7 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 17.37

I genitori dominati dalla paura favoriscono questi meccanismi

I passi di gambero e la regressione nei bambini

14 Settembre 2019

Capita che i bambini adottino dei comportamenti regressivi, tipici, cioè, di una fase evolutiva precedente nello sviluppo psicofisico. Una sorta di passo di gambero rispetto a quanto acquisito fino a quel momento. I genitori vedono in questo comportamento “da piccolo” qualcosa che non va e si adoperano per contrastarlo. È importante dire, tuttavia, che questo fenomeno non è strano e ci può stare: la crescita procede secondo un andamento ellittico, non lineare, personale e, soprattutto, a seconda dello stile genitoriale adottato. A ogni conquista evolutiva (come camminare o parlare) il bambino compie un balzo in avanti legato all’apprendimento per poi ritornare indietro o fermarsi. La regressione è un meccanismo di difesa che consente una sorta di pausa utile per metabolizzare l’esperienza e andare oltre. È assolutamente controproducente prendere in giro un bambino di fronte a questi movimenti regressivi (Francesca Maria Collevasone).

La probabilità di ricorrere a questi meccanismi di difesa è alta se il bambino ha un temperamento iperemotivo e se, a questa particolare vulnerabilità emotiva, si aggiungono atteggiamenti genitoriali, particolarmente da parte della madre, di iperprotezione e di paura fino ad arrivare al baby-talking, il bambino tende a ritirarsi sempre più dal rapporto con l’esterno. Si tratta, quindi, di incoraggiare il bambino gradualmente a superare le sue resistenze; un po’ come si fa con un bambino che ha paura dell’acqua. Si comincia a passeggiare con lui sul bagnasciuga, a giocare con gli spruzzi, in modo da rendere più familiare e meno minaccioso l’elemento sconosciuto, trasformandolo da nemico ad amico. Allo stesso modo, si può indurlo ad avvicinarsi a poco a poco, con cautela, a tutto ciò da cui tende a ritrarsi, così che possa verificare da solo come le sue paure siano alimentate dalle sue stesse emozioni, più che della realtà esterna (in www.educare.it).

C’è da dire anche che può capitare che dopo la nascita di un fratellino, alcuni bambini tendano a regredire. I suoi comportamenti possono essere spiegati come una strategia di difesa che mette in atto inconsapevolmente per riconquistare il suo posto, che sente usurpato. Nella maggior parte dei casi, questi comportamenti sono solo passeggeri, soprattutto, se si consente al bambino di adattarsi con i suoi tempi alla sua età, abbracciandolo e rassicurandolo, trasmettendo, cioè, quel senso di sicurezza che è venuto a mancare un po’ con l’avvento del fratello. Potrebbe essere utile ritagliarsi un momento intimo con il piccolo prima dell’addormentamento, magari leggendo libri, favole che parlano della separazione e della gelosia tra i fratelli. Le fiabe, in genere, aiutano i bambini a esternare le loro emozioni e a superare le paure più profonde (Elisabetta Catania).

Accompagnate sempre con spiegazione e ragionamento l’educazione dei vostri figli. Come nel linguaggio degli adulti, le regole della comunicazione prevedono di adeguarsi all’interlocutore e, quindi, di avvicinarsi, con le parole più semplici, all’età del bambino, senza tralasciare, in alcun modo, il potere del linguaggio non verbale (fatto di segni e di codici). Il bambino, infatti, sin dalla nascita (anche se comincia a percepire la realtà già durante la gravidanza), impara a comprendere e a riconoscere, inconsapevolmente, il volto, la voce e a percepire le sfumature, i cambiamenti, gli stati d’animo, gli indicatori di disagio, gioia, dolore, piacere, rabbia (responsività sociale). Il bambino è in grado di imitare grazie ai neuroni a specchio che ho già citato in un precedente articolo (Meltzoff, Rizzolatti).

Come è possibile funzionare se si hanno accanto genitori dominati dalla paura? La paura congela, irrigidisce, favorisce meccanismi regressivi: l’esatto contrario di una fiduciosa apertura verso il futuro. Venire al mondo vuol dire avviare una lunga sequenza di adattamenti all’ambiente che garantiscono la sopravvivenza e la possibilità di sviluppare la propria intelligenza. La consonante con i bambini, insomma, è il discorso sulla credibilità genitoriale. Un genitore che non è rassicurante e presente viene vissuto come inaffidabile e imprevedibile, ingenerando un dubbio sistematico sul proprio reale valore. Tale credibilità o fiducia diviene il principale attivatore dello sviluppo psicofisico adeguato all’età. Un bambino capace di regolarsi emotivamente – competenza appresa nel contesto di cure genitoriali adeguate – avrà due notevoli vantaggi: da un lato, sarà difficilmente sopraffatto dalle proprie emozioni negative come angoscia e senso di smarrimento, dall’altro, sarà più fiducioso e aperto nei confronti degli altri (Giampaolo Nicolais, ll bambino capovolto. Per una psicologia dello sviluppo umano, 2018).

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