25 aprile 2018 - Ultimo aggiornamento alle 08.38
caronte manchette
caronte manchette

verso le politiche 2018

Il Mercatino delle Idee Usate

12 gennaio 2018

Carissimi,
Spelacchio”, fosse lui il problema? Eppure troviamo il tempo per riempirne indignati le pagine dei giornali quale esempio di scempio e di cattiva amministrazione proprio mentre in TV è iniziata la giostra mediatica o meglio il mercatino dell’usato in vista delle prossime competizioni elettorali.
Mi viene in mente Albertone vestito da frate che nella Roma papalina tenta di fermare la folla che assalta Castel Sant’Angelo per sollecitare, avida di spettacolo, la condanna a morte di Monti e Tognetti.
Il povero frate continuava a gridare: “popolo chi sei? Tu non sei niente!”

Mai tale verità fu più attuale.
Se ci pensate ci siamo lamentati per cinque anni di non aver avuto la possibilità di votare per mandare a casa i nostri governanti, abbiamo chiesto una legge elettorale che ci ridesse la possibilità di scelta dei nostri rappresentanti e siamo stati accontentati con la possibilità di scelta pari a quella dei prodotti sugli scaffali dei Magazzini GUM prima del crollo dell’Unione Sovietica.
Accendiamo di sera la televisione e scopriamo che sono ancora tutti li, con le stesse facce più o meno tirate e i capelli più o meno colorati, con le loro nuove alleanze, nuovi partiti e nuovi simboli ed è lì che in quel momento ci verrebbe di voltarci in direzione del nostro vicino per dire: “Peppino, io in questa casa ci sono già stato! Questa è la casa della Sora Gina.”
Purtroppo per noi, la “quindicina non è cambiata ed è ancora la stessa”. Certo c’è chi si affeziona all’usato sicuro ed è difficile entrare nella testa della gente e soprattutto sindacare sui propri gusti o le nascoste depravazioni, per cui al momento di votare, faremo un atto d’amore, se vi torna comodo chiamarlo così.
Il problema si presenterà subito dopo aver fatto quest’atto d’amore, quando rimarremo delusi come Re Carlo “tornato dalla guerra” dopo aver compreso che non trattavasi di un’infatuazione, vedendoci chiedere “deh, fan cinquemila lire, è un prezzo di favor”. Tranquilli pagheremo come sempre, perché è più comodo, perché trattasi di una toccata e fuga che ci permetterà per altri cinque anni di lamentarci del fatto che “le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane.”

Se solo riuscissimo ad avere la stessa tolleranza e meno ipocrisia per le meretrici, capiremmo cosa a volte si è “costretti a fare per campare”, con deliberata coscienza, ancor prima che qualcuno ci molesti.
Non venitemi però a dire che solo voi non vi eravate accorti di quale mestiere facessero? Comprendo che per qualcuno a volte basta una parrucca di colore diverso per parlare di novità, eppure, bastava chiedere in giro, diversamente secondo voi con quale faccia si tornerebbero in televisione parlando soltanto di abolire leggi devastanti che loro stessi hanno fatto?
Spiegatemi perché nelle moderne istituzioni dopo due mandati elettorali si va a casa e noi di contro continuiamo a vedere “nominati non eletti” che ci accompagnano fin dalla nostra adolescenza.
Ho curiosità di vedere i nomi dei grandi statisti inseriti nei collegi bloccati. Quali sono queste persone d’indubbio spessore, contenuto e alta moralità di cui la patria non saprebbe fare a meno? Spiegatemi perché in questo paese dove non esiste la meritocrazia e dove è difficile trovare l’uomo giusto al posto giusto, non appena ne scopriamo uno, costui deve necessariamente divenire un candidato? Perché se la giustizia è una dei pilastri fondanti a garanzia della repubblica automaticamente un bravo giudice deve smettere di esercitare il suo mestiere col rischio di diventare un pessimo politicante nelle mani dei soliti burattinai. Abbiamo bisogno di bravi giudici tanto quanto di bravi politici, siamo stufi di burattinai.
Perché dobbiamo essere sempre o “sudditi” o “tifosi”, ma mai “protagonisti”?
Perché siamo il popolo e non siamo nulla, perché questa volta per dirla come Flavio Bucci Don Bastiano che dopo aver perdonato le autorità della sua epoca che si sentivano padroni del cielo e della terra concludeva dicendo: “infine perdono te popolo, che non sei padrone di un cazzo”.
E si, “Spelacchio” è li in quella Roma non più papalina, ma comunque sempre la stessa, a far da “non protagonista o meglio protagonista suo malgrado” a differenza dei nostri noiosi primi cittadini, che si sentono padroni delle loro città e che nel loro “mondo piccolo” passano il tempo davanti le telecamere a vantarsi di qualunque cosa succeda spacciandola come un “peto di buon sapore”.

Un abbraccio Epruno.

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di Laura Valenti

Relazione terapica fra vincolo e opportunità

Nel rapporto con lo Psicologo si mettono in atto le modalità tipiche personali di rapportarsi agli altri, i meccanismi difensivi utilizzati, gli errori percettivi e come l’individuo si protegge da persone, idee o consapevolezze dolorose.