19 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 12.11

Il sovrano venne odiato e disprezzato dal popolo

La curiosità: Nel 1713 un Savoia fu incoronato Re di Sicilia. La storia di Vittorio Amedeo II

14 Maggio 2018

Sono passati 352 anni dalla nascita (avvenuta il 14 maggio del 1666) di colui che tra i Savoia avrebbe ottenuto per primo il titolo di re, cioè Vittorio Amedeo II, divenuto re di Sicilia nel 1713.

Viene spontaneo domandarsi in che modo i Savoia riuscirono ad ottenere la corona di Sicilia ma per comprendere ciò, dobbiamo fare un passo indietro e ricordare gli antefatti della vicenda. Nel 1700 morì, senza lasciare eredi diretti, il re di Spagna, Carlo II d’Asburgo, per cui scoppiò la cosiddetta Guerra di Successione Spagnola. Infatti Carlo d’Asburgo, fratello dell’imperatore d’Austria Giuseppe I, appartenendo alla casata asburgica, rivendicò la corona e si autoproclamò re di Spagna. Ma il defunto sovrano, Carlo II, aveva lasciato il regno iberico, mediante un testamento, a Filippo di Borbone, nipote del re di Francia Luigi XIV. In tutto ciò, anche Vittorio Amedeo II rivendicava i propri diritti sulla corona spagnola in quanto Caterina Michela di Spagna (un’Asburgo), che era stata diversi decenni prima moglie di Carlo Emanuele I di Savoia, non aveva mai versato la dote al marito.

In un primo tempo, Vittorio Amedeo, trovandosi circondato dall’alleanza franco- spagnola (ricordiamo infatti che Filippo di Borbone, divenuto ormai re di Spagna con il nome di Filippo V, aveva ottenuto anche il territorio di Milano) si trovò costretto a stipulare un’alleanza triennale con Francia e Spagna ma nel frattempo iniziò ad intrattenere relazioni con l’imperatore d’Austria Giuseppe I, nel maggior riserbo possibile. Luigi XIV fu però informato sugli avvenuti contatti tra piemontesi e austriaci, per cui decise di attaccare i Savoia arrivando ad assediare le fortezze che circondavano e proteggevano Torino. Alla fine i Savoia ebbero la meglio sull’esercito francese, così le truppe sabaude e quelle imperiali, con l’appoggio della flotta anglo- olandese, marciarono su Tolosa seminando distruzione nella Francia sud- orientale.

Manel 1711 accadde un evento che mutò il successivo andamento della guerra: era morto l’imperatore Giuseppe I ed era salito al trono il fratello, Carlo d’Asburgo, che prese il nome di Carlo VI.Ricordiamo che quest’ultimo rivendicava anche la corona spagnola, per cui gli inglesi timorosi che il proseguimento positivo delle vicende belliche potesse determinare la concentrazione della corona austriaca e della corona spagnola in un’unica persona (in questo caso nella persona di Carlo VI), decisero di porre fine ai combattimenti promuovendo l’inizio delle trattative di pace.

È in questo contesto che Filippo V di Spagna promise ai Sabaudi la Sicilia, con lo scopo di ottenere un avvicinamento con i piemontesi e conseguentemente un loro allontanamento dall’Austria. La pace fu firmata nel 1713 ad Utrecht e gli spagnoli il 10 Giugno 1713 firmarono il documento che sanciva la cessione del regno di Sicilia ai Savoia anche se il documento ufficiale e definitivo della cessione risale al 13 Luglio 1713. L’isola fu però ceduta a delle condizioni molto pesanti e restrittive: infatti la Sicilia rimaneva formalmente feudo di Spagna e non sarebbero state abrogate le immunità presenti nell’Isola; oltretutto i Savoia non avrebbero mai potuto vendere o cedere il regno in cambio di altre terre; inoltre in caso di estinzione del ramo maschile di casa Savoia, l’isola sarebbe tornata alla corona spagnola; infine, il re di Spagna avrebbe potuto usare liberamente i beni confiscati ai sudditi siciliani colpevoli di tradimento.

Così, la notte di Natale del 1713, Vittorio Amedeo II e la consorte, Anna Maria d’Orléans, vennero incoronati sovrani del regno di Sicilia presso la cattedrale di Palermo. Il nuovo re, non conoscendo l’Isola, si recò in diverse località venendo sempre accolto con grande festosità, infatti i siciliani, dopo più di tre secoli di dominazione spagnola e di vicereame, credettero che il regno fosse tornato indipendente e autonomo ma soprattutto pensarono di riavere finalmente un re presente e stabilmente alloggiato a Palazzo dei Normanni. Ma non fu così: già il 7 Settembre 1714 il sovrano partiva per recarsi a Torino, lasciando sull’isola il vicerè Annibale Maffei.

Il governo dei Savoia si caratterizzò per una forte pressione fiscale e per una forte intransigenza per ogni forma d’illegalità. Si cercò di contrastare le frodi doganali e fu riorganizzato l’esercito. I Savoia cercarono di mantenere sempre buoni rapporti con il Parlamento e Vittorio Amedeo si fece promotore della costruzione di una flotta mercantile e da guerra per garantire i collegamenti tra il regno di Sicilia e il Ducato Sabaudo; oltretutto si circonderà di alcuni intellettuali e artisti dell’isola come il messinese Filippo Juvarra, architetto della Basilica di Superga e del castello di Stupinigi e il giurista di Salemi Francesco D’Aguirre, riorganizzatore dell’università di Torino.

Ma il rapporto tra il sovrano e i suoi nuovi sudditi sarà pessimo, anche perché Vittorio Amedeo non farà nulla per farsi amare in quanto disprezzava la mentalità e le tradizioni del popolo siciliano, nutrendo nei confronti di quest’ultimo una forte diffidenza, infatti le più alte cariche del regno furono ricoperte da piemontesi mentre i funzionari dell’isola saranno deposti. A tutto ciò si doveva aggiungere la lontananza fisica del sovrano, per cui la popolazione del regno percepì la dominazione sabauda simile a quella spagnola e in modo simile i siciliani iniziarono a nutrire un forte odio nei confronti dei nuovi dominatori. In conclusione, si può dire che Vittorio Amedeo II, il primo Savoia divenuto re, nei suoi cinque anni di regno (fino al 1718) mai si comportò da sovrano nei confronti del popolo siciliano ma sempre si comportò da dominatore e colonizzatore distaccato e disattento alle esigenze dei suoi sudditi, non preoccupandosi mai di creare con quest’ultimi un rapporto di fiducia, proprio per questo fu fortemente odiato e disprezzato, forse giustamente.

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