18 dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento alle 20.04
caronte manchette
caronte manchette

Un'Antigone dei tempi moderni

Helle Busacca, la poetessa di San Piero Patti con la sofferenza per compagna

3 dicembre 2018

La protagonista della nostra storia è la poetessa Helle Busacca che, nata nel 1915 in un’agiata famiglia di San Piero Patti e vissuta in Sicilia fino all’età di sette anni, si trasferisce a Bergamo per, poi, spostarsi a Milano dove prenderà la laurea in Lettere Classiche presso la Regia Università, votandosi all’insegnamento e, soprattutto, alla poesia.

La sua vita sarà condizionata, sin da molto giovane, da eventi tragici, quali la morte della madre e l’abbandono del padre per sposare una donna molto più giovane di lui; ma il dolore più straziante, che travolgerà e stravolgerà la sua vita, sarà il suicidio dell’amato fratello Aldo, nell’estate del 1965, che spegnerà i suoi ultimi barlumi di speranza. A lui, ingegnere tessile di fama internazionale, che rinuncia al quotidiano perché vittima di un calvario accademico e di una società per nulla meritocratica, a quell’unico fratello, un po’ figlio, Helle dedicherà la sua opera più celebre e dolorosa, ” I Quanti del Suicidio “, che la consacra “Antigone dei tempi moderni“, grandissima “poetessa” tragica, oltre che narratrice e pittrice, in cui anche la lirica, la più personale, si trasforma in «un atto di fede sociale”.

«Ed io non posso maledire morte/ se tu l’hai scelta/ e, pur dubbiosa, in lei soltanto guardo/ se mi ti renda in qualche modo. Tanto/ scialbo e infantile il mio sogno di allora, / poter partire sull’eterea nave/ che ci traesse sulle nebulose/ cercando…».

helle_busacca

Questa donna schiva, per alcuni versi ultra moderna e per altri pervasa dal sapore senza tempo della sua Sicilia, con la scomparsa di Aldo, vira la sua poetica, con “I Quanti del Suicidio“, verso un percorso in cui mostra la sua voce più tragica, il volto straziato di chi ha subito un danno, ma sa di poter sopravvivere, anche se accompagnata, sempre e per sempre, da una rabbia a volte violenta e altre malinconica. Un’ira funesta, la sua, che la erge a eroina greca che, sprofondata negli abissi infernali dell’esistenza, grazie ai suoi versi, elaboratori e laboratori del suo grave lutto, sopravvive a un destino troppo amaro in cui dominano i colori plumbei del cielo e la mancanza di un amore, il solo che avrebbe potuto lenire tutto quel dolore e quella straziante solitudine.

Guardandone il volto, dai lineamenti classici, si colgono il tormento e l’angoscia del vivere; leggendola si viene graffiati e accarezzati dal suo lamento. Helle, nei suoi componimenti, ri-vela un dolore privato e devastante in cui declina rabbia e consolazione, nostalgia e speranza ma, nonostante racconti dì sé e del suo vissuto, non è mai così soggettiva, come lei stessa afferma e, anzi, quanto più appare tale, tanto più è «la sintesi di una inter-azione […], la risultante necessaria, che non può essere se non quella, dell’incrociarsi di tutti i fili che compongono il nostro mondo».

helle_busacca

Una donna irraggiungibile, una bellezza altera da cinematografo, ma pervasa di tenera umanità che Montale, nel 1956, incastonò in una delle sue prose di Farfalla di Dinard, dal titolo «La busacca» dove, con la sua raffinata ironia, la rende misterioso uccello, unico nella sua specie, che non si lascia predare, «un rapace più grosso del falco e meno dell’aquila provvisto di solide ali non tanto grandi da consentirgli di spiccare il volo da terra… un demone imprendibile, tardigrado e scaltro, coriaceo e a prova di pallettoni», sempre in fuga verso altri orizzonti. Dirà Montale: “Con il suo battere d’ali, la Busacca smuoveva le acque stagnanti dei laghi“. Nel giro di due mesi, nel luglio del ‘65 a Milano e nell’agosto del ’70 a Creta, si compone il canzoniere del dolore “La Trilogia dei quanti” che vede ne «I quanti del suicidio”, la raccolta poetica più intensa , seguita da «I quanti del karma» e «Niente poesia da Babele», formato da ben 149 componimenti lunghi che sono un viaggio di struggente bellezza.

Il libro è una sorta di memoriale sulle tracce del fratello, vittima sacrificale di un sistema violento, quello accademico e lavorativo, in cui la sopravvivenza si lega alla furbizia e al sopruso, dove gli ingenui sono falciati come l’erba: «non si può essere buoni/ questo vocabolo da teatrino/ di sagrestia di paese/ la furia sola è che resta/ poter scardinare le porte/ di quelli che scialano fra i carrelli grevi». Le chiederanno: «Aldo? com’era?» e lei risponderà: «Era l’Uomo. E l’Uomo era meraviglioso. / Quando lui c’era c’era anche Dio». La critica accolse il volume in modo entusiasta, Anceschi la accostò a Pound e a Eliot; Carlo Bo individuò nei suoi versi «contestatari violenti, pieni di vivide immagini», la capacità di sollevare «i più vivi e reali problemi della vita odierna in tutta la loro pungente acutezza».

Nel 1972, Helle fece stampare “I quanti del suicidio” presso una tipografia romana; la scelta dell’autopubblicazione si legava alla sua ferrea volontà di non finire nel «sottobosco editoriale» e di non svendere un’opera sentita come propria, che doveva lasciare traccia. Un grande talento, il suo, plaudito dal già citato Carlo Bo, da Mario Luzi e Vittorio Sereni, per citarne alcuni, che ne apprezzarono l’originalità e la incisività, frutto della testimonianza di un dramma personale e di un destino tragico. Le sue variazioni di registro, che muovono dalla cruda violenza verbale a vette di astratto e pacato lirismo, a tratti appaiono un “messaggio verso le stelle”. A questa vibrante poetessa nostrana Sibilla Aleramo dedicò un ritratto grafico.

Il Fondo Helle Busacca, depositato presso l’Archivio di Stato di Firenze nell’estate del 1999, è stato sottoposto a inventariazione e sistemazione a partire dal 2000. Nel 2005, con l’ampliamento della documentazione preesistente, grazie alle donazioni Pellegrini, Barbantini e Luzi, si è reso necessario il riordinamento del materiale a cura di Maria Giovanna De Simone. Le sue carte contengono corrispondenza, bozze e prime stesure di opere pubblicate, nonché numerosi manoscritti inediti che ne rivelano il mondo.

helle_busacca

Nel dicembre 2015, in occasione di un convegno sul centenario della nascita,  San Piero Patti ha omaggiato questa sua grande figlia, intitolandole la Biblioteca Comunale e, con una targa, il Largo posto tra l’Istituto comprensivo sampietrino e la Villa Falcone Borsellino, alla presenza degli alunni, dell’intero corpo docente e della cittadinanza tutta. [Foto www.sanpieropatti24.it]

La poetessa, morta a Firenze il 15 gennaio del 1996, qualche anno prima aveva donato tutti i suoi libri alla Biblioteca di San Piero Patti e alla comunità che l’aveva vista bambina.

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