19 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 20.22

Il leader di Liberi e Uguali

Grasso: “Emergenza acqua e rifiuti viola leggi e direttive Ue. Palazzo Chigi non ha dato fondi alla Sicilia”

12 Febbraio 2018

“L’emergenza porta alla violazioni delle leggi regionali, nazionali e delle direttive Ue“. Così il leader di LeU, Pietro Grasso, parlando dell’emergenza rifiuti e acqua decretata da Palazzo Chigi per la Sicilia e la città di Palermo. Grasso sottolinea che “il provvedimento del governo non assegna risorse alla Sicilia per affrontare questa emergenza.

In vent’anni 20 miliardi per i rifiuti dove sono finiti? Buona parte per creare nuove discariche. L’emergenza sotto i due governi Cuffaro, quello Lombardo e quello Crocetta ha portato ad un aumento della vasche dove mettere i rifiuti. E ora con la nuova emergenza che si vuole fare? La settima vasca nella discarica di Bellolampo, a Palermo”.

“Sul tema della sicurezza non prendo lezioni da nessuno: né da Salvini, né da Renzi. Ho fatto per 43 anni il magistrato – ha aggiunto – so cosa significa gestione della sicurezza dei cittadini”.

“Il M5s è in una fase di mutazione genetica, tende a rassicurare chiunque”. Pietro Grasso, in conferenza stampa a Palermo assieme al parlamentare Claudio Fava, rispondendo ai cronisti su possibili alleanze con i Cinquestelle“Da presidente del Senato – ha detto Grasso – ho verificato le posizioni ondivaghe del M5s sulle unioni civili, sullo Ius soli, su euro sì euro no. Non c’è chiarezza”.

Confidiamo sui delusi del Pd, su coloro che si astengono nella speranza che si sveglino dal torpore e partecipino alle elezioni e su quella parte di elettori dei Cinque Stelle di sinistra che, indignati, hanno aderito alla protesta votando per il M5S. Il nostro è un progetto valido per poter ricostruire la sinistra. Ho già in animo di convocare il Consiglio di presidenza del Senato per attuare, se ci sono le condizioni, ancora una volta il tetto agli stipendi per il personale”.

Poi Grasso ha spiegato il retroscena sul suo rifiuto di candidarsi alle Regionali: “Quando il Pd mi ha proposto di candidarmi a governatore della Sicilia c’erano due appuntamenti molto importanti come l’approvazione della legge elettorale e della legge di bilancio, senza la quale rischiavamo l’esercizio provvisorio che avrebbe messo il Paese in una condizione di instabilità. Per questo ho ritenuto di portare fino in fondo questo mio impegno. Allora non avevo alcuna intenzione di mettermi alla guida di un progetto politico – ha continuato -. Non c’era assolutamente questa idea. La mia decisione di uscire dal gruppo del Pd è avvenuta dopo una serie di eventi che sono maturati nel tempo. Attraverso la mia funzione di presidente del Senato ho collaborato affinché la maggioranza avesse il suo diritto di approvare le leggi e l’opposizione quello di intervenire ma ovviamente potevano anche passare leggi che non mi vedevano concorde, come il Jobs Act o la legge sulla Buona Scuola. Non parlo della legge costituzionale perchè mi sembra evidente. Si arriva cosi’ alla legge elettorale, che ha provocato un’esigenza interiore di distacco. Pensavo che questa esigenza interiore non provocasse quello che invece ho ritenuto di dover fare, cioè un atto politico: dopo oltre 40 anni di magistratura e cinque anni di presidenza del Senato ho compiuto il mio primo atto politico, che prima non avevo mai potuto fare. Vedere un Paese deluso, stanco e affaticato mi ha spinto ad accettare la proposta di guidare questo progetto politico. Partendo da valori e principi della sinistra, connaturati in quelle che da sempre erano le mie idee – ha concluso -, ho pensato di portare un ulteriore apporto a questo progetto, con le mie idee sulla legalità e sulla sicurezza”.

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