Gocce di anatomia: piastrine e piastrinopenia post-vaccino, tra dubbi e certezze :ilSicilia.it
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la rubrica di Francesco Cappello

Gocce di anatomia: piastrine e piastrinopenia post-vaccino, tra dubbi e certezze

di
12 Aprile 2021

Cari Lettori,
il caso di eventi di trombosi (seppur rarissimi), verificatasi in soggetti che avevano avuto somministrata la prima dose di vaccino contro il virus SARS-CoV2 nelle settimane precedenti, ha determinato un grande clamore mediatico e una diffusa preoccupazione nella popolazione, oltre ad aver spinto la comunità scientifica internazionale e gli enti sanitari preposti a investigare sulle potenziali relazioni di causa-effetto. Al contempo, i riflettori sono stati puntati su uno degli elementi corpuscolati del sangue, le piastrine, su cui faremo oggi un breve approfondimento.

Cominciamo col precisare che il sangue è un tessuto. I tessuti che formano il nostro corpo sono classicamente suddivisi in quattro raggruppamenti (epiteliale, connettivale o trofomeccanico, muscolare e nervoso), ciascuno dei quali ulteriormente sottoclassificato in vari tipi. Oggi, per brevità, ci soffermeremo solo su uno di essi.

Il sangue appartiene al tessuto connettivo, di cui distinguiamo tre tipologie: propriamente detto, di sostegno e liquido. Tra i tessuti connettivi liquidi, oltre al sangue troviamo la linfa, di cui abbiamo già detto in qualche precedente puntata (https://sanitainsicilia.it/gocce-anatomia-falsi-scoop-problemi-delletica-dei- finanziamenti-nella-ricerca-scientifica_408096/; https://www.ilsicilia.it/gocce-di-anatomia-vaccino-e-linfonodi-ascellari-un-approfondimento-anatomico/).

Il sangue, come gli altri tessuti connettivi, è costituito da cellule (parte corpuscolata) e da una matrice intercellulare, quest’ultima detta plasma, costituito per oltre il 90% da acqua e per il resto da soluti quali proteine, glucosio, lipidi, ormoni, sali minerali, vari fattori del metabolismo cellulare, quali ossigeno, anidride carbonica, urea, etc. Tra le numerose proteine vi sono alcuni fattori della coagulazione, tra cui il fibrinogeno, la protrombina e altri.

Per quanto riguarda la parte corpuscolata, essa rappresenta circa il 45% del volume totale del sangue, di cui il 44% sono i globuli rossi (o eritrociti) mentre il restante 1% è costituito dall’insieme dei globuli bianchi (o leucociti) e delle piastrine. Su queste ultime aggiungeremo adesso alcune informazioni, lasciando ulteriori approfondimenti alla curiosità dei Lettori.

Le piastrine (dette anche trombociti) non sono delle vere e proprie cellule ma dei frammenti di esse, rilasciati da una voluminosa cellula che risiede, prevalentemente, nel midollo osseo, e in minima parte anche nel polmone, ossia il megacariocita. Queste cellule, raggiunta la loro piena maturità differenziativa, si frammentano rilasciando questi elementi aventi piccole dimensioni (circa un decimo di un eritrocita o di un leucocita) ma non per questo essendo meno importanti, visto che intervengono in un processo fisiologico di vitale importanza, quale l’emostasi, ossia l’arresto delle emorragie che possono verificarsi a seguito di una lesione della parete di un vaso ematico.

Volendo dare un po’ di numeri, in un millilitro di sangue sono normalmente presenti dalle 150.000 alle 400.000 piastrine, la loro vita media è di circa 10 giorni (contro i circa 120 degli eritrociti) e ogni giorno vengono prodotte poco meno di 50.000 piastrine per millilitro di sangue ma in caso di necessità tale sintesi può aumentare fino a 6-10 volte. La loro composizione è molto complessa, essendo caratteristicamente ricche di granuli contenenti proteine utili per la coagulazione del sangue, ma non solo. Tra le sostanze che le piastrine trasportano, ad esempio, vi è la serotonina e questo ne ha determinato un grande interesse per alcune patologie neuropsichiatriche.

A seguito della lesione della parete di un vaso, le piastrine aderiscono al punto di rottura frammentandosi e rilasciando il loro contenuto. Questo favorisce la trasformazione del fibrinogeno in fibrina e altri eventi biochimici che portano alla formazione di un “tappo”, ossia un coagulo, che ferma l’emorragia e dà tempo e modo alle cellule “sane” del vaso lesionato di riprodursi e riparare il danno, rigenerando e rimodellando nel suo complesso la parete del vaso sede della lesione. Una volta che il vaso si è riparato, il coagulo si riassorbe spontaneamente e scompare.

In un numero molto esiguo di soggetti che hanno avuto somministrato il vaccino contro il virus che causa la COVID-19 sono stati riscontrati, alcuni giorni dopo la somministrazione dello stesso livelli insolitamente bassi di piastrine, ossia una condizione clinica nota col nome di “piastrinopenia”. A ciò si aggiunga che, in un numero ancor più ridotto di individui, si sono verificati casi di trombosi venose (fenomeno di cui abbiamo già discusso in una recente puntata di questa rubrica: https://sanitainsicilia.it/gocce-anatomia- endotelio-trombosi-un-approfondimento-anatomico_409512/).

La causa di tutto ciò non è ancora nota ma l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha recentemente diramato un comunicato nel quale ha informato che la piastrinopenia e la trombosi devono essere annoverati tra gli “effetti indesiderati molto rari” del vaccino Vaxzevria (precedentemente denominato “Vaccino COVID-19 AstraZeneca”), precisando tuttavia che il rapporto rischio-beneficio complessivo rimane comunque positivo.

Al netto degli evidenti vantaggi offerti dalla vaccinazione col Vaxzevria (i dati della Gran Bretagna sono chiarissimi a riguardo, con una riduzione da una media di 60.000 a 3.000 casi di contagio giornaliero e un netto calo dei decessi quotidiani da circa 1.200 a 30 soggetti, in soli tre mesi di vaccinazione), ulteriori studi sono in corso per verificare se analoghi fenomeni si verificano anche a seguito della somministrazione di altri vaccini, oltre che per determinarne le cause molecolari di tale piastrinopenia e per ricercare eventuali marcatori biologici che possano preventivamente portare il medico a considerare una categoria di soggetti come “maggiormente a rischio”, indirizzandoli verso la scelta di un’altra tipologia di vaccino. Prevediamo quindi che a breve la ricerca scientifica ci darà nuovi elementi per comprendere la fisiopatologia di questi fenomeni, e noi saremo qui a raccontarveli – come sempre – dalla nostra prospettiva anatomica.

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