Il valzer dei commissari al Parco delle Madonie, ma i paesi soffrono: "Il governo ci ha abbandonato" :ilSicilia.it

2 milioni di euro gli stipendi, 138mila euro le spese ordinarie

Il valzer dei commissari al Parco delle Madonie, ma i paesi soffrono: “Il governo ci ha abbandonato”

6 Luglio 2019

La politica ha abbandonato i parchi siciliani soprattutto quello delle Madonie”. Così afferma il sindaco di Castelbuono, Mario Cicero, a ilSicilia.it.

Ogni anno il costo degli stipendi dei 72 dipendenti dell’ente parco delle Madonie, ha un valore di circa due milioni di euro, a fronte dei 138mila euro circa per la gestione ordinaria del 2019.  Il Parco delle Madonie si estende nella provincia di Palermo e al suo interno vi sono più della metà delle specie vegetali presenti in Sicilia.

L’ente è stato nuovamente commissariato dal governo Musumeci. Siede nella poltrona illustre, il dottor Salvatore Caltagirone. Caltagirone è stato l’ex capo della segreteria particolare dell’assessore regionale al Territorio ed Ambiente, Toto Cordaro. Anche il direttore dell’ente è un esterno, l’architetto Rosario Lazzaro: “in barba alle professionalità dei lavoratori del parco” afferma il sindaco Cicero.

L’ex assessore all’Ambiente, Croce

Ma il cambio dei commissari al parco delle Madonie è stato molto ‘frizzante’ in questi anni. L’ex assessore al Territorio del governo Crocetta, per capirci meglio, l’ultimo della lista della suo cambio spasmodico della Giunta, il chimico, Maurizio Croce, pare, avesse già nominato ben due commissari. Croce ad oggi è il soggetto attuatore del dissesto idrogeologico in Sicilia, più precisamente “Soggetto Attuatore per il sollecito espletamento delle procedure relative alla realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico da effettuare nella Regione Siciliana”.

Il messinese, nel 2017, durante il suo periodo in Giunta in un primo momento, aveva nominato come commissario Francesco Barranco, segretario particolare dello stesso assessore (ad oggi stando al sito istituzionale, nella segreteria del dissesto idrogeologico), poi la scelta è ricaduta su un dipendente regionale amante della montagna, Giuseppe Carapezza. Ma stando alle cronache, prima che il mandato dello stesso assessore Croce terminasse, insieme al cambio di guardia del Governo Crocetta, aveva attivato il provvedimento di revoca dell’ex commissario per carenza dei requisiti di nomina.

Per i sindaci dei paesi delle Madonie, principalmente per Cicero: “Questi commissari sono il risultato politico dei sottogoverni. E’ da tempo che il governo regionale non riesce a fare quadra sulle nomine dei Presidenti”.

In una interrogazione parlamentare datata gennaio 2019, il capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo, si domanda: “se non si ritiene di dovere adottare tutti i provvedimenti necessari affinché sia ripristinata la fisiologica gestione dell’Ente Parco delle Madonie con la partecipazione di tutte le istituzioni previste dalla legge, a cominciare dai Sindaci dei Comuni del Parco. Da oltre due anni, il Comitato esecutivo non ha più potuto svolgere le proprie funzioni in quanto incompleto nella propria composizione; tale circostanza, unita al perdurante commissariamento, impedisce all’Ente di dispiegare a pieno le proprie potenzialità nella gestione dell’area protetta e nello sviluppo del territorio, ma soprattutto continua a mortificare l’esigenza di rappresentatività del territorio all’interno degli organi di gestione del parco”. Ad oggi questa interrogazione parlamentare, non ha ottenuto risposta.

Non basta una interrogazione parlamentare per risolvere questa situazione. Da anni il parco delle Madonie è abbandonato dai governi regionali” Afferma il sindaco Cicero.

A dare manforte alle parole del primo cittadino di Castelbuono, il sindaco di Isnello, Marcello Catanzaro: “Le Madonie continuano a soffrire un preoccupante stato di assoluto abbandono. Forse a Palermo non si è capito davvero che da queste parti si sta rischiando grosso. Le aree interne si stanno svuotando, sulle stesse insiste una condizione di declino quasi irreversibile. Occorre rendersi conto che è arrivato il momento di abbandonare le strategie di partito, la ricerca di equilibri interni. C’è bisogno di affrontare di petto le questioni urgenti di un Parco che non funziona da anni”.

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