Il 2022 è l'anno dei giovani: sarà davvero così? :ilSicilia.it

L'analisi

Il 2022 è l’anno dei giovani: sarà davvero così?

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1 Gennaio 2022

Un anno fa, la crisi economico-sanitaria metteva in ginocchio artigiani, professionisti, famiglie e, il mondo del lavoro, conosceva nuove categorie di “vulnerabili”. Vaccini e segnali di ripresa economica hanno segnato il 2021 ma, l’anno che verrà, almeno nelle intenzioni dell’Europa, dovrà fare i conti con i più colpiti dalla pandemia: i giovani.

Il 2022 sarà dunque l’anno europeo della gioventù. La sfida, è quella di ripristinare speranze e prospettive dei ragazzi europei e intraprendere tutte quelle iniziative necessarie per coinvolgerli in tutti i settori delle politiche europee. Il Parlamento europeo ha garantito un finanziamento aggiuntivo di 8 milioni di euro per Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà, i giovani verranno coinvolti e consultati in ambito di Conferenza sul futuro dell’Europa e in altre politiche a livello europeo, nazionale e locale in particolare sulle campagne sulla green economy e sul digitale.

Come spiegato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del 2021 al Parlamento europeo, la pandemia di COVID-19, continua a colpire in modo sproporzionato i giovani, che si trovano ad affrontare le sfide relative al proseguimento della loro istruzione e all’accesso al mercato del lavoro. L’anno europeo dei giovani sarà un’opportunità per portare in primo piano le loro esigenze e una piattaforma per il dibattito sul futuro. In Italia, le attività saranno pianificate e coordinate dal Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tante sono le domande, a partire dalle strategie da mettere in campo affinché i giovani possano ottenere retribuzioni eque e di qualità per le esperienze di lavoro, in che modo verranno inseriti nel PNRR, quali misure verranno adottate per le fasce più vulnerabili.

Secondo il Rapporto Censis 2021,  https://www.censis.it/ l’anno appena trascorso, l’allentarsi delle restrizioni e la campagna vaccinale, ha cambiato nuovamente la società europea e soprattutto quella italiana. A seconda che si voglia vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, la parola chiave è incertezza o transizione. Oltre alla transizione digitale, green, politica c’è la transizione del lavoro. Per uscire dalla crisi, servono cambi di passo ben strutturati per sostenere l’iniziativa politica e l’occupazione giovanile, le donne e le fasce più fragili.

Insomma, verrebbe da dire, ” se non ora, quando?”. Secondo il  55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2021, la necessità di garantire pari opportunità generazionali è emersa in tutta la sua urgenza in conseguenza della crisi pandemica, i cui effetti sociali ed economici negativi si sono scaricati in misura maggiore proprio sui giovani. La percezione che le decisioni siano in mano alle fasce anziane della popolazione è molto forte tra i giovani. La fotografia di un Paese profondamente cambiato rispetto al 2019.

I giovani rappresentano una fragilità sociale del nostro Paese e, tra gli Stati europei, l’Italia presenta il dato più alto. Nel 2020 i giovani tra i 20-34 anni che non studiano e non lavorano erano 2,7 milioni, pari al 29,3% del totale della classe di età, ovvero il 5,1% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, il 28,6% fino a 24 anni di età e il 71,4% di età compresa tra 25 e 34 anni. Le donne (34,9%) prevalgono sugli uomini (23,9%), soprattutto tra i 25-34enni (38,7%). Inoltre, nel Mezzogiorno i 20-34enni che si trovano in questa condizione sono il 42,5%, quasi il doppio dei coetanei che vivono nelle regioni del Centro (24,9%) o nel Nord (19,9%). La precarietà lavorativa ha poi un impatto sul clima di fiducia verso lo Stato e verso le istituzioni tanto che il 58% della popolazione italiana tende a non fidarsi del governo e, tra i giovani adulti la percentuale sale al 66%, valore questa volta in linea con la corrispondente media europea (65%).

Notizie poco confortanti arrivano poi dal mondo dell’istruzione. Sono noti infatti, i risultati sconfortanti delle ultime rilevazioni Invalsi che ha evidenziato un peggioramento delle performance degli studenti. Fra le cause, non tanto il ricorso alla DAD in sé quanto piuttosto l’incapacità del sistema scolastico di adattare l’insegnamento tradizionale alle nuove tecnologie unito alla denuncia dell’incremento tra la popolazione studentesca, di forme di depressione e disagio esistenziale, disorientamento e apatia.

Fin qui, il quadro di una generazione sfiduciata, precaria, senza futuro. Ma è davvero solo questa l’immagine dei giovani europei? In realtà no e qualche timido accenno di ottimismo, si comincia a vedere.

Secondo l’Istat,Mercato-del-lavoro-III-trim_2021 nel terzo trimestre 2021 continua la crescita degli occupati già registrata nel trimestre precedente (+505 mila occupati, +2,2% in un anno) e quella del tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni che sale al 59,1% (+1,7 punti – Prospetto 2), con incrementi più marcati tra i giovani e nel Centro-nord. Il tasso di disoccupazione scende all’8,9% (-1,3 punti), in particolare tra i giovani. Il tasso di inattività 15-64 anni cala al 35,0% (-0,9 punti – Prospetto 5), con una diminuzione più intensa per le donne e i giovani. Nel terzo trimestre 2021, in tutte le ripartizioni si riscontra una crescita dell’occupazione associata al calo della disoccupazione e dell’inattività. In particolare, l’aumento del tasso di occupazione è di poco maggiore nel Centro (+1,8 punti) e nel Nord (+1,7 punti) rispetto al Mezzogiorno (+1,5 punti), la diminuzione del tasso di disoccupazione è omogenea sul territorio (-1,3 punti nelle tre ripartizioni), così come lo è quella del tasso di inattività (-0,8 punti del Nord, -1,0 punti nel Centro e nel Mezzogiorno). La stessa dinamica si rileva anche per genere. Tra gli uomini il tasso di occupazione aumenta di 1,6 punti, quello di disoccupazione diminuisce di -1,5 punti e quello di inattività di -0,5 punti; tra le donne il tasso di occupazione cresce di 1,8 punti, quello di disoccupazione cala di -1,1 punti, mentre il tasso di inattività scende di -1,4 punti.

Il 2021 si conclude dunque con questi dati su cui si dovrà basare il lavoro dell’Europa e dei Governi nazionali affinché, il 2022 sia davvero l’anno della svolta, l’anno dei giovani.

 

 

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