Il Massimo di Palermo, il teatro più grande d'Italia :ilSicilia.it

INAUGURATO NEL 1897

Il Massimo di Palermo, il teatro più grande d’Italia

di
27 Luglio 2020

Il Teatro Massimo di Palermo è il più grande teatro lirico d’Italia, il terzo più grande d’Europa, dopo l’Opera di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Un edificio imponente e maestoso che, con le sue architetture, domina il tessuto urbano del capoluogo siciliano, divenendone uno dei simboli più ammirati. L’importanza del Teatro Massimo è anche legata all’acustica naturale della Sala Grande. Infatti, grazie alla particolare forma dell’edificio e ai materiali utilizzati, è possibile ascoltare, in ogni punto della platea e dei palchi, musica, canto e dialoghi.

Il Teatro Massimo venne costruito, nella seconda metà del XIX secolo, periodo nel quale a Palermo i cantieri edilizi si moltiplicavano e nuove architetture si ergevano nel paesaggio urbano, trasformandone, in parte, la fisionomia. Era, insomma, un periodo, dal punto di vista architettonico e non solo, piuttosto fervido per Palermo. In tale contesto, iniziò a prendere idea l’edificazione di un grande teatro, da intitolare al re Ferdinando II di Borbone ma il progetto non decollò. Qualche anno dopo, nel 1864, quando già il capoluogo siciliano faceva parte del Regno d’Italia, il sindaco Antonio Starabba bandì un concorso: fu scelto l’architetto Giovan Battista Filippo Basile. Il terreno sul quale fu innalzato il grandioso edificio, compreso fra il Bastione San Vito e Porta Maqueda, era in precedenza occupato da diversi edifici religiosi: la chiesa di San Giuliano, la chiesa e il convento delle Clarisse di San Francesco delle Stimmate, il monastero dell’ordine Teatino e la chiesa di Sant’Agata delle Scorruggie alle Mura. Grazie alle normative del 1866 fu possibile espropriare i terreni e demolirne gli edifici. I lavori veri e propri iniziarono nel 1875. Venne utilizzata la pietra di calcarenite di Carini e per facilitare le operazioni di costruzione venne messa a punto una gru, azionata con un motore a vapore, in grado d’innalzare fino a 20 metri pietre, colonne e capitelli.

Nel 1891, Basile morì e la direzione dei lavori venne assunta dal figlio Ernesto Basile, anch’egli architetto. Il 16 maggio 1897 il Teatro Massimo venne ufficialmente inaugurato con la rappresentazione del Falstaff di Giuseppe Verdi, ergendosi in tutta la sua maestosità, con la sua imponente grandezza (ben 7730 metri quadrati) e le sue lussuose decorazioni, suscitando l’invidia di molti contemporanei. Un’invidia testimoniata, ad esempio, dai quotidiani dell’epoca come “L’illustrazione italiana” e anche dalla reazione del re d’Italia Umberto I che avrebbe esternato chiaramente il suo poco entusiasmo nei confronti dell’edificio con le seguenti parole “è troppo per una città come Palermo”, dimostrando poco rispetto verso il capoluogo siciliano e suscitando il conseguente sdegno dei palermitani.

Il complesso teatrale s’innalzava dinanzi ad una piazza, intitolata a Giuseppe Verdi, ed essendo stato concepito come un tempio della musica, come un tempio appare al visitatore. Infatti, una scalinata monumentale giunge ad un pronao di 6 colonne corinzie e il frontone s’ispira al linguaggio dell’architettura greco-romana, espressione del gusto neoclassico. Ma non è finita qui. A rendere l’ingresso ancor più solenne e maestoso è la presenza, ai lati della scalinata, di due grandi leoni bronzei cavalcati dalle allegorie della Lirica e della Tragedia. Ma c’è di più. Sull’architrave dell’ingresso troneggia la scritta “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. Una frase piuttosto significativa sull’importanza dell’arte quale faro e punto di vista privilegiato per valutare il livello di civiltà di un popolo, base essenziale per educare e formare le generazioni future. L’attribuzione della scritta è piuttosto incerta. La struttura è resa armoniosa ed elegante grazie al gusto neoclassico, alle architetture semicilindriche sporgenti e alle pareti rientranti. L’edificio è sovrastato da una grande cupola di 28,73 metri di diametro la cui sommità è dominata da un grande vaso in stile corinzio.

Superato l’ingresso, si è accolti dal foyer (l’ambiente adiacente ad una sala teatrale) che è di forma rettangolare, caratterizzato, in gran parte, da tinte molto accese e calde di color rosso ottobrino. Qui è anche possibile visionare un busto scultoreo che rappresenta l’architetto Giovan Battista Filippo Basile. Il figlio di quest’ultimo, Ernesto Basile, che completò l’opera iniziata dal padre, fu artefice della Grande Sala, per decorare la quale lavorarono diversi scultori, pittori e il produttore di arredi Vittorio Ducrot.  Degna di nota è l’opera di Giuseppe Sciuti, il quale, nel grande sipario dipinse il corteo dell’incoronazione di re Ruggero II. La sala è a ferro di cavallo e si sviluppa in 5 ordini, ciascuno di 31 palchi, oltre al loggione. La sala, in origine, poteva contenere fino a 3000 spettatori, oggi ridotti a circa 1300, per ragioni di sicurezza. La platea è chiusa in alto da un soffitto mobile a forma di fiore, costituito da 11 pannelli in tela (sarebbero i petali) che circondano un tondo. Le pitture qui presenti rappresentano l’esaltazione e il trionfo della musica. Inoltre, un sistema di carrucole e funi permette l’innalzamento dei petali, garantendo così alla sala un’areazione naturale. Infine, ricordiamo che al centro del secondo ordine di palchi si staglia il Palco reale, costituito da 27 posti e dotato di un fayer privato, chiamato “Salone del Sovrano”.

Sicuramente, dopo la Sala Grande, la sala più importante è la Sala Pompeiana, collocata nella struttura laterale e rotonda di mezzogiorno. La Sala è affrescata, circondata da 14 porte e 28 medaglioni raffiguranti teste maschili e femminili. La particolarità della sala è soprattutto determinata dal fatto che chi si trova al centro dell’ambiente sente amplificata la propria voce, mentre, nel resto della sala la risonanza è talmente forte che per chi si trova all’esterno di essa è impossibile percepire cosa venga detto all’interno.

Il Teatro Massimo di Palermo, oltre ad essere il teatro lirico più grande d’Italia, è uno degli edifici, dedicati all’arte e alla cultura, più maestosi al mondo. Con i suoi motivi architettonici, con gli affreschi, le sculture e le sue particolarità acustiche, il Teatro Massimo trasmette al visitatore un senso di magnificenza e importanza che ha accompagnato, e accompagna tuttora, la storia del capoluogo siciliano.

 

© Riproduzione Riservata
Tag:
Come se fosse Antani
di Giovanna Di Marco

La ddraunàra: i racconti di Silvana Grasso

È disponibile dal 16 luglio La ddraunàra, la raccolta di racconti di Silvana Grasso, a cura di Gandolfo Cascio ed edita da Marsilio che ripubblica così due opere, Nebbie di ddraunàra (Le Tartarughe 1993) e Pazza è la luna (Einaudi 2007).
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Zio Mariano era Stabile

Lui era di poche parole e ogni sua frase era una sentenza. Le persiane della sua finestra a balcone sono chiuse e sotto c’è soltanto un via vai di gente che si affanna per farsi notare.

I giannizzeri

A partire soprattutto dal 1850, il controllo del territorio in Sicilia diviene sempre più arduo per la gendarmeria borbonica. Gruppi armati dediti al malaffare, bande e banditi, nonostante l’inasprimento delle pene – il ricorso all’esecuzione diretta era prassi ordinaria - percorrevano senza molti contrasti le campagne siciliane e rendevano difficile garantire la sicurezza.
. Rosso & Nero .
di Elio Sanfilippo

Palermo fa acqua da tutte le parti, Orlando cambi tutto o si dimetta

I cittadini sono sommersi dall'immondizia, intere zone trasformate in discariche, lavori stradali che non finiscono mai, servizi pubblici che non funzionano, fino allo scandalo dei cimiteri dove non si capisce perché non si sono avviate le procedure per la costruzione del nuovo cimitero previsto dal piano regolatore.
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.