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Siracusa

Il jihadista raggiunto da due colpi. Uno mortale al costato

“Ha estratto la pistola dallo zaino ci ha gridato bastardi e ha sparato”, ecco il racconto dei poliziotti

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23 Dicembre 2016

Contro Anis Amri “sono stati esplosi due colpi“. Il terrorista “è stato raggiunto al costato da un colpo”, risultato mortale. E’ questa la prima ricostruzione fornita dalla questura di Milano, Antonio de Iesu. Il dirigente della polizia  non ha voluto spiegare la presenza di Anis Amri a Sesto San Giovanni. La domanda rimane per ora senza risposta. Si indaga: “Data la delicatezza dell’operazione, ci sono aspetti investigativi che non possiamo condividere” ha spiegato il questore. A Sesto  Amri era da solo e non ci sono altre persone sfuggite ai controlli. sesto-san-giovanni

In tempo  reale, Luca Scatà e Christian Movio hanno presentato il loro rapporto sullo scontro a fuoco di questa notte a Sesto San Giovanni nel quale è rimasto ucciso il tunisino Anis Amri. E’ una ricostruzione dettagliata, fornita dagli stessi agenti di polizia protagonisti dell’azione. Ecco il verbale: “L’agente scelto Christian Movio e l’agente in prova Luca Scatà,  si trovavano a bordo della volante ‘AlfaSesto’, quando intorno alle 3, nel corso della propria ordinaria attività, sottoponevano a controllo uno straniersesto-san-giovanni-4o appiedato nei pressi della stazione ferroviaria“. Secondo il verbale ,”L’uomo, alla richiesta di esibire un documento d’identità, estraeva da uno zaino una pistola calibro 22 ed attingeva l’agente scelto Movio, il quale, per l’accaduto, riportava una ferita alla spalla“. La polizia, prosegue il rapporto, “rispondeva al fuoco e lo straniero veniva attinto al petto e moriva“. Nell’immediatezza dell’evento non erano stati fatti collegamenti con il tunisino ricercato per l’azione di Berlino. Il verbale si conclude riferendo che “il soggetto è sprovvisto di documenti e non risulta nell’immediatezza identificabile“.

Amri era considerato pericolosissimo e proobabilmente “avrebbe potuto colpire ancora”, racconta il Questore di Milano. Prima di sparare non avrebbe gridato “Allah Akbar” ma un più semplicemente volgare “poliziotti bastardi”, come conferma il questore di Milano.

Intanto gli uomini della Digos, coordinati da Alberto Nobili, il responsabile dell’antiterrorismo milanese, stanno ricostruendo il viaggio di Amri, che dalla cittadina francese di Chambery, in Alta Savoia, è arrivato alla stazione Centrale di Milano attorno all’una di notte. Poi non si sa se a piedi o con altri mezzi ha raggiunto Sesto San Giovanni, Qui, in piazza Primo Maggio, dove si trova la fermata della metropolitana e anche una stazione dei treni delle Ferrovie dello Stato, il tunisino fermato per un controllo, ha estratto una pistola dal suo zaino, ha sparato e poi, dopo le 3.15, è stato ucciso dagli agenti della polizia. Nello zaino aveva i biglietti del treno usati e l’arma. Inquirenti e investigatori stanno indagando per capire il motivo per cui il killer di Berlino si sia recato a Sesto san Giovanni. Una delle ipotesi al vaglio è che cercasse appoggio o avesse coperture da parte di qualche esponente della comunità islamica ben radicata nel centro alle porte di Milano.

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