16 luglio 2018 - Ultimo aggiornamento alle 12.38

Il trasformismo oltre la coerenza: la politica siciliana alla ricerca di una poltrona

1 ottobre 2017

Manca veramente poco, pochissimo. Il termine ultimo dei partiti, che vorranno presentarsi alle elezioni regionali, per presentare le liste dei candidati sarà il 5 ottobre. E  così avrà fine il mercato dei candidati.

Questi ultimi giorni però, sono e saranno caratterizzati per molti leaders di partito dalla ricerca spasmodica e disperata del candidato o in alcuni casi dei candidati buoni per chiudere le liste nelle varie province.

Perché, vedete, i politici non sono fessi e non vogliono andare al macello, quindi cercano un posticino quantomeno con più possibilità di farcela. E se ne fregano delle appartenenze e dei partiti. Ma perché, dovrebbero?

Ormai l’ambizione e l’arrivismo sono tristemente prevalenti nel nostro sistema sociale, familiare, lavorativo. Certe volte vediamo tradire con incredibile noncuranza l’amico di sempre, il compagno a cui hai promesso fedeltà eterna, o il socio in affari per sterili ambizioni… e ci meravigliamo se un candidato cambia casacca perché ritiene più conveniente un lista anziché un’altra?

Mi rattrista osservare il declino della capacità e della rappresentanza politica. Ma per favore, non sono questi gli scandali. Si dovrebbero vergognare coloro che criticano e poi li votano!

Ma ritorniamo al punto: le liste. Ogni lista deve raggiungere almeno il 5% su base regionale per eleggere i suoi deputati.

Inoltre ogni partito o lista, al di là dei sondaggi, sa bene quanti deputati per provincia può eleggere nel caso di massimo successo e, generalmente, quei posti sono appannaggio degli uscenti o dei baroni di lungo corso che si candidano o si ricandidano… perché “me lo chiede il Partito “, oppure “faccio questo sacrificio perché ho ricevuto continue pressioni dati miei elettori”.

Insomma, tradotto in italiano: non me vado, cavolo, come ve lo devo dire!

Adesso capite i problemi? Scegliere una lista di queste nuove che poi non raggiunge il 5% significa per molti bruciare tempo, soldi e soprattutto la faccia, e quindi cambiano.

Poi ci sono gli uscenti di governo e di cariche parlamentari. Indubbiamente costoro godono di indubbia visibilità. C’è chi dice che le cariche li avvantaggeranno nella competizione elettorale, infatti molti aspiranti hanno rinunciato a candidarsi perché ritengono che di fronte a loro la gara li vede perdenti in partenza, di conseguenza la lista si indebolisce ed i capilista entrano nel panico.

Altra corrente di pensiero racconta che chi ha tenuto cariche di governo e parlamentari dovrà rispondere della crisi economica a cui non hanno saputo dare adeguata risposta e delle promesse non sempre mantenute. Esiste in taluni casi pure il ragionamento politico. Stiamo vedendo, specialmente tra coloro che non sono stati al governo, riflessioni proiettate verso scenari di reale cambiamento sociale anche in previsione nazionale. Ciò sta succedendo tanto nel centrodestra, quanto nel centrosinistra. Staremo a vedere se di reale cambiamento si tratta o se non finiranno ad omologarsi in una frittata.

Poi ci sono i Cinque Stelle. Loro le liste le hanno fatte con i gli uscenti, hanno fatto le primarie  (regionarie) sui loro blog per eleggere gli altri e con qualche comitiva di amici hanno eletto i candidati.

È bene, però, che tutti sappiano, Cancelleri, Musumeci, Fava, Micari: chiunque vinca mi sembra quasi impossibile che possa arrivare alla soglia del 40% , è bene essere realisti. Quindi si andrà , listino compreso, con un governatore senza maggioranza in aula.

Ora le chiacchiere stanno a zero, ed il discorso “porteremo i provvedimenti in aula e chi vuole li vota”, non può durare cinque anni. Ciò vuol dire che tutti, e dico tutti alla fine accordi ed alleanze di maggioranza dovranno farli.

Questo però è un film di cui parleremo dopo la presentazione delle liste. Ancora, sono certo, dobbiamo aspettarci delle sorprese nelle liste. Corrono voci di rinunce da parte di candidati dati per sicuri, e di altri che stanno trattando contemporaneamente con tre partiti.

In questo mio articolo ho deciso di non fare nomi e non li farò, ma credetemi, in ognuna delle nove province nulla ancora ad oggi è definitivo in tutte le coalizioni. Molti hanno deciso di non candidarsi e forse la scelta non è sbagliata e va rispettata.

Alla fine ci saranno circa 600/700 candidati in Sicilia per 70 posti di deputato. Un bel concorsone dove 70 sicuramente vinceranno. Speriamo che a perdere non siano ancora una volta i 5 milioni di siciliani.

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di Renzo Botindari

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