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"A Palermo fa caldo, ma qui… si dorme con la copertina di lana"

Il mio amato agosto

di
21 Agosto 2020
botindari epruno

Carissimi,

“Ahhhh a Palermo fa caldo, ma qui…”

A dire questa frase è sempre il parente, l’amico odioso che ti vuole fare pesare il fatto che lui d’estate o ancor meglio ad agosto, se ne va al villino (palermitamente inteso come billino) dove la sera si dorme con la copertina di lana, sto caz** di copertina di lana uscita fuori soltanto a Ferragosto.

Così nell’immaginario collettivo l’homo billinus trasforma il clima con la sua presenza, anche all’equatore, finanche in quei carnai di case una volta abusive fatte nelle località di mare, con criteri urbanistici simili ai criteri metrici utilizzati per la cucina di Francoforte, apri le persiane di casa tua e sei dentro casa della signora Lo Stimolo, vicina di casa, troppo vicina.

In posti in cui l’ultimo albero è stato incendiato l’estate precedente, in posti in cui l’esposizione ti permette di avere caldo anche a Natale e senza accendere i riscaldamenti, in campagne brulle dove le cicale cantano 24 ore su 24, si dorme con la copertina di lana.

L’”homo billinus” va giustificato, il sacrificio fatto una volta a “camiali” (cambiali) oggi con altri risparmi, lui se lo gode solo dieci anni in media, l’età giusta per vedere crescere i figli, in questo idilliaco presepe estivo e affidarli alla loro vita, con i loro amici, i loro interessi adolescenziali e quando si rassegnerà all’idea di non poterci più riunire la famiglia a dormire tutti insieme sotto “la copertina di lana”, prenderà atto che quel sito potrebbe essere utile quale garcionier per il figlio maschio o addirittura posto dove ritirarsi per godere della pensione a quota cento.

Ammettiamo che io creda a questa mitica copertina di lana tirata fuori per Ferragosto, ma voi avete anche un istante creduto di poter ipotecare il futuro per così lungo tempo? Oggi neanche i mutui hanno queste durate, oggi se esistono abbonamenti e fidelizzazioni, nascono dagli studi fatti che provano che tu così spenderai più soldi dei servizi che ti godrai. Quanti si sono fatti conti alla fine di qualunque stagione balneare scoprendo che sommando le volte in cui tu sei andato allo stabilimento balneare e moltiplicato per l’ingresso giornaliero avresti speso di meno dell’intero abbonamento? Oppure, quanti abbonamenti in palestra vengono sfruttati in pieno? Ora ci sarà Bastiano che mi dirà: “non è vero, io ci vado ogni giorno”.

E io rispondo: “Bastiano fatti visitare ma uno buono, perché devi avere dei problemi, oppure devi essere schiffarato, oppure hai un culu che non ti accade mai nulla”.

Razionalmente penso alla seconda casa, “il billino” dove la moglie non va a riposarsi perché deve tenere in piedi anche questa casa, penso al costo di questo sacrificio economico, penso all’idea che i miei figli mi faranno passare il prio poiché a 15 anni mi manderanno a fanc*** volendoli costringere a pensare da pensionati, mi viene di chiedervi: “ma se partiste ogni anno, 15 giorni girando il mondo, tutte le volte un posto diverso, serviti di tutto punto in albergo come ospiti di riguardo, aprendo i propri orizzonti mentali, dopo una vita di ciò, non avreste speso tanto quanto se non di meno di aver creato qualcosa che lascerete e non si godrà nessuno?”

Certo, forse non trovare la copertina di lana a quelle latitudini, ma quanta bile in meno? È vero, dovreste rinunciare a godere dell’invasione del fumo del barbecue del signor Lo Stimolo, nella vostra camera da letto, vivreste una vita senza poter ostentare lo status di coloro che hanno la casa estiva dove deportano la famiglia.

Di contro (e qui mi sento coinvolto) evitereste di rompere tutte le amicizie, pretendendo che i vostri amici vengano ogni anno a trovarvi la sera al “billino”, sperduto tra i dedali di traverse e traversine di lottizzazioni da una notte, per portarvi stressati il gelo di melone (i gelati si squagghianu nella ricerca del luogo esatto), mentre voi riposati, con il vostro sandaletto, il calzino corto, il pantaloncino e canottiera d’ordinanza combattete zanzare e zappaglioni, accogliendoli con la frase d’ordinanza: “mettetevi comodi”.

Si, a Palermo fa caldo e me lo tengo perché nel mio corredo non esistevano le “copertine di lana”.

Un abbraccio, Epruno

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