18 gennaio 2019 - Ultimo aggiornamento alle 19.30
caronte manchette
caronte manchette

I rilievi dell'Anief che chiede l'avvio di corsi abilitanti

Insegnamento a scuola, la nuova legge cambia le abilitazioni: da ora in poi solo con i concorsi

1 gennaio 2019

La legge di bilancio cambia le abilitazioni all’insegnamento: d’ora in poi si acquisiranno solo superando i concorsi. Lo rende noto Anief, che chiede l’avvio di corsi abilitanti per docenti “immobilizzati” e precari. Con la manovra, si supera il decreto legislativo 59/2017 applicativo della riforma Renzi-Giannini: gia’ come il 2019 il concorso a cattedra diventera’ abilitante, cosi’ il docente di ruolo potra’ utilizzare il titolo o per una nuova immissione in ruolo o per richiedere la mobilita’ professionale, quindi per il passaggio di ruolo o di cattedra. Il giovane sindacato ritiene che i corsi abilitanti debbano essere sicuramente attivati. E anche che cio’ debba avvenire non solo per il personale docente di ruolo, ma pure per quello precario. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal), alla luce delle diverse decine di migliaia di posti vacanti in organico di diritto e della prossima riforma del reclutamento, diventa sempre piu’ importante introdurre nel breve periodo una fase straordinaria di mobilita’, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dall’algoritmo ‘impazzito’, ma anche avviare dei corsi abilitanti per il personale docente gia’ assunto.

Inoltre, questi corsi dovrebbero essere rivolti anche ai colleghi precari: in questo modo, si potra’ favorire una sorta di passaggio di ruolo per tutti i supplenti che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento. Il nuovo reclutamento scolastico cambia anche la modalita’ di accesso all’abilitazione all’insegnamento: lo prevede la manovra economica appena approvata alla Camera, in via definitiva, che modifichera’ il decreto legislativo n. 59/2017, applicativo della Buona Scuola, sul “Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente”. “Tra le modifiche apportate – scrive Orizzonte Scuola – ricordiamo l’abrogazione del comma 3 dell’articolo 4 del decreto 59/17. Quel comma disponeva l’organizzazione di specifiche attivita’ formative riservate a docenti di ruolo in servizio che consentano di integrare la loro preparazione al fine di poter svolgere insegnamenti anche in classi disciplinari affini o di modificare la propria classe disciplinare di titolarita’ o la tipologia di posto incluso il passaggio da posto comune a posto di sostegno e viceversa, sulla base delle norme e nei limiti previsti per la mobilita’ professionale dal relativo contratto collettivo nazionale. Le predette attivita’, dunque, sarebbero state poste in essere per permettere ai docenti di ruolo di acquisire le competenze necessarie ai fini della mobilita’ professionale, ossia dei passaggi di ruolo o cattedra”.

Ma allora, gli aspiranti docenti come potranno acquisire l’abilitazione utile per poter partecipare alla mobilita’ professionale? La risposta e’ fornita nella legge di bilancio, laddove si prevede che il superamento di tutte le prove del concorso, attraverso il conseguimento dei punteggi minimi previsti, costituisce abilitazione all’insegnamento per le medesime classi di concorso nella scuola secondaria: i titoli di accesso saranno la laurea (con piano di studio idoneo per l’insegnamento di quella classe di concorso) e i 24 CFU in discipline antropo-psico -pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche(oppure l’abilitazione specifica all’insegnamento). Ma poiche’ il concorso e’, appunto, abilitante, il docente di ruolo potra’ utilizzare il titolo o per una nuova immissione in ruolo e/o per richiedere la mobilita’ professionale (passaggio di ruolo e/o di cattedra). Nulla si sa, invece, sulla possibile attivazione di nuovi corsi abilitanti. “Al momento non e’ possibile rispondere, considerato che il Miur non si e’ espresso in proposito, tuttavia potrebbe essere un’ipotesi plausibile”, conclude la rivista specializzata. A questo proposito, Anief ritiene che i corsi abilitanti debbano essere sicuramente attivati e anche che cio’ debba avvenire non solo per il personale docente di ruolo, ma pure per quello precario.

“Alla luce delle diverse decine di migliaia di posti vacanti in organico di diritto e della prossima riforma del reclutamento – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – diventa sempre piu’ importante introdurre nel breve periodo una fase straordinaria di mobilita’, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo ‘impazzito'”, ma anche di avviare dei corsi abilitanti per il personale docente gia’ assunto a tempo indeterminato”. “Inoltre, i corsi abilitanti dovrebbero essere rivolti anche ai colleghi precari, come avveniva in passato: in questo modo si potra’ favorire una sorta di passaggio di ruolo per tutti i supplenti che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento. Andando, in questo modo, a coprire tante cattedre vacanti, altrimenti destinate a sicura supplenza, come accaduto la scorsa estate quando circa 33 mila immissioni in ruolo sono saltate per mancanza di aspiranti, anche per mancata riapertura delle GaE. Senza contate che poi, tra agosto e settembre, si sono dovuti coprire oltre 100 mila posti vacanti e disponibili”, conclude il sindacalista autonomo Anief-Cisal.

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