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fra storia e leggenda

In Sicilia l’albero più antico d’Europa: il Castagno dei cento cavalli

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19 Febbraio 2020

La Sicilia tra i suoi tanti tesori e tra i suoi innumerevoli primati, ne vanta uno piuttosto particolare: infatti, è proprio in Trinacria che si trova l’albero più vecchio d’Europa. Si tratta del “Castagno dei Cento Cavalli” con i suoi 3000-4000 anni d’età si trova, precisamente, nel comune di Sant’Alfio, in provincia di Catania all’interno del Parco dell’Etna.

Il Castagno ha ottenuto svariati riconoscimenti sia a livello nazionale sia a livello internazionale e mondiale. Innanzitutto, nel 1965 l’albero è stato dichiarato “Monumento nazionale”, in seguito, nel 1982 è stato inserito nella lista dei 150 alberi “di eccezionale valore storico o monumentale”. E, addirittura, nel 2006 il Castagno è stato insignito dall’Unesco della qualifica di “Monumento messaggero di pace”. Attualmente il “Castagno dei Cento Cavalli” ha un’altezza di 22 metri e presenta ben 3 fusti.

Quando nel 1780 furono prese le sue misure, si calcolò che la circonferenza del Castagno fosse di ben 579 metri (all’incirca cinque volte la lunghezza di un campo da calcio) così fu considerato in quel periodo come l’albero più grande del pianeta. Oggi sarebbe secondo soltanto al celebre Ficus macrophylla di piazza Marina a Palermo. Ed effettivamente, recenti rilevamenti hanno dimostrato che il “Castagno dei Cento Cavalli” per circonferenza supera anche il “Cipresso di Montezuma”, in Messico.

Naturalmente, è da diversi secoli che il Castagno crea interesse e stimola discussioni. Infatti, già all’inizio del XVII secolo, precisamente nel 1611, Antonio Filoteo nella sua opera “Descrittione latina del sito di Mongibello” spende parole piene di fascino e stupore nei confronti del celebre albero, scrivendo finanche che il “Castagno” offriva riparo ad animali e pastori e che addirittura, qualche volta, vi avessero trovato ristoro greggi anche di trecento pecore. Noi sappiamo dal testo di don Pietro Carrera “Il Mongibello”, pubblicato nel 1636, che da un punto di vista volumetrico trecento pecore sarebbero equivalenti a circa 30 cavalli. Allora come mai il gigantesco Castagno è chiamato “dei Cento Cavalli”?

Tale denominazione è legata ad una leggenda che vede protagonista una regina, che cambia a seconda delle versioni tramandate: infatti, in alcuni racconti viene indicata la regina Giovanna d’Aragona, in altri Isabella d’Inghilterra, in altri ancora Giovanna I d’Angiò. In ogni caso, a prescindere dall’identità della sovrana (che d’altra parte poco importa trattandosi di una leggenda), quest’ultima si trovava sull’Etna ma ad un certo punto si scatenò un violentissimo temporale, per cui la regina, insieme alla sua scorta di 100 cavalieri, trovò rifugiò al di sotto del “Castagno”. Ma la pioggia, che fu incessante per tutta la notte, spinse la regina ad intrattenersi in intima compagnia con tutti i cavalieri del suo seguito.

Da qui il nome di “Castagno dei Cento Cavalli”, il quale ottenne, già nel corso del XVIII secolo, importanti riconoscimenti ufficiali che ne sottolineavano l’importanza. Tant’è vero che nel 1745 il Tribunale dell’Ordine del Real Patrimonio di Sicilia emanò un documento attraverso cui si stabiliva che il “Castagno” fosse un bene di valore storico e ambientale e che pertanto andava tutelato. Un atto di grande rilevanza in quanto fu uno dei primi provvedimenti volti a custodire e curare il patrimonio naturale della Sicilia.

La fama del “Castagno dei Cento Cavalli” crebbe col passare del tempo a tal punto che divenne luogo di attrazione turistica per i tanti aristocratici e intellettuali che avevano la fortuna di fare il Gran Tour nel nostro Paese. Uno di questi fu Jean-Pierre Houel che alla vista dell’imponente albero siciliano ne rimase talmenteaffascinato da trovarne ispirazione per farne un quadro.

Infine, merita di essere citato il “Castagno della Nave”, a poche centinaia di metri dal “Castagno dei Cento Cavalli”, essendo il secondo albero più grande e più antico d’Italia. Quest’ultimo “Castagno”, denominato “della Nave”, poiché la forma del tronco ricorda quella dello scafo di un’imbarcazione, viene anche soprannominato “Arrusbigghiasonnu” in quanto fra le sue fronde si acquartierano e amano farvi sosta centinaia e centinaia di uccellini, impedendo di fatto a chiunque la piacevolezza di un riposo al di sotto dei suoi imponenti rami.

Il “Castagno dei Cento Cavalli” è un’opera d’arte della natura, con la sua imponenza impressiona e affascina, suggestiona il visitatore. Non a caso, proprio perché stimola l’immaginazione, nel corso del tempo è stata elaborata la leggenda, a sfondo erotico-sessuale (anche perché il tronco degli alberi è un simbolo fallico), che spiega il nome del gigantesco “Castagno”. Un albero, il “Castagno dei Cento Cavalli”, che ci ricorda e ricorda l’incredibile bellezza della Sicilia, i cui tesori naturali non sono soltanto legati, come si potrebbe pensare, alle spiagge, alle isole e al mare ma anche alla flora e alla fauna terrestre. Un primato, quello dell’albero più grande e più vecchio d’Europa, che si aggiunge ai tanti altri primati siciliani, per quella che potrebbe essere definita una vera e propria terra delle meraviglie.

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