano, che ha conseguito a Pisa una laurea in Giurisprudenza ed ha fatto un dottorato alla Scuola superiore San’Anna? Ma attenzione a montarsi la testa, perché c’è il rischio di atrofizzare l’ego e fare la stessa fine di Leoluca Orlando.

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