Il Girasole: tra mito, curiosità e poesia :ilSicilia.it

Un fiore dai tanti significati

Il Girasole: tra mito, curiosità e poesia

di
22 Maggio 2020

In questo periodo dell’anno è come se il mondo si dorasse, colorandosi del giallo intenso del sole che, fortunatamente, non abbandona mai la nostra Sicilia, ma che si fa più carico avvicinandosi l’Estate, che Ennio Flaiano descrive così: “Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla”. Noi, per richiamarla, vogliamo raccontarvi le tante leggende nate attorno al suo simbolo, il Girasole, il cui nome di origine greca, unione di “hélios“, Sole, e “anthos” , fiore, descrive la sua straordinarietà legata, già nel significato, al suo essere multiplo. Il nostro racconto inizia con sottofondo il brano di Giorgia, “Il Girasole” che, raccontando un amore totalizzante, canta: “E come un girasole giro intorno a te che sei il mio sole anche di notte e come un girasole io ti seguirò e ancora ti dirò tu non mi basti mai”.

Come per la cantante il soggetto amato è quell’uomo, attorno a cui si muove come in una danza di corteggiamento, così fa il nostro protagonista attorno al Sole,  fulcro della sua esistenza. Dopo questo romantico parallelismo, immaginandoci in un campo di girasoli, iniziamo il nostro racconto.

Clizia Girasole

Miti e leggende sul girasole

Sulla sua nascita aleggiano tante leggende e noi vogliamo raccontarvi le più suggestive. Nella prima, protagonista è Clizia, una giovane ninfa innamorata del dio del Sole, che seguiva dall’alba al tramonto con lo sguardo mentre guidava il carro di fuoco. Apollo, vanesio, dopo aver sedotto la fanciulla, non solo la abbandonò, ma onta terribile, al suo posto scelse la sorella, producendolo un dolore tale da farla piangere disperatamente per nove giorni, immota in un campo, mentre continuava, fedele e inconsolabile, ad osservarlo. Il suo corpo piano piano, irrigidendosi, si trasformò in uno stelo sottile, ma resistente, i piedi in radici e i capelli le si indorarono. Nelle Metamorfosi di Ovidio si narra che Afrodite, per vendicarsi di Apollo che, aveva rivelato ad Efesto il suo tradimento con Ares, lo fece innamorare di Leucotoe, figlia di Orcamo, re degli Achemenidi. Il dio, per riuscire ad avere la ragazza, trasformatosi in Eurinome, la madre, entrato nella stanza dove stava tessendo con le sue ancelle, riuscito a rimanere solo con lei,  la sedusse. Qui rientra in scena Clizia che, gelosa, rivelò quanto era accaduto ad Orcamo che, preso dall’ira, seppellì viva la figlia. Apollo, cercando di salvarla da quel triste destino, essendone innamorato, fece nascere una pianta d’incenso sul luogo della sua sepoltura, ma non volle più vedere la ninfa, condannandola a trascorrere il resto dei suoi giorni immobile.  Alla fine, però, impietositosi, per permetterle di continuare a seguirlo, la mutò in girasole. Questo fiore, apparentemente così gioioso, simboleggia l’infatuazione per qualcuno o un amore non ricambiato. (Nella foto il quadro “Clytie” di Louis Welden Hawkins).

Un’altra, invece, ha per teatro un giardino fiorito in cui spuntò uno strano bocciolo, che venne subito isolato per la sua stravaganza. Malinconicamente, non avendo altro passatempo, trascorreva le sue giornate a seguire ogni movimento del Sole, eleggendolo a suo unico amico, tanto da allungarsi quasi a toccarlo. Il benevola astro, accorgendosi di lui e venendo a conoscenza della sua triste storia, decise di trasformarlo in un girasole  giallo splendente, il fiore più alto e il bello di quell’oasi di bellezza abitata dal germe del giudizio.

Un ultima storia si svolge in un villaggio in cui viveva la giovane Bella, di nome e di fatto. Nonostante la sua povertà e la sua vita di stenti, aveva uno sguardo di luce e molto fiero. Ormai in età da marito, a una festa incontrò un contadino, suo promesso sposo, che la amò al primo sguardo, ricambiato. Quel sentimento così bello suscitò l’invidia del Signorotto del luogo che, decidendo di possederla nel giorno delle nozze, vi si presentò sfacciatamente. Lo sguardo lampeggiante e offeso di Bella produsse, per un momento, il cambiamento in quell’uomo che, incantato,  pensò che non fosse giusto intaccare tanta purezza; ma dopo qualche attimo, incoraggiato dal futuro marito, che gliela offriva, senza batter ciglio, per l’orribile usanza dello Ius Primae Noctis, la condusse con violenza in un campo vicino, ma la fanciulla impadronendosi del suo pugnale, invece di colpire il suo carnefice, si tolse la vita, umiliata da quel Padrone per cui lei nulla era e da quel pavido che, sacrificandola, le aveva dimostrato di non amarla e meritarla. Cadde esanime tra i girasoli che, da quel giorno quel piccolo uomo, turbato dal gesto estremo, ordinò di abbattere per cancellare il ricordo di Bella.  Uno solo, però, continuò magicamente a ergersi, per martoriare la coscienza di quel carnefice impietoso.

Curiosità

L’immagine del girasole è, spesso, simbolo di movimenti ecologisti e in suo onore è nata la “Giornata Internazionale del Girasole dei Giardinieri di Guerriglia” (International Sunflower Guerrilla Gardening Day), che si celebra ogni anno il 1 maggio.

Regalarli può rappresentare gratitudine o il desiderio di trascorrere del tempo con la persona a cui si donano.

In alcune culture orientali sono considerati il simbolo dell’immortalità o come la rappresentazione terrena del Dio Sole.

Il Girasole era molto amato da Luigi XIV, fatto che non stranizza visto che veniva chiamato Re Sole, e da Oscar Wilde che lo volle come simbolo del movimento estetico da lui stesso fondato.

E’ stato magnificato dai poeti Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975,  che, peraltro, con lo pseudonimo di Clizia chiamò Irma Brandeis, una delle donne che ne ispirarono la sua poetica, e dal nostro Salvatore Quasimodo, Nobel per la Letteratura nel 1959, uno dei poeti più importanti dell’ermetismo, nato a Modica e cresciuto a Roccalumera,  che scrisse: “Il girasole piega a occidente”, con cui chiudiamo la nostra narrazione.

Il girasole piega a occidente

e già precipita il giorno nel suo

occhio in rovina e l’aria dell’estate

s’addensa e già curva le foglie e il fumo

dei cantieri. S’allontana con scorrere

secco di nubi e stridere di fulmini

quest’ultimo gioco del cielo. Ancora,

e da anni, cara, ci ferma il mutarsi

degli alberi stretti dentro la cerchia

dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno

e sempre quel sole che se ne va

con il filo del suo raggio affettuoso.

Non ho più ricordi, non voglio ricordare;

la memoria risale dalla morte,

la vita è senza fine. Ogni giorno

è nostro. Uno si fermerà per sempre,

e tu con me, quando ci sembri tardi.

Qui sull’argine del canale, i piedi

in altalena, come di fanciulli,

guardiamo l’acqua, i primi rami dentro

il suo colore verde che s’oscura.

E l’uomo che in silenzio s’avvicina

non nasconde un coltello fra le mani,

ma un fiore di geranio.

 

 

 

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