Il reflusso gastroesofageo deriva da un disturbo da costrizione organizzativa :ilSicilia.it
Catania

Una lettura psicosomatica dei sintomi e qualche consiglio utile

Il reflusso gastroesofageo deriva da un disturbo da costrizione organizzativa

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18 Luglio 2019

Il reflusso gastroesofageo è una definizione riferita a un fastidioso bruciore che si avverte allo stomaco. Questo sintomo è chiamato pirosi ed è caratterizzato dalla percezione di cattiva digestione e dalla risalita del contenuto gastrico nell’esofago, anche detto rigurgito acido. Tali sintomi si manifestano, per lo più, dopo un pasto. Da questo si deduce l’ipotesi di un collegamento tra tipologia di alimento assunto e reflusso gastroesofageo. Una dieta antireflusso può aiutare a contrastare questi disturbi. Tra i cibi incriminati ci sono:

  • Cibi ricchi di grassi (soprattutto colesterolo), poiché il grasso alimentare diminuisce la pressione dello sfintere esofageo inferiore aumentando il tasso di esofageo inferiore transitorio rilassamento dello sfintere e ritarda lo svuotamento gastrico
  • Cibi piccanti, a cui è attribuibile l’irritazione diretta della mucosa esofagea inferiore che già infiammata può aggravare il bruciore di stomaco. La capsaicina contenuta nel peperoncino è stato dimostrato che ritardare lo svuotamento gastrico aumentando rischio e sintomatologia del reflusso gastroesofageo.
  • Sale, soprattutto in grandi quantità inibisce l’attività del motore gastrico e anch’esso ritarda lo svuotamento gastrico
  • Alcol, aumenta la secrezione acida
  • Carboidrati complessi aumentano l’acidità gastrica

Non è solo il tipo di alimento a incentivare l’insorgenza del reflusso gastroesofageo. Sono chiamate in causa anche le cattive abitudini alimentari, come mangiare velocemente, in modo irregolare e in quantità abbondante (soprattutto, la sera, prima del sonno). La prima digestione avviene in bocca e trascurare la masticazione può portare a un incremento delle problematiche del di questo tipo di patologia. È importante non appesantire lo stomaco o rallentare il movimento gastrico.

La giusta alimentazione per ridurre il rischio di reflusso gastroesofageo è composta da:

  • un giusto apporto di proteine (uova, pesce, carne bianca, latticini magri)
  • carboidrati semplici, se possibile integrali e in quantità limitate
  • vitamina C
  • cereali
  • patate
  • frutta, preferibilmente non agrumi
  • verdura (a esclusione dei pomodori)

Per ogni pasto principale, è fondamentale accompagnare almeno una porzione di verdure (che possono essere assunte a volontà) sia associate ai carboidrati che alle proteine (Eleonora Gavino).

Per affrontare i problemi gastrici in modo olistico non possono mancare i rimedi floriterapici, capaci di agire sul versante psicosomatico del problema. Tali sintomi, infatti, dal punto di vista metamedico, sono in relazione con un sentimento di rabbia per non sentirsi rispettati o perché si considera ingiusta la situazione che si vive. La domanda da porvi è: Qual è la situazione che non potete digerire e che vi suscita molta rabbia? Che cosa non potete assolutamente accettare, per cui avete un rifiuto radicale?

Può trattarsi di una circostanza in cui ci si sente usati, non rispettati, traditi, trattenuti, obbligati, in pericolo e che, quindi, costringe… Non è un caso isolato, è molto frequente che le patologie psicosomatiche siano associate a un disturbo da costrizione organizzativa in cui gli schemi che si seguono sono come delle prigioni per una personalità che vorrebbe totalmente l’opposto oppure che non riesce a ribellarsi a determinati script perché nutre, poi, sensi di colpa invalidanti. Tutto questo può colpire nel più profondo dell’essere al punto da togliere persino il piacere di mangiare, perché è come se si ingerisse tossicità ogni volta. Questo è in risonanza con esperienze vissute nell’infanzia, per esempio con la madre. Dal momento che la moglie, se si tratta di un uomo, rappresenta l’autorità (come la madre, quando era bambino) rivive ogni giorno la stessa costrizione con rabbia e rifiuto ma anche con passività e repressione (Claudia Rainville).

I fiori consigliabili sono i seguenti, anche se vanno commisurati alla personalità individuale:

Pine è utile quando la digestione è rallentata o bloccata anche mangiando pochissimo.

Gentian si usa se si avverte una sensazione di “pietra sullo stomaco” qualche ora dopo il pasto. È il fiore di Bach che stimola fegato e cistifellea.

Holly va assunto in presenza di fitte, crampi, nausea e bocca acida al risveglio.

Impatiens è prezioso nelle gastriti acide con secrezione anticipata che si calmano solo ingerendo piccoli pezzi di pane o altri alimenti assorbenti.

Cherry Plum, è il fiore da assumere se si digerisce male a cause di tensioni sul lavoro mentre chi avverte fitte allo stomaco quando è in ansia userà Chicory.

Crab Apple e Beech, si usano per attenuare la reattività della mucosa intestinale.

Chamomile è il fiore californiano da usare se il mal di stomaco si presenta nei momenti di nervosismo o di contrarietà.

Per i casi in cui l’intestino aggrava i disturbi gastrici: la cattiva digestione, spesso, nasce anche da un intestino disturbato. In questi casi il primo fiore da prendere in considerazione è l’himalayano Well Being, per riequilibrare il funzionamento del duodeno e dell’intestino tenue. A esso andranno aggiunti l’australiano Green Essence per eliminare l’eccessiva fermentazione e il fiore di Bach Crab Apple, per attivare la depurazione.

Se anche l’intestino è irritato, si raccomandano gli australiani Bottlebrush (per chi soffre di colon irritabile) e Red Grevillea, per decongestionare la valvola ileo-cecale.

La composizione di fiori di Bach non deve superare un certo numero di fiori e, se unita a fiori di origini diverse, occorre variarne l’assunzione. Si raccomanda di affidarsi alle cure di un esperto.

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