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l'analisi

Il Sud perde sempre al casinò delle elezioni

di
31 Luglio 2022
Pietro Busetta

Che cosa si deve augurare il Sud alle prossime elezioni? Vediamo di analizzare cosa potrebbe accadere se vince una coalizione o l’altra.

Se, come tutti i sondaggi prevedono, dovesse vincere la destra, o meglio il centrodestra, il programma di governo che i partiti della coalizione, fondamentalmente Fratelli d’Italia, che si prevede possa esprimere anche il presidente del consiglio, Lega Nord, e Forza Italia più i piccoli cespugli che stanno sotto i grandi alberi, al di là dei proclami che riguardano a parole il Mezzogiorno, hanno un progetto molto articolato e preciso che è quello dell’autonomia differenziata, che statuirebbe che è legittimo che vi sia un paese di serie A e uno di serie B.
Uno in cui i diritti di cittadinanza siano ad un livello superiore ed uno invece, il Sud, in cui siano ad un livello inferiore.

Parlo della sanità, della scuola e della formazione, della infrastrutturazione.
E poco ci consola il fatto che nel 2017 la Meloni dichiarava in modo incontrovertibile, in una intervista a Libero, che l’autonomia differenziata sarebbe significato spaccare il Paese, perché con la realpolitik che la contraddistingue evidentemente non potrà che accettare quella che per la Lega e per i governatori del Nord è diventato l’unico modo per salvaguardare i loro servizi, finanziandoli con la spesa storica, che nel caso in cui l’autonomia differenziata non si attuasse diventerebbe, come lo è ora, anticostituzionale.

Se invece dovesse vincere il centro sinistra, in particolare un raggruppamento formato da PD con il supporto più o meno ampio di Calenda ma anche di Renzi, tale deriva sarebbe conseguita ugualmente considerato che il premier Draghi, al quale programma si richiamano i partiti in questo raggruppamento, ha in modo molto preciso richiamato l’autonomia differenziata nel discorso alle Camere finale.
In più si avrebbe la cancellazione definitiva del progetto sul ponte sullo Stretto, avversato da sempre dal PD e dalle frange più a sinistra di Leu, nonché dei Cinque Stelle, che probabilmente però non farebbero parte del raggruppamento vincente.

Il ponte a parole è un progetto inserito nel programma del centrodestra ma non mi pare che qualcuno si straccerebbe le vesti se invece dovesse essere bloccato.
Quindi il Sud perde in ogni caso, perché in nessuno dei due raggruppamenti esiste come nel centrodestra, una forza localistica che difenda i suoi interessi come fa la Lega Nord con molta determinazione e parecchio successo.
Per questo esiste l’esigenza di una forza che si carichi le problematiche del Mezzogiorno, sufficientemente forte da condizionare perlomeno una delle coalizioni. All’orizzonte non mi pare che vi sia nulla di consistente che stia sorgendo, mentre l’esperienza dei Cinque Stelle, che doveva rappresentare una difesa di alcuni interessi precipui del Sud, va sempre più diventando una forza minoritaria e probabilmente di opposizione. Per questo la eventualità che in ogni caso il Sud perda è elevatissima e la gente questo lo ha capito rispondendo con un astensionismo che probabilmente aumenterà ulteriormente.

Pietro Massimo Busetta

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