La cultura, l'identità siciliana e la Lega: a 'Bar Sicilia' l'assessore Alberto Samonà | VIDEO :ilSicilia.it

Puntata numero 122

La cultura, l’identità siciliana e la Lega: a ‘Bar Sicilia’ l’assessore Alberto Samonà | VIDEO

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13 Settembre 2020

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Ritorna Bar Sicilia, con la sua puntata numero 122, e in redazione torna l’ex direttore de ilSicilia.it, Alberto Samonà, che stavolta indossa le vesti dell’ospite, nella qualità di Assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana. A fare gli onori di casa il suo successore, Manlio Melluso, e il direttore editoriale de ilSicilia.it Maurizio Scaglione.

Tanti gli spunti che l’assessore offre ai lettori. E tra questi non poteva mancare una battuta sulle polemiche che sono seguite alla sua nomina in quota Lega ai vertici dell’assessorato della Regione siciliana: “Abbiamo incontrato il figlio di Rosa Balistreri – dice Samonà –, un pezzo di storia della Sicilia non piegata alle logiche del potere. Abbiamo incontrato i figli di Franco Scaldati e la sua compagnia. Abbiamo voluto promuovere la Giornata dell’opera dei pupi. Abbiamo realizzato Settembre al Riso, in cui parla proprio l’identità siciliana: per me non è un peso essere leghista ed essere siciliano, questo tema è superato. Forse non da parte di qualche segreteria politica. Le persone che incontro non mi chiedono se sono leghista, ma che si faccia qualcosa per la tutela e la valorizzazione dei nostri beni culturali“.

Critiche respinte, dunque, sottolineando il valore universale della cultura, che non è né di destra né di sinistra, ma “è di tutti, non può essere egemonizzata da chi l’ha egemonizzata pro domo propria. Penso che il Tempio di Segesta, i templi di Selinunte, il Teatro antico di Taormina non appartengono né alla Lega, né a Forza Italia, né al Pd, né al M5s, né a Fratelli d’Italia, né alla liste civiche, ma appartengono all’umanità e alla Sicilia. Noi abbiamo un compito molto più difficile – afferma – quello di consegnare questi beni meglio di come li abbiamo trovati“.

L’assessore tiene sottolineare come la cultura sia per la Sicilia un ‘cavallo di battaglia’. Non ci sta a far passare il suo per un assessorato di serie C (questa la punzecchiatura) e sviscera l’elenco delle cose fatte: oltre 20 milioni di euro per mettere in sicurezza i musei regionali, 30 milioni di euro per la Cittadella della Cultura di Messina, 17 milioni di euro per l’efficientamento energetico delle aree culturali e dei parchi archeologici, il bando per il finanziamento di 104 teatri con 22 milioni di euro, tre milioni di euro per migliorare la fruizione degli scavi nell’isola di Mozia: “Se uno pensa che questo è un assessorato di serie C può continuare a farlo – afferma Samonà –, ma io dico, da tifoso rosanero, che in serie C si possono fare campionati spettacolari“. E ancora, un pensiero a chi ha fatto della passione per la cultura, nelle sue diverse forme espressive, un lavoro: “Il mondo della cultura è un mondo eterogeneo, ampio. Ho sempre detto, contrariamente a quanto detto da un ministro qualche anno fa – che disse che con la cultura non si mangia -, che con la cultura bisogna viverci“.

Una battuta Samonà l’ha dedicata alla Targa Florio e alla battaglia che la Regione si è intestata per la difesa dell’identità siciliana del marchio: “Abbiamo posto un vincolo culturale al marchio storico della Targa Florio, che d’ora in poi non potrà mai abbandonare la Sicilia. E’ in vendita – spiega -, ma qualsiasi sia l’esito economico chiunque acquisterà il marchio Targa Florio sarà tenuto a rispettare la localizzazione“.

Samonà non si nega e spiega qual è la sua personale posizione sul referendum sul cosiddetto taglio dei parlamentari. “Parlo da cittadino e da militante della Lega: voterò no perché è un taglio alla democrazia. La Sicilia inoltre sarebbe la regione d’Italia meno rappresentata se vincesse il sì“. Un voto diverso da quello che il leader del Carroccio Matteo Salvini ha annunciato. Samonà argomenta: “Ha onorato un patto di governo con il M5S, non è venuto meno alla parola data (come ha fatto invece qualcun altro che poi è passato con il Pd), ma ha anche lasciato tutti liberi di votare secondo coscienza, e io voto no – è la conclusione – perché secondo me tagliando la democrazia non si fa un buon servizio al Paese“.

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