"Hanno trasformato il ricordo della Strage di Falcone nel Festino S. Rosalia", l'accusa di Fava :ilSicilia.it
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“Hanno trasformato il ricordo della Strage di Falcone nel Festino S. Rosalia”, l’accusa di Fava

22 Maggio 2019

“Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia. Al posto dei vescovi e dei turibolanti che spargono incenso, domani ci saranno i ministri romani, gli unici che avranno titolo per parlare (con la loro brava diretta televisiva) e per spiegarci come si combatte cosa nostra. Cioè verranno loro, da Roma, per spiegarlo a noi siciliani, a chi da mezzo secolo si scortica l’anima e si piaga le ginocchia nel tentativo di liberarsi dalle mafie”.

Lo scrive in un lungo post su Facebook il presidente della commissione regionale antimafia, Claudio Fava, che annuncia che domani non andrà a ricordare Giovanni Falcone nell’aula bunker di Palermo. Preferisco andare a Capaci, nel luogo in cui tutto accadde, preferisco stare assieme a chi non ama le messe cantate sui morti”.

Fava andrà dunque alla casina “No Mafia”, da dove sarebbe stato premuto il telecomando che ha provocato l’esplosione del tritolo, alla contro manifestazione organizzata da Arci e Anpi.

“Se fossi io la Fondazione Falcone – aggiunge – avrei invitato i signori ministri nell’aula bunker di Palermo per ascoltare il procuratore generale di Palermo, il direttore del centro Impastato, il presidente della fondazione La Torre, il procuratore di Agrigento, il sindaco di Palermo, il portavoce della cooperativa Placido Rizzotto che si occupa da 20 anni dei beni confiscati ai corleonesi, un paio di giornalisti che di mafia ne scrivono ogni giorno da un quarto di secolo, il presidente di Libera, quello di Addio Pizzo e magari anche il sottoscritto, per spiegare alle autorità romane quello che abbiamo imparato sulle antimafie di latta, sugli amici innominabili del cavaliere Montante a Roma e altrove, sul codazzo di senatori, nani, false vittime e ballerine che agitano la scena siciliana da molto tempo. 

Ma così non sarà. Pazienza. Io – conclude – domani vado a Capaci.”.

 

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Cultura
di Renzo Botindari

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