23 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 19.33
Caltanissetta

Gli indagati avrebbero realizzato una rete di complicità con funzionari pubblici

Il business, con frode, dell’accoglienza ai migranti. Arresti fra Catania e Gela

11 Dicembre 2018

Frode nella gestione dei centri per richiedenti asilo. Con questa accusa, sedici persone sono state arrestate (alcune finite in carcere, altre ai domiciliari) per associazione a delinquere, frode nelle pubbliche forniture e caporalato, reati commessi nella gestione di centri per migranti.

Sequestrate anche otto tra società cooperative e associazioni, per un giro di affari di oltre venti milioni di euro.

Le ordinanze sono state emesse dai Gip di Gela e Catania – su richiesta delle due procure, nell’ambito di indagini collegate – ed eseguita dalla polizia della città nissena e dai carabinieri della sezione pg del capoluogo etneo.

I nomi degli arrestati: Pietro Marino Biondi e Gemma Iapichello sono finiti in carcere e tradotti nel penitenziario di piazza Lanza a Catania. Per gli altri sono scattati gli arresti domiciliari. Si tratta di Hatarzyna Eugenia Chylewska  detta “Kasia, Natale Di Franca, Paolo Duca, Clara Favatella, Giuseppina Foti, Alessandro Giannone, Giuseppe Maria Palumbo, Liliana Giuseppina Pasqualino, Francesca Provvidenza Politi e Francesca Ventimiglia.

Secondo la procura di Catania, Pietro Marino Biondi e Gemma Iapichello avrebbero dato vita a un sistema che, grazie anche alla collaborazione di due dipendenti dell’Inps, Natale Di Franca a Catania, e Paolo Duca a Sondrio, si “fondava sull’assunzione in cooperative e associazioni dei parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, creando una commistione tra controllore e controllato”. In particolare sottolinea la Procura di Catania, “Di Franca avrebbe ottenuto ulteriori benefici per i propri congiunti, dipendenti di cooperativa” e “Duca avrebbe avuto assunto la moglie”; in cambio “favorivano le pratiche di gestione delle associazioni” e davano loro “informazioni sull’imminente esecuzione di controlli o ispezioni, e tralasciando di applicare le sanzioni previste per le infrazioni rilevate durante le verifiche”.

Il business sui migranti sarebbe sfociato nell’amministrazione e nella gestione di diverse cooperative e associazioni attive nell’opera socio-assistenziale di minori extracomunitari non accompagnati, ma anche persone diversamente abili ed anziani, allo scopo di accumulare profitti economici che, poi, venivano reinvestiti in altre attività imprenditoriali. Il guadagno per le coop e le associazioni era anche economico, “eludendo metodicamente e fraudolentemente l’osservanza degli obblighi contrattuali stipulati con vari enti della pubblica amministrazione, condotte che si concretizzavano, nel somministrare ai minori cibo di scarto, non garantendo loro condizioni igienico sanitarie adeguate e non fornendo la dovuta assistenza tramite personale qualificato”.

In alcuni casi ai minori non accompagnati veniva fornito un “insufficiente abbigliamento sia estivo che invernale e posti letto infestati da pulci, tanto da indurre i giovani a dormire in terra per lunghi periodi”. Tutte condotte, rileva la Procura di Catania “aggravate dal fatto che erano compiute ai danni di soggetti in condizione di minorata difesa, sia per l’età sia per la loro condizione di stranieri”.

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