Il Solstizio d'inverno: un inno alla luce che unisce i popoli :ilSicilia.it

Quest'anno il 22 dicembre

Il Solstizio d’inverno: un inno alla luce che unisce i popoli

di
21 Dicembre 2019

Quest’anno il Solstizio d’inverno cade il 22 dicembre, ma cosa significa etimologicamente e perché è diventato una “festa” celebrata in tutto il mondo? Il termine solstitium, dal latino solstitium, composto da Sol, “Sole”, e sistere, “stare fermo”, indica una apparente sosta in cielo del nostro astro. Gli antichi romani celebravano, nello stesso periodo, la festa del “Sol invictus” (il Dies natalis solis invicti), simbolo di rinascita che attesterebbe l’origine pagana del Natale.

Ma cosa c’entra il Natale col Solstizio?
Nell’antica Roma, nei giorni tra il 17 e il 23 dicembre, si festeggiavano i Saturnalia, dedicati al dio dell’agricoltura, in cui, oltre a scambiarsi piccoli regali, era previsto, anche, un gioco di ruolo in cui lo schiavo diventava princeps e, indossando la maschera, ne assumeva tutti i poteri, a dimostrazione dell’antico stato di uguaglianza tra gli uomini.

Il 21 dicembre era ed è una data molto attesa nel santuario neolitico di Stonehenge in cui si celebra, fin dall’Età del Bronzo, la festa pagana di Yule, tra falò e formule magiche. Simbolo del Solstizio è il vischio che un tempo veniva tagliato, benedetto dai druidi, i sacerdoti celtici, e continua a esser raccolto in questo magico periodo dell’anno anche in Inghilterra.

Da non dimenticare, però, le meravigliose Stonehenge d’Italia: Petre de la Mola sulle Dolomiti Lucane; Monte Stella nel Cilento, con un calendario chiamato “Preta ru Mulacchio” che in dialetto significa “Pietra del Figlio Illegittimo” perché associato, anche, ai riti di fertilità; i Megaliti del Belìce che, risalenti al 1700 a.C, sono delle grandi lastre a forma di triangolo che hanno lo scopo di osservare la posizione del Sole quando sorge nel giorno del Solstizio d’inverno e in quello d’estate.

Un discorso a parte merita l’Altopiano dell’Argimusco, il sito più suggestivo, a ridosso del grande bosco di Malabotta e sopra Montalbano Elicona, sacro agli amanti di questa celebrazione dove esoterismo, alchimia, vita, morte sono uniti da un fil rouge e in cui i primi chiarori del sole nascente vedono, come nei secoli passati, il popolo del Solstizio arrivare sin dalle 4 del mattino, disporsi sopra le rocce, con la fronte al sole, raccolti in meditazione ad aspettare, ascoltare, guardare.

Passando in India, le celebrazioni del Solstizio vanno sotto il nome di Makar Sankranti e iniziano nel momento in cui il sole entra nel segno del Capricorno. I bambini si vestono con colori sgargianti per aiutarlo a riprendere le forze e con fiaccolate, danze e ricette speciali si scacciano le tenebre della notte più lunga dell’anno. Anche la festa induista di Pancha Ganapati, in onore del dio elefante Ganesh, cade nel periodo del solstizio astronomico e dura dal 21 al 25 dicembre. Le case dei fedeli, in questa ricorrenza, vengono decorate con immagini della divinità, lumini e foglie di banano, una specie di lunghissima notte di Natale per i bimbi a cui vengono offerti di continuo piccoli doni che, depositati ai piedi del dio, sono aperti solo alla fine.

Si perdono nel tempo le origini della festa iraniana di Shabe Yaldā: la sera del 21 dicembre si festeggia la nascita di Mithra, dio persiano del sole e del bene; questo rituale ancora diffuso nell’Iran moderno, anche se ha perso l’originale significato religioso, vede famiglie e gruppi di amici passare la notte insieme, raccontando storie e leggendo poesie davanti a un banchetto di frutta fresca in cui non devono mancare angurie e melograni, rossi come il sole.

Secondo una leggenda giapponese, invece, l’inverno è dovuto alla prigionia della dea del sole Amaterasu, rinchiusa dalle altre divinità in una grotta. La sventurata riesce a fuggire solo dopo alcuni mesi, proprio in coincidenza con il Solstizio. Per ringraziarla dei suoi sforzi, i fedeli shintoisti si recano in pellegrinaggio al santuario di Ise Jingu dal 15 al 25 dicembre, per offrirle cibo e comporre haiku in suo onore.

Augurando buon Solstizio e buona luce a tutti, vi lasciamo con uno dei canti tradizionali di Yule, quello del Re Bambino nato in inverno, che ne riassume lo spirito:

Regina del Sole, Regina della Luna
Regina dei corni, Regina dei fuochi
Portaci il Figlio della Promessa.
E’ la Grande Madre che Lo crea
E’ il Signore della Vita che è nato di nuovo!
L’oscurità e la tristezza vengono messe da parte quando il Sole si leva di nuovo!
Sole dorato, delle colline e dei campi,
illumina la Terra, illumina i cieli,
illumina le acque, accendi i fuochi!!
Questo è il compleanno del Sole,
io che son morto, oggi son di nuovo vivo.
Il Sole bambino, il Re nato in inverno!

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