I "non lavori" di Palermo :ilSicilia.it

Palermo ha un concetto tutto suo di quello che è lavoro e di quello che è "non lavoro"

I “non lavori” di Palermo

di
18 Ottobre 2021

Che io, da ormai venti anni, faccia lo speaker alla radio, lo sapete fin troppo bene: ve l’ho raccontato diverse volte, e basta sbirciare i miei Social, il mio Blog, il mio canale YouTube, per sentire diversi pezzi di trasmissioni che mi hanno visto protagonista: peccato che per la maggior parte della mentalità palermitana – con le dovute eccezioni, per carità – lo speaker radiofonico rientri tra quelli che vengono definiti “non lavori”.

Non chiedetemi il motivo: so soltanto che, fin dagli albori della mia carriera, le emittenti sono sempre state chiare ed imperative in questo senso. Qui a Palermo lo speaker alla radio lo fai per passione, lo fai per crescere, lo fai volontariamente, lo fai perché ti piace, ma non ti azzardare a pensare anche solo lontanamente di immaginare che possa diventare un vero e proprio lavoro, sia mai!

Adesso – visto che prima o poi qualcuno lo dirà, statene certi – non sto parlando di nessuno in particolare, anche perché chi ha la coscienza sporca o il proverbiale “carbone bagnato”, sa benissimo se sto parlando, o meno, di sé: potrei, però, fare un elenco interminabile di cose che ho visto o sentito in questi anni, che fanno quasi rabbrividire e gelare il sangue nelle vene.

Non dimenticherò mai di quell’emittente radiofonica che cercava speaker con esperienza, per condurre, certo, ma in maniera totalmente gratuita e senza nemmeno rimborso spese: si tratta di una “bellissima esperienza di crescita”, si leggeva nell’annuncio – peraltro scritto proprio su un sito di annunci lavorativi – ma si specificava che tale prestazione era da considerarsi volontaria e totalmente gratuita. Senza nulla a pretendere, va, ma sia chiaro: gratis ma con esperienza. Voglio dire, non intenderai andare li a mettere a disposizione la tua professionalità, i tuoi anni dietro un microfono, e pretendere pure di essere pagato? Ma sei scemo?

E pensare che ho un amico che, a Milano, ha bussato alle porte di un’emittente locale e non soltanto questa ha deciso di dargli fiducia, proprio come speaker, ma addirittura lo paga. Vi rendete conto di quanto sono folli a Milano? Pagano le persone per lavorare e non pretendono neppure che sia un’attività volontaria e senza niente a pretendere! Che gente strana c’è al Nord, mica come noi Palermitani, che siamo forti, che “ce l’abbiamo duro”, come diceva Bossi, che sappiamo sempre come tirare l’acqua la nostro mulino. (Volevo dire che sappiamo come fot*ere il prossimo, ma mi sembrava esagerato! N.D.Giomba)

Ecco: a Palermo abbiamo una mentalità imprenditoriale e lavorativa che è tutta nostra. Noi sappiamo decidere meravigliosamente chi deve essere considerato lavoratore e chi non deve, e gli imprenditori sono in grado di portare avanti intere emittenti radiofoniche con speaker che lo fanno “per passione”, a titolo gratuito, per divertimento, senza pretese. E ribadisco ancora una volta, sempre con le dovute e chiare eccezioni, per carità. Perché, checché se ne dica, a Palermo ci sono anche imprenditori con la testa sulle spalle.

Soltanto che, sapete che c’è? Io mi sarei anche un po’ rotto le balle, ve lo dico con grande schiettezza. E me ne sono accorto parlando, qualche giorno fa, con un amico giornalista, che, conoscendomi da tanti anni e rileggendo tutta la mia storia radiofonica professionale, mi ha detto: “certo che è assurdo… In tanti anni sei sempre rimasto allo stesso punto. A Milano, a quest’ora, come minimo saresti stato nominato direttore di una qualche emittente, con l’esperienza che hai!”

Boh, può essere, non lo so: sta di fatto che dovremmo imparare a lamentarci di meno e rispettare di più chi fa certi mestieri, perché non soltanto nessuno di noi deve avere la pretesa di decidere COSA è un mestiere e COSA non lo è, ma non dovrebbe lamentarsi se, poi, si ritrova con le terga in terra e da la colpa alla crisi, al momento storico, al COVID, alla situazione europea, alle tasse, allo Stato.

È sicuramente colpa della crisi. Colpa della crisi dei vostri cervelli, lasciatevelo dire!

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