Ironia e disincanto nella regia di Scaparro in "Aspettando Godot" | VIDEO INTERVISTE :ilSicilia.it
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Ironia e disincanto nella regia di Scaparro in “Aspettando Godot” | VIDEO INTERVISTE

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9 Aprile 2018

Se si considera il passaggio su questa terra non un caso ma l’eccezionale occasione per comprendere qualcosa di più profondo, che nulla ha a che vedere con la routine quotidiana fatta di rispettabilissimi bisogni fisiologici, “Aspettando Godot“, capolavoro di Samuel Beckett, in scena al Teatro Biondo di Palermo, è uno spettacolo da non perdere.

Aspettando Godot

La regia di Maurizio Scaparro, che per la prima volta si cimenta con grande riverenza al cospetto del drammaturgo irlandese, è essenziale e lascia spazio, come raramente è accaduto in precedenza, alla vera natura della pièce andata in scena la prima volta nel 1953 ma che conserva ancora oggi, ed è qui la grandezza di Beckett, tutta l’indeterminatezza temporale ed esistenziale dell’uomo.

Nella scena scarna (Francesco Bottai rende al meglio l’essenzialità richiesta e con le luci di Salvo Manganaro si crea un’atmosfera di sospensione funzionale al testo) dove campeggia l’unico punto di riferimento, l’albero, su un piano inclinato quasi ad indicare l’impervietà del vivere, Estragone, nella deliziosa interpretazione di Antonio Salines, e Vladimiro, nell’ottimo contraltare reso da Luciano Virgilio, riannodano le proprie esistenze in un dialogo apparentemente semplice, molto divertente, denuncia dello smarrimento dell’essere umano.

Aspettando Godot

“E se ci pentissimo di essere nati?… Non si può ridere, solo sorridere… A mettere dubbi sei un campione..”

Fino al ricorrente: “Andiamo via? Non possiamo. Perchè? Aspettiamo Godot“.

Nell’attesa, fedele e fiduciosa, si consuma il giorno ed è subito notte; solo l’arrivo di Pozzo (un dirompente Edoardo Siravo in abiti circensi), nell’accezione del potere, con il suo schiavo al guinzaglio Lucky (un Fabrizio Bordignon che convince nella parte) interrompe l’abitudine, “la grande sovrana“, quella bolla di esistenza sospesa che Didi e Gogo, due corpi e un’anima, conducono.

Durante lo spettacolo si ride molto, anzi citando il testo, si sorride molto, unendo uno sguardo di disincanto e compartecipazione alle vite dei protagonisti, al limite di qualcosa che, ieri come oggi, è difficile da definire ma che, grazie all’ottima resa di tutto il cast, si percepisce come proprio.

E alla fine poco importa se, come annuncia il Ragazzo (Gabriele Cicirello) questa entità non si manifesterà: noi come loro, “dandoci l’impressione di esistere“, continuiamo ad aspettare Godot.

Repliche fino al 15 aprile.

 

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