La corruzione dilagante in Sicilia e la necessità di una nuova classe dirigente :ilSicilia.it

L'approfondimento

La corruzione dilagante in Sicilia e la necessità di una nuova classe dirigente

di
16 Ottobre 2020

A noi diavoli, forse meritatamente, vengono attribuite tutte le nefandezze di questo mondo. Ma in questi giorni mi è capitata tra le mani una sintesi dei casi di corruzione scoperti in Sicilia, che mi hanno fatto letteralmente impallidire. E ce ne vuole, visto che persino le corna ho rosse a causa delle fiamme dell’inferno che non finiscono mai di ardere. Ovunque ti giri, dalla Regione all’ultimo dei comuni, sembra che la gente pensi soltanto a rubare, a come fregare il prossimo. Gli episodi dono davvero tanti, ma i casi che mi hanno più impressionato sono quelli accaduti al Comune di Palermo e alla Regione dove i vertici di entrambe le amministrazioni, Leoluca Orlando e Nello Musumeci, non si può dire che non siano sul fronte della lotta alla illegalità.

Però, come dimostrano i fatti, non basta proclamare, blandirla come una scimitarra, la lotta contro la corruzione, se poi non si adottano atti concreti. Per cominciare, secondo me, sarebbe necessaria una nuova classe dirigente nella pubblica amministrazione, educata al rispetto del bene comune piuttosto che al magna-magna. I dipendenti pubblici dovrebbero essere retribuiti adeguatamente al rispetto delle regole, alle responsabilità che sono chiamati a prendersi. Poi, se qualcuno dovesse continuare a delinquere, affidateli a me questi novelli “Barattieri” che li spedisco direttamente nell’ottavo girone dell’Inferno, dove padre della italiana, Dante Alighieri, più di 700 anni fa aveva collocato i loro illustri predecessori. Sì, perché quello di utilizzare le cariche pubbliche per arricchirsi, purtroppo, è un male antico.

Insomma, non basta che a Palermo per circa 40 anni abbia fatto il bello e cattivo tempo Leoluca Orlando, per scongiurare decine di casi di corruzione. L’ultima indagine sul tentativo di costruire nuovi palazzoni in aree non edificabili, è di questi giorni. Nei decenni, Leoluca Orlando ha issato il vessillo dell’antimafia, che gli ha dato notorietà a livello mondiale, ma ciò non ha impedito che al Comune di Palermo non allignassero mafia e corruzione. Non per infierire nei confronti di Orlando che considero quasi un collega, nel senso di indemoniato, ma come si fa a dimenticare l’arresto per mazzette del direttore del cimitero dei Rotoli? Ed ancora si sa poco o nulla delle inchieste che riguardano la discarica di Bellolampo ed il servizio di raccolta dei rifiuti dove sembra siano persistenti gli interessi di Cosa nostra.
In Sicilia, come ci racconta l’Anac, nel triennio 2016-2019 sono svenuti a galla ben 28 casi di corruzione, proiettando l’Isola al primo posto in classifica. Almeno in qualcosa primeggiamo.

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