"Il Muro" a Capo d'Orlando, in mostra le opere di Mauro Cappotto | FOTO :ilSicilia.it
Messina

Sabato 9 novembre

“Il Muro” a Capo d’Orlando, in mostra le opere di Mauro Cappotto | FOTO

31 Ottobre 2019
Mauro Cappotto, Il Muro
Mauro Cappotto, Il Muro
Mauro Cappotto, Il Muro
Mauro Cappotto, Il Muro
Mauro Cappotto, Il Muro

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Sabato 9 Novembre, presso gli spazi della pinacoteca LOC (Laboratorio Orlando Contemporaneo) di Capo d’Orlando, si svolgerà la mostra intitolata “Die Mauer, The Wall, Il Muro. Inserire il paesaggio manca il cielo“, realizzata dall’artista Mauro Cappotto e che ricorre nel giorno della caduta del muro di Berlino del 1989.

In mostra numerose opere e installazioni che raccontano un percorso di scavo nella memoria che si confronta con l’attualità.

Il punto di partenza, che unisce documentazione a ricostruzione della propria esperienza artistica, è la ricerca che Cappotto negli anni dal 1984 al 1986 ha realizzato a Berlino. Punto di vista privilegiato dell’artista sono gli osservatori di legno che da Berlino Ovest consentivano di “osservare” al di là del muro.

Mauro Cappotto, Il Muro
Mauro Cappotto

Un osservatorio è un radar, un palco, un rifugio, un promontorio, una posizione penultima, una chance. È il punto da cui si disegna, coraggiosa, una prospettiva. Pulpito, trampolino, scala, volo senza paracadute, linea infinita. E ancora, soprattutto, spazio di meditazione. Tregua.

Da Berlino Est si sbirciava la vita di Berlino Ovest, e viceversa. Bastava arrampicarsi su quei trespoli, oggi scomparsi. Memoria e rito Cappotto nutre, con una buona dose di delicatezza poetica, un immaginario popolato di memorie collettive, storie di provincia, pagine metropolitane, rituali consumati e rigenerati.

Qui un orizzonte di preziose tesserine, vestite di resina, ripete l’immagine  dell’osservatorio, mischiandolo con frammenti di luoghi, giorni, memorie. E dinanzi a questa linea imperfetta – che a un certo punto si spezza sulla parete a fianco, mettendo in movimento lo spazio – la foto di uno scorcio d’azzurro, tra mare e cielo, diventa il paesaggio che dall’alto si scruta. Oltre la siepe, oltre la visione costretta o limitata. Lo sguardo, quando si proietta libero, è esercizio di resistenza, possibilità inaudita, sfondamento e raccoglimento.

 

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