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LA STORIA

Il Palazzo della Zisa, un capolavoro d’ingegneria

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31 Luglio 2020

Il Palazzo o Castello della Zisa è uno dei monumenti più importanti della Palermo arabo-normanna e nel 2015 l’Unesco lo ha pure riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità. Il palazzo della Zisa è il castello dei tesori e delle sorprese, infatti, il complesso palaziale fu realizzato con un sistema di refrigerazione piuttosto ingegnoso: è lo stesso edificio a creare aria fresca. Ma innanzitutto cerchiamo di capire quale fosse la funzione originaria di questo stupendo monumento.

Il palazzo della Zisa fu edificato nel XII secolo, in particolar modo i lavori iniziarono nel 1165 per volere del re normanno Guglielmo I e terminarono diversi anni dopo sotto il regno di Guglielmo II. Oggi l’edificio si trova inserito nel tessuto urbano di Palermo ma fu pensato come residenza estiva dei sovrani normanni, tant’è vero che venne costruito in un terreno che all’epoca si trovava al di fuori delle mura cittadine, circondato da un paesaggio verdeggiante grazie all’immenso parco reale Genoardo (cioè “Paradiso della terra”). Nell’area del parco, voluto dal conte Ruggero, i sovrani normanni, realizzarono edifici, quale la Zisa, per rinfrescarsi ma anche per svagarsi e rilassarsi, come dimostra d’altra parte la presenza di padiglioni di caccia, di laghi artificiali e peschiere.

I sovrani normanni apprezzavano molto i costumi e la cultura musulmana, un’influenza che traspare anche dagli stili architettonici adoperati per la Zisa. Il complesso palaziale, realizzato con pietre ben squadrate, presenta una pianta a forma di parallelepipedo e nei due fianchi dell’edificio vi sono le “torri del vento”, delle torrette strette e leggere. Le mura esterne sono tappezzate da arcate ogivali a più rincassi. Tra i numerosi ambienti del palazzo spicca la “Sala della Fontana”. Quest’ultima, ubicata a piano terra, è di grande suggestione. Traspare in modo evidente l’influenza orientale, infatti, le pareti, scandite da colonnine e nicchie, sono ricoperte da mosaici e marmi dove numerosi sono i motivi floreali stilizzati. Pure attraverso la tecnica musiva furono realizzati tre medaglioni a fondo d’oro, in quello centrale vengono rappresentati degli arcieri, invece, in quelli laterali sono raffigurati degli animali con delle palme stilizzate. I soffitti si sviluppano secondo lo stile musulmano a muqarnas: si tratta di una tecnica decorativa consistente nel suddividere la superficie in numerose nicchie di dimensioni ridotte. Il palazzo, nella cui realizzazione vi lavorarono anche maestranze musulmane, venne soprannominato “la Zisa”, termine proveniente dall’arabo “el-Aziz” che vuol dire “la splendida”.

Intorno al nome “Zisa” si è pure elaborata una leggenda, secondo la quale dei diavoletti, che sono raffigurati sui soffitti della “Sala della Fontana”, ogni tanto si divertirebbero ad uscire dal palazzo per passeggiare tra le strade di Palermo portando un po’ di aria fresca. In questo modo, è molto difficile contare tutti i diavoletti in movimento e per tale motivo non si riesce ad infrangere l’incantesimo che proteggerebbe un grandioso tesoro nascosto nelle viscere del Palazzo. E sempre secondo la leggenda, a nascondere tale tesoro sarebbero stati due giovani innamorati libici, Azel Comel ed El-Aziz, i quali sarebbero scappati dalla propria terra d’origine perché l’emiro, il padre di Azel, era fortemente contrario al matrimonio tra i due giovani, i quali andarono incontro ad un tragico destino. Infatti, la madre di El-Aziz si suicidò poiché non resistette alla lontananza della figlia. Quest’ultima, appresa la notizia del decesso materno, morì per il dispiacere e lo stesso tragico destino spettò ad Azel Comel. In sostanza, i due giovani innamorati, una volta arrivati a Palermo, prima di morire avevano avuto soltanto il tempo di ordinare l’edificazione del palazzo, il cui nome, la Zisa, sarebbe derivato dal nome della ragazza, El-Aziz. Inoltre, il loro immenso tesoro rimase custodito nel castello: solo chi riuscirà a contare tutti i diavoletti sarà in grado di prenderne possesso.

Il palazzo della Zisa, in quanto residenza estiva, doveva garantire, ai sovrani normanni e alla corte, refrigerio e benessere durante i mesi della calura estiva. A tal fine gli architetti cercarono degli stratagemmi. Innanzitutto, il Palazzo venne esposto a nord-est in direzione del mare, in modo tale che la frescura marina potesse facilmente investire le architetture ed entrare nei tre portali della facciata. Si escogitò anche dell’altro. All’interno del castello fu realizzata una fontana e l’acqua, che sgorgava in continuazione, rendeva l’aria piuttosto umida. Aria che circolava nei diversi ambienti del Palazzo attraverso dei canali che si ramificavano all’interno delle mura e trovavano sbocco mediante delle aperture che si articolavano sulle pareti. Potremmo dire che gli architetti, attraverso queste condotte di ventilazione, riuscirono a realizzare un vero e proprio sistema di condizionamento paragonabile, per certi versi, a quelli odierni, ma con la differenza rispetto a quest’ultimi, che si trattava di un impianto molto più ecosostenibile. Infine, le due torri del vento, avevano la funzione di convogliare le correnti ventose spargendole all’interno del palazzo. Questo ulteriore stratagemma ideato dai progettisti, insieme alla fontana e al sistema delle condotte, permetteva agli ospiti della Zisa di trascorrere le afose giornate estive palermitane in un clima piacevole e fresco.

Il Palazzo della Zisa è uno dei più grandi capolavori dell’architettura medievale siciliana, appartenente al percorso arabo-normanno di Palermo, che comprende ben 7 monumenti (compresa la Zisa), oltre alle cattedrali di Monreale e Cefalù. La Zisa è scrigno di bellezze e leggende. Il lavoro delle maestranze, pensiamo ad esempio ai mosaici a sfondo d’oro, venne impreziosito ulteriormente dall’abilità di architetti e ingegneri, i quali, attraverso la realizzazione degli ingegnosi sistemi di refrigerazione, riuscirono a creare un’oasi di frescura nella calura estiva siciliana, facendo del Palazzo della Zisa un incredibile capolavoro d’ingegneria.

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