Ikea a Palermo, si accende il dibattito. E c'è chi propone Termini Imerese :ilSicilia.it
Palermo

Il candidato sindaco del movimento Siciliani Liberi propone un'altra area

Ikea a Palermo, si accende il dibattito. E c’è chi propone Termini Imerese

15 Aprile 2017
IKEA rendering (Foto dal web)
IKEA rendering (Foto dal web)

Si accende il dibattito politico sul possibile “sbarco” del colosso Ikea a Palermo. Dopo il nostro articolo che riportava trattative tra privati già chiuse, l’apertura di un nuovo punto di ritiro in zona Ciaculli e la disponibilità della Giunta Orlando all’arrivo del gigante svedese dell’arredamento in città, tra i candidati a sindaco di Palermo c’è chi storce il naso.

Tra questi, il candidato sindaco di “Siciliani Liberi”, Ciro Lomonte: «Apprendiamo di un possibile imminente accordo fra IKEA e l’Amministrazione comunale di Palermo, secondo il quale la società svedese avrebbe intenzione di installare un proprio punto vendita a Ciaculli, almeno stando alle dichiarazioni dell’assessore alla Pianificazione urbana e territoriale, Giuseppe Gini».

Gini, infatti, intervenuto in esclusiva a ilSicilia.itriferiva che «da 7 mesi ormai non abbiamo interlocuzioni con Ikea. Li abbiamo incontrati circa 6 o 7 mesi fa, ma – precisava –  da allora aspettiamo loro indicazioni sulla scelta della location. Sappiamo che vogliono puntare sugli ingressi Nord o Sud della città. Non siamo noi a decidere. Probabilmente l’area ideale potrebbe essere la zona di Ciaculli, anche per riqualificare quella zona della città e gli svincoli di Brancaccio. Da parte nostra c’è la massima disponibilità». Una semplice apertura che lasciava ampio margine di scelta al colosso svedese.

Lomonte però oggi in una nota scrive che «Noi Siciliani Liberi non possiamo non spendere una parola sull’argomento, anche in virtù del nostro programma per Palermo, che si contraddistingue per la particolare attenzione all’urbanistica, alle borgate, alle periferie, al verde. Per noi questo è proprio un caso esemplare, che corrisponde a una cattiva consuetudine della politica cui è necessario porre fine. Se ogni volta si sceglie di sacrificare sempre nuovo verde, se si aumenta sempre la cubatura è perché questa, di fatto, è la scelta più facile, la più “economica”. Poco importa se rende la città sempre più brutta e invivibile, salvo poi lamentarsi della qualità dell’aria. Nel caso di IKEA – conclude la nota – preferiremmo verificare l’esistenza di aree disponibili nell’area industriale di Termini Imerese. Quella sarebbe una zona adatta, che necessita realmente di riqualificazione e che si trova ad una distanza sufficientemente lontana dal centro abitato di Palermo da non aggravare la già insopportabile congestione del traffico veicolare di mezzi leggeri e pesanti, come invece accadrebbe costruendo un polo commerciale così grande proprio all’ingresso della città».

Ikea a Ciaculli
Ikea a Ciaculli – Rendering puramente illustrativo

In verità, seppur valida anche per l’area di Termini Imerese, è giusto precisare che l’attuale Amministrazione non ha proposto di sacrificare alcuna area verde, nè tanto meno il Parco di Ciaculli, storicamente produttore del celebre mandarino tardivo della zona. L’area di Ciaculli è vasta e la vendita di alcuni appezzamenti privati, unita alla creazione del nuovo pick-up point (punto ritiro merce), insieme alla spinta per la definitiva soluzione alla viabilità per gli svincoli di Brancaccio, lascia intendere che si stanno gettando le basi per suggerire l’area Sud di Palermo come quella più idonea. E del resto anche Ikea aveva detto di voler puntare agli ingressi Nord o Sud di Palermo.

Anche il vicesindaco Emilio Arcuri, con delega alle Infrastrutture, ha voluto dire la sua: «Noi – spiega a ilsicilia.it – non abbiamo suggerito alcuna area specifica. Né tanto meno, come sostiene qualche candidato sindaco, sacrificheremo il parco di Ciaculli. Abbiamo detto solo che l’area Sud della città potrebbe essere idonea allo sbarco di Ikea a Palermo. Noi siamo disponibili al dialogo con l’azienda svedese. Ogni polemica – conclude – è superflua. Ribadisco: è finita l’era del protezionismo».

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