Il senso del rossetto :ilSicilia.it

Il senso del rossetto

di
26 Ottobre 2020

Mi ostino a truccare le mie labbra con il rossetto, anche se in pochi lo vedranno. Tra l’altro, le mascherine che si avvicenderanno sul mio volto verranno inevitabilmente imbrattate. Si tratta di un atto di ribellione al clima che viviamo e a quella me stessa che, durante il lockdown, indossava sempre gli stessi vestiti ed era arrivata al fondo della sua sciatteria? Ebbene, eravamo solo agli inizi.

Non ci sono più i cori dai balconi, gli arcobaleni, i palloncini a forma di cuore: siamo nel pieno del ritmo frenetico delle nostre vite, anche se il pericolo adesso è vicino, prossimo, possibilmente nello stesso pianerottolo o già dentro, serpeggiante nei nostri appartamenti. Le sirene delle ambulanze irrompono giorno e notte. Si avvicinano. Non c’è tempo per riflettere, si deve correre, raggiungere il posto di lavoro, trovare posteggio, arrivare trafelati. In isolamento ci stanno i positivi conclamati o i partecipanti al Grande Fratello Vip (Vip? Ma chi sono?), che, come i giovani dell’allegra brigata del Decameron stanno rinchiusi insieme, ma non ci raccontano storie con fabula e intreccio, analessi e prolessi, ellissi. Non ci fanno ridere, non lasciano schiudere la nostra immaginazione.

Li vediamo con i volti disfatti, loro che hanno fatto tanto e speso tanto in palestre e chirurgia plastica. Le loro storie assomigliano di più a ciò che per oggi si intende una storia: quella istantanea di Facebook o Instagram, senza trama e senza una sapiente narratore. Eppure, mentre un Paese si ammala, è in rivolta, mentre un Paese sta morendo, si ha l’ardire di proporre una trasmissione come questa, dove l’isolamento non è pensato come un momento di riflessione e creatività, ma come un modo per dire alla gente: «Guarda, spia la vita degli altri: la tua è troppo insignificante!».

E a guardare quelle facce finte (oddio, non è che proprio stia appiccicata alla tivù), nell’ostentazione di una giovinezza costruita a tavolino, nel loro tentativo di procrastinare la vecchiaia per sentirsi immortali, ci vedo i segni della morte che si insinua grottesca in mezzo al botulino dei loro volti da fantocci. Eppure Ulisse aveva rinunciato al dono dell’immortalità che gli aveva proposto la ninfa Calipso; prima di lui, Gilgames. Gli antichi già volevano dirci che gli abbracci, gli addii, le gioie degli affetti più cari, le nostre rughe sul volto siamo noi.

Nella società di oggi, la morte è inattuale, nonostante le sirene delle ambulanze e gli assistenti sanitari rivestiti di scafandro bianco, gli ospedali al collasso e la paura dilagante. La morte è antiquata: si preferisce educare i bambini a vestirsi da streghe e diavoli per festeggiare Halloween, una festa importata, piuttosto che portarli al cimitero dai defunti perché potrebbero rimanerne traumatizzati. Evocando le streghe, indossando l’abito della morte no, di sicuro. Ma i defunti, le ascendenze familiari sono appunto antiquati, roba lugubre, per l’appunto. I morti però sono sotto ai nostri piedi, sarebbero i giganti sulle cui spalle noi nani potremmo guardare più lontano, ma siamo ciechi, siamo sordi mentre rincorriamo l’immortalità, trastullandoci in un benessere apparente che probabilmente, con la crisi in corso, è già svanito.

Dante Gabriele Rossetti, Proserpina

Tra qualche giorno ricorrerà la Commemorazione dei Defunti, per fortuna ancora molto sentita in Sicilia, senza la fiera quest’anno, giustamente e purtroppo. Se le ordinanze non lo vieteranno, molti di noi si recheranno al cimitero, sottoponendosi a quella “corrispondenza di amorosi sensi” che il poeta Ugo Foscolo riteneva ‘celeste’, senza contemplare la presenza di un Dio o di dèi e forse per questo più significativa. Assaggeremo i frutti di Martorana, inconsapevoli di assaggiare in realtà i chicchi di melograno che Ade aveva fatto mangiare a Proserpina per ricondurla a sé, per sei mesi l’anno, quelli dell’autunno e dell’inverno. E in autunno, non a caso, si festeggiano i morti perché il mito risponde sempre ai nostri cicli vitali: se lo ascoltassimo, sapremmo meglio vivere e meglio accettare l’inevitabile.

Lo scrittore serbo Danilo Kiš nel suo racconto intitolato Enciclopedia dei morti immagina un grande catalogo dove si annoverano tutti i morti sconosciuti dal 1789, le loro vite dimenticate, quei nomi che non faranno la Storia, ma sono la storia, quelle vite di cui non sapremmo mai nulla che però sono la loro ‘storia’ perché “ogni cosa umana è sacra”. Seguendo questo principio, divento più clemente e ritrovo una certa umanità anche nei concorrenti di una trasmissione che non vedrò mai. Riscopro anche il senso del mio rossetto che vuole urlare la vita, che, come un seme seppellito in autunno, risplenderà di bellezza rinascendo in primavera, quando questa deciderà di ritornare.

© Riproduzione Riservata
Tag:

Se sei donna

di Mila Spicola

Tre donne siciliane che hanno fatto la Storia

Conosciamo in tanti la storia di Franca Viola, di Alcamo, che nel 1968, appena diciottenne, sostenuta dalla sua famiglia, rifiutò un matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane.

Blog

di Renzo Botindari

Dopo Tanta Primavera è Giusto che Giunga l’Estate

Gli uomini invecchiano. I tempi cambiano e risulta naturale, necessario, saggio il cercare di andare avanti. Occorre metabolizzare i buoni e soprattutto i cattivi momenti, ma per evitare muri, divisioni ideologiche o di principio, non bisogna avere paura dell'alternanza e della necessità di dare una chance a chi vuole guadagnarsela sul campo. Nessuno è custode della verità assoluta.

Fenomeno serie tv

di Michele Lombardo

Remake e Reboot: un fenomeno in crescita

Non è certo un fenomeno nuovo, ma negli ultimi anni con l'avvento delle piattaforme streaming e il conseguente aumento della produzione di serie tv, i remake e i reboot ( in italiano rifacimento e riavvio) sono diventati molto frequenti. La differenza tra i due termini è sostanziale:

In Primis la Sicilia

di Maurizio Scaglione

Vota e fai votare…. ma pensa con la tua testa

Vi ricordate quando, parliamo anni 60 e 70 , durante il periodo elettorale,  passavano per i quartieri le vecchie Fiat 600 con il megafono montato nel portabagagli sul tetto e gridavano con voce decisa, vota e fai votare Pinuccio Tal dei tali, per il tuo futuro , per il futuro dei tuoi figli, per il lavoro

Fuori dal coro

di Pietro Busetta

Il colpo di mano sull’autonomia differenziata

Subdolamente con un inserimento nella legge di bilancio sta passando l’autonomia differenziata. Si tratta di un collegato alla legge di bilancio fatto passare nella notte che sta riportando il tema dell’autonomia in corsa per essere approvato.

Alpha Tauri

di Manlio Orobello

Il Re traditore

Il 2 giugno 1946, con la proclamazione della Repubblica Italiana veniva scritta la parola fine alla monarchia e con essa alla guida dello stato  da parte della casa Savoia.

Blog

di Alberto Di Pisa

Democrazia diretta e indiretta

Di recente Grillo ha dichiarato di non credere in una forma di rappresentanza parlamentare ma nella democrazia diretta citando in proposito il referendum come il massimo dell’espressione democratica.