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Governo regionale ko e Sicilia al palo. Una Caporetto annunciata ma ora basta

7 Novembre 2019

Un’inutile leggina sui vitalizi degli ex parlamentari viene varata dall’apposita commissione dell’Ars, un provvedimento (il taglio dei vitalizi in tutte le sue varianti) buono solo per qualche titolo sui giornali e per spegnere demagogiche prese di posizione, ma che non ha alcun effetto sulla vita reale dei Siciliani. E nel frattempo, in Aula si consuma la Caporetto del governo Musumeci sulla riforma dei sistema dei rifiuti in Sicilia, quello sì un tema su cui l’Isola non può più rinviare, anche solo per il fatto che un riordino della materia si impone in una regione nella quale le principali città sono sommerse dai sacchetti di immondizia.

Articolo principale della riforma bocciato e palla al centro. Ecco, laddove la politica avrebbe dovuto mostrare responsabilità, invece, è andata in scena la farsa di un voto d’Aula, dal quale è emerso plasticamente quello che tutti sanno, che il governo regionale guidato da Nello Musumeci non ha maggioranza e che l’opposizione preferisce arroccarsi sulle proprie posizioni piuttosto che venire in soccorso a un esecutivo in difficoltà. Sia chiaro, la colpa della sconfitta di Musumeci nell’Aula di Palazzo dei Normanni non può certo essere addebitata a Lupo del Pd, a Giampiero Trizzino coi suoi deputati 5 Stelle o al “novello Torquemada” Claudio Fava. Loro dagli scranni dell’opposizione – piaccia o meno – fanno la propria parte, sia pure a senso unico. Se dito deve essere puntato, allora è necessario che si guardi a quel che resta di un centrodestra che ancora pretende di esistere in Sicilia.

Fin dal primo giorno dal suo insediamento si sapeva che l’esecutivo Musumeci non godeva di una solida maggioranza, motivo per cui in questi quasi due anni di legislatura si è spesso salvato in corner, grazie ai voti insperati di “Sicilia futura”. Ora che i deputati di questo gruppo pare stiano guardando a Renzi come novello salvatore della patria (a ciascuno il suo), si pone una questione non più differibile: o il centrodestra ritrova una propria unità ricercando in qualche modo numeri in Aula e mettendo uno stop al fenomeno (triste) dei franchi tiratori, oppure non resta che prendere atto della mancanza di una maggioranza, con le conseguenti determinazioni da adottare.

Tornare al voto? Non è un’opzione da escludere a questo punto, anche se probabilmente nessun deputato regionale – con il suo stipendio non proprio da fame – oserebbe pronunciare adesso la temuta parolina magica. Probabilmente, però, una volta esitata – non si sa come – la riforma sui rifiuti, sarebbe opportuno mettere mano alla legge elettorale regionale, in modo da garantire che la coalizione che prende un voto in più possa ottenere anche il premio di maggioranza e avere così i numeri per governare. Sarebbe un modo per liberare la Sicilia da tristi teatrini come quelli che periodicamente vanno in scena nell’Aula parlamentare, dove i primi nemici del governo sono il più delle volte proprio deputati eletti nella medesima coalizione.

Le forze che sostengono il governo cerchino o ritrovino le motivazioni forti che le tengono insieme. Sarebbe un bene per la Sicilia, ma se questo non fosse possibile, così non si può più governare e allora si prenda atto di questo e si vada a votare con una nuova legge da approvare rapidamente. Le chiacchiere da corridoio e gli slogan da sala stampa stanno a zero. I Siciliani meritano di più. 

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