La compulsione alle abbuffate è una forma di maltrattamento sul proprio corpo :ilSicilia.it

La compulsione alle abbuffate è una forma di maltrattamento sul proprio corpo

di
19 Novembre 2018

Le violenze di un bulimico

L’argomento e il titolo dell’articolo di oggi mi è stato suggerito da una lettrice, Stella, della quale riporto le parole perché saranno proprio queste a rendere l’idea di quanto sia complesso, per me, tentare di esaudire la sua richiesta: mi devo,praticamente, incanalare nei panni di una persona bulimica, a prescindere dall’età e dal genere sessuale, provare a pensare come lei, tentare di spiegare, in poche battute, come ci si arriva. “Carissima Dottoressa, vorrei che parlasse della bulimia nascosta. Nessuno parla di questo problema facendo capire cosa accade veramente alle persone che si violentano da sole nel praticare questa forma di maltrattamento sul proprio corpo. Non ci accettiamo! Come se volessimo migliorare il nostro corpo anche per gli altri. La furia sta nel tenere tutto dentro. Io so che lei è l’unica che può scrivere su casi come il mio mettendo a fuoco quello che ci succede dentro, quello che scatena tutto, l’ipoglicemia, lo sforzare le tonsille, le orecchie, tutto per buttare fuori dopo avere ingurgitato la qualsiasi….Con lei è come se io mi guardassi allo specchio e parlassi tra me e me”.

Mentre gli anoressici possiamo dire che hanno il controllo (non mangiano per giorni, pesano tutto, si costringono a diete rigide ed estreme), i bulimici lo perdono: non riescono a smettere di mangiare e di abbuffarsi per poi mettere in atto delle condotte di eliminazione fino a ricominciare tutto da capo, riempiendo, prima, e svuotando, dopo: vere e proprie violenze sul proprio corpo, come scrive Stella. Il Binge eating manifesta dei conflitti interiori importanti: per es., ho fame/non devo mangiare, sono golosa/non posso permettermelo, sono brutta/devo essere bella, per mio padre non valgo nulla/è lui che non vale nulla; voglio una vita migliore/non posso averla; mi sento solo ma cerco appagamento nella solitudine e nel ritiro, etc.

Quali sono i soggetti a rischio? I disordini alimentari cominciano precocemente: quando si è rinchiusi nel ruolo di bambine (che devono essere) perfette, brave e che possono essere amate solo se rispondono a determinati parametri estetici. Si tratta di bambini che vengono confermati quando sono in forma e disconfermati, ridicolizzati quando non lo sono, sottolineando sempre quanto sia bello il magro e brutto il contrario. Ricevono talmente tante offese all’autostima che non riescono a piacersi quando sono grandi e si convincono che il loro difetto stia nel peso e nella forma. I bulimici sono sottoposti a tre tipi di eccessi: da un lato, non possono mangiare perché ingrossano; dall’altro, devono mangiare quello che viene loro imposto e/o offerto; terzo, vivono in contesti in cui sono precarie le regole alimentari di base (mangiare con equilibrio e agli stessi orari, alimentazioni troppo ricche di alcuni cibi e carenti di altri, etc.).

La struttura di personalità di un bulimico è, in genere, ossessiva paranoidea. La compulsione e il craving sono rilevanti quanto i pensieri ossessivi e la scissione in tutto fuori o tutto dentro.

Quali sono i fattori scatenanti? Essere soli e sentirsi soli, annoiati, stanchi insieme alla tendenza al ritiro narcisistico è, a mio parere, il minimo comune multiplo. D’altra parte, chi è bulimico non accetta se stesso ed è continuamente alla ricerca di qualcosa o qualcuno che colmi questa sensazione di vuoto interiore, di nullità estrema. Questa condizione lo porterà agli eccessi e ai paradossi: tutto o niente, molto sport o pigrizia. Il secondo fattore portante è dato dal fatto che vivono sempre come se sostenessero un esame per provare se sono persone valide o meno e stanno sempre lì ad aspettarsi una valutazione, a sperare in quella positiva e a percepire le minime offese o mancanze da parte degli altri come grandi e insopportabili, come la comprova della propria inettitudine e incapacità. Questi vissuti fanno sentire il soggetto come in una macchina a pressione negativa in cui non c’è mai quiete, stasi, equilibrio. Tutto è sempre sottoposto a stress, compresi gli organi vitali, a rischio di perfusione e insufficienze. È come vivere camminando sul filo di un rasoio.

C’è anche da dire che, in questo modo, si attiva la memoria traumatica ovvero vengono interiorizzate le sensazioni legate agli eventi bulimici, esperienze che disorganizzano e confondono la mente, convincendola che si è in situazioni di gravi deprivazioni nutrizionali, per cui scatta, di conseguenza, la necessità di reimmettere nell’organismo tutte le sostanze espulse e necessarie.Per non parlare dei danni fisici e dei rischi di morte che si corrono: gonfiano le parotidi e le ghiandole salivari, trasformando pian piano la persona in un mostro, deformandone i tratti somatici (questo dimostra come si vede la persona); i denti cominciano a cariarsi, si verifica un’erosione dentale irreversibile che accelera con il risciacquo della bocca dopo il vomito piuttosto che diminuire; vengono danneggiati gli organi cavi adibiti all’ingerimento del cibo, la gola, l’esofago, si va incontro a uno squilibrio elettrolitico, si può incorrere in una dissezione cervicale e in un ictus, si perdono i capelli, si accusano crampi nella zona addominale e alle gambe, per via del mancato assorbimento delle vitamine. C’è una contraddizione di fondo, dunque, nella scelta del modo e delle strategie per perseguire la bellezza, perché tutto si diventa, con il binge eating, tranne che belli.

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