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Il fotovoltaico di Gela e il progetto fantasma, nel disinteresse degli addetti ai lavori

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3 Agosto 2020

C’era la promessa di lavoro, sviluppo ed energia pulita, ma a Gela, di quel sogno green, sono rimaste solo le macerie di una collina rasa al suolo per fare spazio al più grande polo fotovoltaico d’Europa. Si doveva chiamare “Ciliegino”, un nome che oggi suona acido per centinaia di aziende che hanno creduto al progetto e che sono naufragate, affondate in un mare di debiti che nessuno, al momento, è in grado di pagare.

Il progetto Ciliegino era marchiato cooperativa Agroverde di Stefano Italiano e si basava su un investimento da 300 milioni di euro, in parte da raccogliere con fondi pubblici, in parte – circa 200 milioni – da ottenere grazie all’intervento di un società d’affari svizzera, la Radiomarelli Sa.

La Radiomarelli s’è dileguata tra la fine del 2013 e l’inizio dell’anno successivo. Nessuna notizia, stallo totale, fino al 2014, quando la Procura distrettuale di Lugano ha decretato il fallimento della Sa, guidata da Saverio Ciampi. E non mancano le sorprese.

Dopo l’addio di Radiomarelli al progetto di Gela si sono susseguite le ipotesi più eerogenee, dal gruppo cinese pronto a sganciare i soldi necessari per l’impianto, ai fondi di investimento a stelle e strisce. Ma in realtà si naviga a vista e soldi non ce sono. Soprattutto, non sarà più possibile ottenere i finanziamenti pubblici del Conto Energia – che avrebbe dovuto garantire introiti per un centinaio di milioni di euro – perché i termini sono scaduti.

L’assessore all’Energia Alberto Pierobon sembra dare delle timidissime speranze al comune di Gela per far ripartire il progetto. Nel frattempo proprio il comune di Gela vuole acquistare i terreni espropriati in passato con un “tesoretto” da tre milioni di euro, per poi metterli a bando, attraverso una procedura europea. I gruppi del settore che negli ultimi tempi hanno pubblicamente manifestato l’interesse a subentrare non mancano. Tra questi, c’è “Fortore energia spa”. Proprio la Fortore energia spa non avrebbe ricevuto nessuna risposta da parte dell’amministrazione gelese, ma continua a tirare dritto per l’acquisto dei terreni.

Dell’argomento ne ha parlato l’ex assessore del governo Crocetta Nicolò Marino qualche tempo fa. Il progetto è finito nell’inchiesta sul sistema Montante. L’ex presidente di confindustria Sicilia che ha una condanna in primo grado per spionaggio e corruzione (oltre che una indagine per associazione esterna) pare sia stato una delle persone interessate al progetto. “Aveva un diretto interesse per realizzare le forniture che dovevano servire per la realizzazione del progetto”, ha detti Marino davanti ai pm di Caltanissetta il giudice di Roma. Marino raccontò come “Crocetta e Lumia avessero sollecitato il dirigente del dipartimento affinchè rilasciasse celermente le autorizzazioni”. Ma di lì a poco il cantiere inaugurato in grande stile proprio dall’ex governatore e dall’ex senatore avrebbe chiuso.

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