I Giganti Encelado, Tifeo e l'origine della Sicilia :ilSicilia.it

Penetrando nell'isola del mito

I Giganti Encelado, Tifeo e l’origine della Sicilia

14 Ottobre 2019

La Sicilia è terra del Mito e quello che vi racconteremo è come una superficie riflettente che ne rispecchia ben due, avendo per protagonisti i giganti Encelado e Tifeo (o Tifone), centrali nella nascita della nostra isola; ma andiamo per gradi.

Tempio-E-Selinunte-Atena-Encelado

Chi era Encelado?
Encelado, fratello maggiore dei giganti, decise di compiere la scalata al cielo per togliere il potere a Giove e comandare in sua vece, partecipando alla battaglia tra i Giganti e gli dei dell’Olimpo, nella “Gicantomachia dal Tempio E” di Selinunte si vede, infatti, Atena che colpisce Encelado. La mostruosa creatura aveva manacce grandi come piazze, barba incolta, sopracciglia folte e spesse come cespugli, una bocca che pareva una fornace, cosce dalla forma umana e, al posto degli arti inferiori, squamose code di serpenti, anche se questa descrizione non è sempre stata seguita alla lettera nelle rappresentazioni pittoriche. Quando si arrabbiava, inoltre, emetteva scintille di fuoco che gli bruciacchiavano la barba e i capelli che, però, ricrescevano, subito dopo, più folti di prima.

I giganti minori lo temevano e non contrastavano il suo volere per paura di vedersi colpire da quelle fiammate così potenti e, ubbidendo, si misero subito al lavoro. Per aiutarlo a salire al cielo posero uno sull’altro i cucuzzoli delle vette più alte, tra cui il monte Bianco, le montagne asiatiche, il Pindo della Grecia, ma la meta era ancora piuttosto  lontana.

Prendete i monti africanigridava infuriato Enceladoe arriveremo al cielo“.

Sconfitta dei giganti Villa del Casal

A uno a uno li presero tutti ma, quasi arrivati al trono di Giove, videro quest’ultimo, furente per tanta arroganza e boria, scagliare con la sua possente mano un fulmine che infiammò il cielo e raggiunse i giganti accecandoli e scaraventandoli i a terra violentemente. Encelado e i suoi fratelli, contorcendosi e urlando dal dolore, non impietosirono il dio dell’Olimpo che, non ancora sazio di vendetta, con un’altra folgore colpì il cumulo delle montagne che, rotolando di qua e di là, schiacciarono i corpi dei ribelli. Encelado, ridotto a pezzi, restò sepolto sotto l’Etna. Ancora vivo e, impossibilitato a muoversi, a scrollare la montagna che lo sommergeva, scosso nel petto da una furia repressa, si rese conto di aver perduto la sua forza.

Rabbioso e disperato, cominciò a buttare fuori dalla bocca fiamme, faville, fumo e brace, che salirono fino al cucuzzolo del vulcano da cui uscirono, emettendo un rombo violentissimo. La lava, fusa dal respiro di Encelado, cominciò a scendere lungo i pendii dei monti distruggendo ogni cosa, costringendo la gente a fuggire e gridare spaventata: “L’Etna fuma“. Encelado si costrinse a rassegnarsi, ma, in realtà, non ancora del tutto placato, di tanto in tanto esplode spandendo tutto attorno colate di fuoco.

Secondo un’altra versione, che si arricchisce di altri particolari, Encelado, durante la battaglia, tentò di fuggire, ma Pallade Atena, figlia prediletta di Zeus, lo seppellì sotto un enorme cumulo di terra, raccolta lunghe le coste del continente, e, sconfitto, il suo corpo giace disteso sotto la Sicilia con l’alluce del piede destro sotto il Monte Erice, la gamba destra verso Palermo, l’altra verso Mazara, il busto stia al centro dell’isola sotto Enna, le braccia verso Messina una e verso Siracusa l’altra, la testa e la sua bocca sotto l’Etna che sputa fuoco ad ogni grido del gigante. Ogni tanto la temibile creatura, cerca di sollevarsi e allora la Sicilia è scossa da un terremoto, ma la dea veglia e impedisce il suo risveglio. Il mito narra che l’attività vulcanica dell’Etna sia originata proprio dal respiro infuocato di Encelado, mentre i sussulti della terra, durante i terremoti, dal suo rotolarsi sotto la montagna a causa delle dolenti ferite.

Encelado Atena Louvre

La nostra indagine non finisce qui e nuovi personaggi appaiono all’orizzonte: i Giganti, figli di Urano, il cielo, e di Gea, la terra, irati contro il Dio dell’Olimpo che, dopo la sconfitta del padre Crono, aveva confinato nel Tartaro i loro fratelli Titani, su richiesta della madre, si ribellarono agli dèi e tentarono la scalata all’Olimpo. Dalle vette dei monti, guidati da Alcioneo, scagliarono massi e tizzoni ardenti contro le divinità che, a loro volta, risposero con dardi, fulmini e massi. La guerra ebbe termine con la loro sconfitta, aggiungiamo un altro particolare, grazie all’intervento di Eracle. In questa versione Atena scagliò contro Encelado un enorme masso, la Sicilia. L’urto fece crollare il gigante, che rimase per sempre imprigionato sotto il peso dell’isola. In Grecia, un terremoto è ancora, oggi, poeticamente chiamato un “colpo di Encelado” e questo si ricollega alla Sicilia e ai suoi sismi.

Apollodoro, autore di un antico manuale di mitografia, “La Biblioteca“, oggi attribuito a uno Pseudo-Apollodoro, nel passo I,6 racconta che Atena fece precipitare la Sicilia su Encelado e, suggestionati dal mito, gli antichi abitanti dell’isola attribuirono ai movimenti di Encedalo i frequenti movimenti tellurici, provocati dal vulcano. Anche lo scrittore latino Publio Virgilio Marone  nel III libro dell’Eneide nomina Encelado, schiacciato sotto il peso dell’Etna, e, infatti, Enea racconta a Didone di essere approdato, dopo la fuga da Troia, in vari luoghi del Mediterraneo e, superate le insidiose Scilla e Cariddi, approdato alle spiagge dei Ciclopi:

Il porto stesso enorme ed immoto dall’accesso dei venti:
ma vicino l’Etna con terribili scosse tuona,
talvolta esplode e nell’aria una nube nera
fumante di bufera di pece e di fiamma incandescente.
ed alza globi di fiamme e lambisce le stelle;
a volte solleva eruttando scogli e viscere del monte
strappate, ed accumula rocce liquefatte sotto le brezze
con un gemito e ribolle fin dal massimo fondo.
E’ fama che il corpo di Encelado semiarso dal fulmine
sia bloccato da questa mole e sopra l’ingente Etna
imposta dai rotti camini emetta la fiamma,
ed ogni volta che muti il fianco stanco, tutta la Trinacria
trema con mormorio ed intesse il cielo di fumo”.

Il poeta latino Publio Papinio Stazi,  nel III libro della Tebaide, cita Encelado che si agita sotto l’immenso peso dell’Etna:

Non con tanto fragore il procelloso
Tirreno freme, né sì forte scuote
Encelado il gran monte, allor che il fianco
tenta mutar sotto l’immenso peso:
da le profonde sue caverne mugge
Etna, e vomita fiamme; in sé ritira
Peloro i flutti, e la Sicilia unirsi
teme al terren onde fu pria divisa.
Altre leggende fanno riferimento alla nascita del nome Sicilia”.

Tifeo

Chi era Tifeo?
Per non farci mancare nulla, ecco apparire sulla scena Tifeo, la cui storia riflette perfettamente quella di Encelado e, infatti, anche questo gigante, secondo alcuni sorreggerebbe l’Isola. Questi, che aveva centinaia di teste di drago ed era figlio di Gea e Tartaro, la personificazione degli inferi, era stato destinato dalla madre a una lotta contro Zeus, colpevole di aver sconfitto i Titani, suoi fratelli. Nel corso di uno dei tanti combattimenti, Tifeo fuggì verso oriente per riordinare la sua strategia e, arrivato ai limiti del territorio siriano, si fermò ad attendere il suo avversario. Ricominciata la lotta con Zeus, gli strappò l’arma dalle mani, tagliandogli i tendini dei piedi e delle mani e scaraventandolo dentro una grotta in Cilicia, distretto sulla costa sud orientale dell’Asia Minore.

Il padre degli dèi, aiutato da Hermes e Pan che ritrovarono i suoi tendini, rimettendolo in sesto e riportandolo sull’Olimpo, pronto a ricominciare il confronto, sul monte Nisa, invece, le Moire rifocillando Tifeo con frutti, solitamente, destinati ai mortali, fecero perdere a lui, creatura divina, le forze. Zeus, allora, approfittando della situazione, ferì il gigante che, nonostante la copiosa perdita di sangue, tanto che, da quel momento, il monte dove si svolse quest’ultima fase della lotta, è chiamato Emo, sangue in greco, riuscì a fuggire in Sicilia, ma l’implacabile Dieus, l’onnipotente, lo inseguì, imprigionandolo per sempre sotto l’Etna. Da allora con la mano destra sorregge Peloro, Messina, con la sinistra Pachino, con le gambe sorregge Lilibeo, Marsala, e con la testa l’Etna, vomitando fiamme dalla bocca.

Curiosità su Encelado e Tifeo

Nel dramma satiresco “Ciclope” di Euripide, il dio minore Sileno sostiene di aver ucciso Encelado, colpendolo a morte con la sua lancia, ma questo era forse inteso dall’autore come un vanto di un ubriaco.

A Versailles, la costante iconografia di Luigi XIV del trionfo di Apollo e delle divinità olimpiche contro i loro oppositori, include la fontana di Encelado, che raffigura il gigante sepolto dalle rocce dell’Olimpo che aveva osato scalare, mentre affonda nelle acque lanciando un’ultima imprecazione, simboleggiata dallo zampillo che fuoriesce dalla sua bocca. La fontana è opera di Gaspard Marsy su disegno di Le Brunnella.

In Astronomia, una luna di Saturno ha preso il nome dal personaggio mitologico.

Gaia-Encelado, inoltre, è il nome dell’antica galassia che, in passato, si scontrò con la via lattea e l’astronoma argentina Amina Helmi spiega il perché della scelta del nome: “Così come in mitologia Encelado fu sepolto sotto l’Etna e sarebbe responsabile dei terremoti, così le stelle di Gaia-Encelado hanno scosso la Via Lattea, portando alla formazione del suo disco spesso“.

Tifone, anche detto Tifeo o Tisifeo, il cui nome vuole dire “fumo stupefacente” (da τύφειν, “fare fumo”) secondo una versione era il figlio minore di Gea e Tartaro, secondo un’altra invece, non lo era e Gea, addolorata per la sconfitta dei suoi figli, i Titani e i Giganti, per opera di Zeus, si lamentò con Era, la regina degli dèi, che decisa a vendicarsi del suo consorte, si rivolse a Crono, che Zeus aveva precedentemente spodestato, pregandolo di aiutarla. Deciso a vendicarsi del figlio-rivale, il re dei titani e del tempo, si masturbò su due uova che affidò alla dea, chiedendole di sotterrarle in modo che si aprissero per dare alla luce un demone capace di spodestare il Signore dell’Olimpo.

Era ascoltò i suoi suggerimenti e vide nascere da quelle uova il mostro Tifone di cui si narra che ebbe da Echidna, bellissima fanciulla dalle anche in su e serpente nel resto del corpo, Cerbero, Ortro, il cane di Gerione, la Chimera e l’Idra di Lerna.

Tifone impersona allegoricamente le forze vulcaniche e anche per questo fu considerato il padre dei venti impetuosi (tifoni).

Sempre Tifone appare nel romanzo di Rick RiordanPercy Jackson e gli dei dell’Olimpo“, lo scontro finale in cui è il mostro più potente dell’esercito di Crono.

A voi cari lettori scegliere la versione che preferite sull’origine della nostra Sicilia, isola labirintica per storia, miti e suggestioni.

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