I 40 anni di politica di Orlando: ma le emergenze di Palermo sono vive e vegete :ilSicilia.it

La lunga carriera del primo cittadino

I 40 anni di politica di Orlando: ma le emergenze di Palermo sono vive e vegete

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29 Agosto 2020

Il sindaco Leoluca Orlando quest’anno festeggia 40 anni di attività politica. Di questi fanno parte a pieno titolo le 5 sindacature come primo cittadino di Palermo, compresa quella in corso, forse la più difficile. I critici sottolineano però come ad oggi diversi dei problemi del capoluogo siciliano siano vivi e vegeti e come sia una stranezza per chi governa da così tanto tempo non esserne venuto a capo.

Il professore è la cartina di tornasole di tutte le stagioni politiche di questa città e  anche delle sue problematiche sociali ed amministrative.

Classe 1947, Orlando inizia i suoi primi passi nelle fila della Dc. E’ stato consigliere giuridico del presidente della Regione Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia nel 1980, fratello dell’attuale Capo dello Stato Sergio.

Nel 1984 entra a far parte della giunta comunale, nominato assessore al Decentramento. L’anno dopo diventa sindaco e nel giro di pochi anni la sua coalizione si allarga anche a sinistra. Un democristiano a cui si avvicinano consensi socialmente e politicamente trasversali: dall’uomo del popolo all’aristocratico, dagli esponenti del Pci alle anime diverse della Democrazia cristiana.

In verità il nome completo del sindaco è Leoluca Orlando Cascio, il secondo cognome è ‘saltato’. Ma perché? Forse a causa delle dicerie sugli Am, tra i quali figurava anche il padre del sindaco, Salvatore. Gli Am nel dopoguerra erano i docenti nominati dal governo militare alleato, sui quali pesava la maldicenza di essere nominati perché sarebbero stati vicini ad ambienti mafiosi, quelli che avrebbero agevolato lo sbarco in Sicilia delle forze alleate. Supposizioni che non trovano riscontro nella realtà. Non è dato sapere con certezza il motivo di questa troncatura anagrafica, certo è che Orlando raramente – per usare un eufemismo – utilizza il suo nome completo.

Il sindaco è stato il vero ‘animale politico’ di questa città, a tratti camaleontico: la sua egemonia è tuttora comprovata dalla fascia tricolore che indossa, nell’ultima tornata, consecutivamente dal 2012. Ma la vita politica di Orlando non è stata tutta rose e fiori: è stata scandita anche da qualche scricchiolio, in particolare durante l’esperienza in corso. Come l’imbarazzo che a febbraio scorso deve aver suscitato nel primo cittadino e i suoi fedelissimi l’“inquietante contesto criminoso” tra dipendenti pubblici e professionisti e imprenditori per cui la “corruzione” era “una sorta di costo necessario dei rispettivi lavori”. Sono le parole del giudice per le indagini preliminari di Palermo che ha disposto gli arresti domiciliari per sette persone nell’inchiesta Giano Bifronte. Si tratterebbe, secondo gli inquirenti, di una storia di mazzette in cambio di concessioni edilizie, con un comitato d’affari che avrebbe visto la partecipazione di consiglieri comunali, funzionari del Comune, professionisti e imprenditori.

Ci sono poi vicende che periodicamente si presentano davanti agli occhi dei cittadini, come quella dei rifiuti: Bellolampo è ormai satura e tarda la costruzione della settima vasca. Rimane lo sfiancante dibattito su come disfarsi della spazzatura, tra chi predilige gli inceneritori e chi differenti forme di smaltimento sperimentate altrove. Un problema, quello dei rifiuti, per il quale il sindaco Orlando, nonostante la sua prolungata permanenza nella stanza dei bottoni della città, non è riuscito ancora a trovare una soluzione definitiva.

Il professore è il più longevo esponente della politica palermitana che però non è mai riuscito a individuare un successore, un erede politico (i maligni dicono che non l’abbia mai realmente cercato). L’ultimo papabile ‘delfino’ con la stessa passione politica di Orlando, Fabrizio Ferrandelli, oggi siede tra i banchi dell’opposizione a Palazzo delle Aquile. “Standogli accanto politicamente ho capito cosa non voglio essere“, ripete oggi Ferrandelli.

Orlando, dopo 40 anni di attività politica viene individuato molti suoi avversari a Palermo come il nuovo leader nazionale di una sinistra ultra-radical-chic, lontano, però, dai problemi della città: gli allagamenti, le strade, le borgate dimenticate, la disoccupazione, la mancanza di strutture sportive, lo spaccio di droga, la mafia, l’inefficienza dei servizi dei mezzi pubblici. Sono solo alcune delle tematiche che ad oggi attanagliano Palermo. I critici con il sindaco pongono una domanda: “Orlando che ha fatto in tutto questo tempo?”, e ricordano come nemmeno i morti abbiano pace in questa città.

Sono più di 400 ad oggi le salme che vengono stipate al cimitero dei Rotoli. Salme che sono “posteggiate” da gennaio lì dove si trova spazio alla bell’e meglio, sotto una pensilina o sotto un telone vicino alla chiesa. Centinaia di bare che non trovano una sepoltura. Uno scenario desolante. E numerosi sono i punti interrogativi che ci si possono porre davanti alle bare accatastate l’una sull’altra. A partire dai parametri igienico sanitari, sino ad arrivare alle date di deposito delle salme stesse: bare con su scritto: “gennaio o febbraio”, con i segni evidenti della calce per coprire le perdite, in piena pandemia in tutta Italia.

Insomma, nonostante la costante presenza di un sindaco, a Palermo restano alcuni dei problemi di sempre, che non soltanto non sembrano risolti, ma che col tempo, in certi casi, si sono anche aggravati: dalla carenza di manutenzione di tombini e strade che esplode puntuale in tutta la sua drammaticità in occasione di qualsiasi temporale, fino al tessuto produttivo della città, che come conseguenza porta alla fuga dei giovani diplomati e laureati che non trovano in città alcuno sbocco lavorativo o professionale.

Una storia, quella di Orlando, che ricalca in parallelo quella degli ultimi 40 anni di Palermo, nel bene e nel male. Da quale parte penda la bilancia, sta ai cittadini dirlo.

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