Il pm Di Matteo "assolve" Massimo Ciancimino: "Contro di lui opinioni malevole ed esagerate" | ilSicilia.it :ilSicilia.it
Palermo

le dichiarazioni al processo "Trattativa"

Il pm Di Matteo “assolve” Massimo Ciancimino: “Contro di lui opinioni malevole ed esagerate”

20 Dicembre 2017

“Oggi, al di là delle sue evidenti e gravi colpe, Massimo Ciancimino è diventato oggetto di vere campagne di opinione malevole ed esagerate su cui si accaniscono coloro che non gli hanno mai perdonato il peccato originale delle sue dichiarazioni: avere smosso le acque che dovevano restare immobili e i fatti sepolti nell’ombra dei segreti di Stato”.

Lo ha detto il pm Nino Di Matteo nel terzo giorno della requisitoria del processo sulla trattativa Stato-mafia parlando del super teste e imputato Massimo Ciancimino, attualmente detenuto.

“Massimo Ciancimino è un personaggio molto controverso – ha aggiunto – Non è vero che questo processo è stato fondato e imbastito solo sulle sue affermazioni anche se è stato certamente un testimone importante e privilegiato dei rapporti tra Vito Ciancimino e i vertici dei carabinieri del Ros”.

“Le sue prime dichiarazioni – ha proseguito Di Matteo – hanno consentito il recupero di memoria da parte di alcuni personaggi che quegli anni hanno vissuto e che fino a quel momento avevano taciuto, anche quando chiamati a testimoniare nei processi. Ad esempio Liliana Ferraro, Claudio Martelli e Luciano Violante”.

Dopo le considerazioni sul testimone Massimo Ciancimino, che è anche imputato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, il pm Nino Di Matteo, al terzo giorno della requisitoria, ha parlato della seconda fase del patto che pezzi delle istituzioni, attraverso i carabinieri del Ros di Mario Mori, avrebbero avviato con Cosa nostra.

“Dopo l’esosità delle richieste presentate da Riina col papello e preso atto dell’impossibilità della loro accettazione, l’attenzione dei carabinieri si orienta verso Provenzano. Provenzano sapeva che – ha sostenuto Di Matteo – Vito Ciancimino stava parlando con i carabinieri e i carabinieri sapevano che il referente diretto di Ciancimino era Provenzano”.

Nella ricostruzione dell’accusa, dunque, dopo la strage di via D’Amelio la trattativa si evolve: l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, dopo averlo concordato con Provenzano, predispone una controproposta da presentare allo Stato, il cosiddetto contropapello. Ma dopo la morte di Paolo Borsellino il dialogo tra Ciancimino e il Ros ha anche un altro obiettivo: la cattura di Riina, “per togliere di mezzo – spiega Di Matteo – quel terminale scomodo, che pretendeva tutto e subito quello che certamente non si poteva concedere”.

Mario Mori

“Gli odierni imputati – ha detto Di Matteo riferendosi all’ex capo del Ros Mario Mori e agli altri carabinieri imputati – hanno sempre falsamente spostato a dopo la strage di via D’Amelio i contatti e i dialoghi con Vito Ciancimino. E lo hanno fatto per un solo, semplice, motivo: erano ossessionati dal timore di essere considerati, in seguito alla scellerata iniziativa di trattare con la mafia, i responsabili morali del rafforzamento dell’attività stragista di cosa nostra, voluta da Salvatore Riina, e che causò quell’accelerazione improvvisa che portò all’omicidio di Borsellino, il 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la strage di Capaci”.

Tag:
Blog
di Renzo Botindari

“Loro non Cambiano”

Quello che ancora oggi mi sconvolge guardando la pubblica amministrazione (la cosa pubblica in genere) è l’incapacità di fare pulizia e giustizia, eppure la cosa pubblica siamo noi.
Wanted
di Ludovico Gippetto

La Fontana di Ventimiglia… va a ruba!

A Ventimiglia di Sicilia, un piccolo comune della provincia di Palermo che conta 2.200 abitanti, in una notte del 1983 nessuno si è accorto di strani movimenti attorno ad una fontana...
LiberiNobili
di Laura Valenti

Arrabbiarsi non è un male

La rabbia fa bene quando dà la motivazione, la spinta vitale verso l’evoluzione, altrimenti diventa espressione di una tragica considerazione di se stessi sia da parte dell’individuo sia da parte dell’interlocutore.
Sanità in Sicilia
di Salvatore Corrao

Cos’è la Medicina interna e perché può essere una risorsa per il Sistema sanitario nazionale

Un grande maestro il professore Giacinto Viola scriveva sul suo trattato di Medicina Interna del 1933: “in Clinica tutto è improvvisazione, caso per caso, e gli ammalati così diversi sempre, anche quando hanno la stessa malattia, sono poi così mobili nei loro sintomi e fatti obiettivi, che spesso ciò che di essi si dice alla sera non è più vero al mattino”.