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Governo, c’è l’intesa fra Pd e 5Stelle: Conte favorevole al voto su Rousseau

28 Agosto 2019

C’è l’intesa di massima tra M5s e Pd per la formazione di un nuovo governo, anche se restano ancora alcuni nodi: fra questi, da chiarire il ruolo di Luigi Di Maio che rivendica il ruolo di vicepremier e il voto sulla piattaforma Rousseau da parte del Movimento Cinque Stelle.

Su questo secondo punto il Pd avrebbe fatto sapere che non un problema suo, mentre Giuseppe Conte ha detto che è favorevole che il tutto passi dalla rete e dal voto su Rousseau, la piattaforma gestita dalla Casaleggio & Associati.  In tal caso potrebbe accettare con riserva l’incarico che gli verrà conferito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in attesa che il popolo del web grillino si esprima. E’ terminata, intanto, la direzione del Partito democratico che ha dato mandato al segretario Zingaretti a dare la disponibilità nelle consultazioni a verificare le possibilità di un nuovo governo con un mandato esplorativo.

LA DIREZIONE PD – La direzione del Pd ha dato mandato a Zingaretti a dare la disponibilità nelle consultazioni a verificare le possibilità di un nuovo governo con un mandato esplorativo. Tutti i componenti della direzione hanno votato a favore della relazione del segretario, tranne – a quanto si apprende – il senatore Matteo Richetti che ha detto no. “Non c’è un problema Di Maio, ma di struttura di governo. Se c’è un premier del Movimento 5 stelle è giusto che ci sia un vicepremier del Pd”, spiega Andrea Orlando. Preoccupa il voto sulla piattaforma Rousseau: “Se dovesse entrare in conflitto con la Costituzione – aggiunge Orlando – e incidere sulle decisioni del capo dello Stato sarebbe inaccettabile. Se è uno strumento di decisione interna è un altro discorso”.  Il percorso avviato in questi giorni “era e rimane difficile. E’ una sfida. Se siamo in grado di portare fino in fondo questo percorso è perché abbiamo portato avanti due elementi: spirito unitario e schiena dritta”, avrebbe detto il segretario Pd Nicola Zingaretti.

CALENDA: CON L’ACCORDO CON M5S, VIA DAL PD – “Sarò coerente, dal primo giorno in cui mi sono iscritto al Pd ho detto che non sarei rimasto se ci fosse stato un accordo con i 5 stelle”, afferma l’europarlamentare del Pd Carlo Calenda aggiungendo: “Lavorerò per costruire una casa per chi non si sente rappresentato”.

LE CONSULTAZIONI – In corso al Quirinale la seconda giornata di consultazioni.

 Meloni, al voto o è un inganno  – “Abbiamo ribadito la nostra posizione chiara e semplice. Per noi l’unico o sbocco possibile è lo scioglimento immediato delle Camere ed il ritorno alle urne. Abbiamo chiesto a Mattarella di valutarlo anche nel caso in cui M5S e Pd confermassero la loro volontà di procedere verso il ‘patto della poltrona’, che è un inganno”. Lo dice Giorgia Meloni di Fdi. “Scenderemo in piazza se questo governo dovesse nascere: a piazza Montecitorio il giorno della fiducia”. Lo dice Giorgia Meloni di Fdi invitando “anche i delusi dei partiti che fanno il contrario di quello che avevano promesso. Noi siamo dalla parte della democrazia”.

Leu, disponibili ma governo sia di svolta – “Abbiamo confermato la nostra disponibilità a verificare le condizioni per dare vita a un nuovo governo di svolta. Non abbiamo posto nessun veto nè pregiudiziale sui nomi”. Lo dice al Quirinale Federico Fornaro, capogruppo di Leu.

Si è detta disponibile al governo anche l’ex ministro Beatrice Lorenzin (ex Forza Italia, ex Ncd)

Unterberger, nasca governo moderato – “Ci auguriamo che nasca un nuovo governo con una forte inclinazione europeista, una attenzione particolare per le minoranze linguistiche e le regioni a statuto speciale, con una parte significante di moderati”. Lo ha detto al Quirinale Julia Unterberger, presidente del gruppo per le Autonomie al Senato. “Ho anche sottoposto la mia preoccupazione per il fatto che si parli solo di ministri maschi: l’Italia oggi dovrebbe avere una quota rappresentativa di donne nel nuovo governo”.

Svp, per ora astensione poi vedremo – “Alla fiducia ci asterremo e poi ci regoleremo di volta in volta: non diamo la fiducia in partenza al governo non escludendo la possibilità di un appoggio esterno senza poltrone”. Lo dice al Quirinale il rappresentante della SVP nel gruppo per le Autonomie al Senato.

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