15 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 17.31
Messina

Opinioni in libertà

Il divieto al filosofo russo Dugin è l’ultimo atto di un sistema in agonia

11 Giugno 2019

In questa Italietta in cui i teorici del nulla relativistico continuano a spadroneggiare sui grandi giornali e in tv e nella quale scuola e università sono ancora saldamente in mano a una post-sinistra fuori dal tempo, non ci si deve sorprendere se chi è custode di un pensiero libero venga messo all’indice.

Così come non ci siamo sorpresi che una casa editrice sia stata messa fuori dal Salone del libro di Torino perchè definita portatrice di idee ritenute “fasciste”, non ci meravigliamo che un pensatore e un filosofo politico come Alexandr Dugin, abbia trovato le porte chiuse all’università di Messina. E’ il trionfo dell’ipocrisia, del politicamente corretto di una società che preferisce cuocersi nel proprio brodino, perchè evidentemente incapace di correre il rischio di mettersi a confronto con chi è portatore di pensieri e idee non conformi al proprio.

Il fatto che l’ateneo messinese abbia revocato la concessione di un’aula per un incontro con il filosofo russo Dugin è solo l’ultimo atto di una farsa, che certi pseudointellettuali mettono in atto da tempo, cioè quella di gridare “al lupo al lupo” ogniqualvolta qualcosa sfugga dal controllo del proprio schema ideologico. Il definire, poi, Dugin “nazista” è il comodo lasciapassare per mettere in atto la propria censura, con la certezza del trovare il plauso di grandi giornali e opinione pubblica. Se poi a chiedere il divieto sono i ben noti “partigiani” messinesi (???), allora come poter dar torto ai difensori della libertà? Ecco, che il divieto diventa quasi una strada obbligata.

E’ la stessa logica per la quale la presentazione di un libro di ricette futuriste a Palermo viene scambiata per un pericoloso incontro fascista e vietata in una scuola pubblica, con buona pace dei palati che resteranno a bocca asciutta.

In verità, la censura a cui si assiste negli ultimi tempi in Italia è solamente segno di una debolezza sempre più palpabile da parte di un sistema incapace di produrre valori e di interrogarsi sul perchè della propria agonia. Dugin, a questo proposito, è proprio l’uomo giusto al momento giusto per far venire fuori una simile contraddizione:  scrittore e politologo russo, ispiratore, per molti, di alcune posizioni di Vladimir Putin, inventore della Quarta Teoria Politica e strenuo avversario della globalizzazione e del neoliberalismo planetario, è il teorico dell’Eurasia, un’alleanza geopolitica russo-europea estesa fino all’Iran, in grado di contrastare il dominio planetario del gigante a stelle e strisce. Niente di più pericoloso per chi fino a ora ha preferito vivere beatamente nel letto di rose del pensiero liberal.

Ecco, l’Università di Messina, nel chiudergli le porte avrebbe «tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore». In pratica, il filosofo russo sarebbe colpevole di credere nelle proprie idee, di aver rivalutato il pensiero di un altro grande, Julius Evola, e soprattutto, di costituire un pericolo per la tranquilla e notoria “pace messinese”, di cui sono senz’altro garanti e difensori i compagni delle associazioni partigiane. Se non fosse tutto vero, sembrerebbe l’incipit di uno spettacolo di cabaret, visto che si sfiora il ridicolo…

Poco male, comunque: nonostante la revoca dell’uso dei locali dell’università l’appuntamento con Dugin si terrà comunque: sarà alle 18,30 non più a Messina ma nella sede del consiglio regionale a Reggio Calabria: si discuterà di geopolitica e della crisi del modello globalista. Insomma, una conferenza che definire pericolosa è divertente e nella quale non c’è alcuna traccia del preteso spauracchio neonazista annunciato dai “partigiani” di casa nostra sempre pronti a dare patenti di fascismo a chiunque sfugga al loro controllo ideologico.

La vera cultura non si nutre di censure ma di scambio di idee. Dugin sia dunque il benvenuto da parte di chi non ha bisogno di avere dettata l’agenda da “partigiani” dell’ultimo minuto, ma è in grado di farsi un’idea liberamente.

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