“La Festa del Lavoro di Tutti” :ilSicilia.it

“La Festa del Lavoro di Tutti”

di
30 Aprile 2020
botindari epruno

Carissimi,

Quest’anno diversamente da quanto programmato non si accenderà il braciere olimpico delle XXXII Olimpiadi di Tokyo e ciò non accadeva dai VI Giochi Olimpici di Berlino nel 1916 non disputati per motivi bellici, ma ciò che è peggio per noi, non si accenderanno i ben più importanti e mitici bracieri delle “arrustute nei billini” e nelle campagne per la festività del “1° Maggio”. Non verranno massacrate intere mandrie e date al fuoco per festeggiare in contesti dove molto spesso il lavoro era un eufemismo o addirittura una opportunità per fare festa, basta che si mancia, ci si spancia.

I secondi a ringraziare saranno gli operatori dei pronto soccorsi che come detto la volta scorsa saranno impegnati in emergenze più importanti, i primi ovviamente saranno le bestie e il terzo se vogliamo “benedetto buco dell’ozono” che non si vede ad occhio nudo, ma si percepisce in giornate come queste, come farebbero gli abitanti di via Crispi in Palermo i giorni in cui le navi di “lapardei vestiti da grandi stilisti” vengo “abbiati” dalle navi da crociera non appena approdate in porto.

Il lavoro, non verrà celebrato in piazza, proibiti i concerti causa gli assembramenti, non verrà celebrato attorno ai bracieri e forse davanti ad una fettina d’arrosto ed una insalatina, chiusi una piccola cucina, qualcuno riscoprirà il vero valore di una ricorrenza come questa e qualche altro si picchierà con la moglie, questa volta avendo la peggio visto che prevarrà la rabbia orgogliosa di chi giornalmente, mediamente fa due lavori, uno in regola per il secolo e l’altro a vita per la famiglia.

“Il lavoro nobilita l’uomo” ma solo oggi abbiamo scoperto che sostanzialmente “il lavoro mobilità l’uomo”, in momenti in cui siamo stati confinati dal governo in casa per “arresti domiciliari”.

Oggi le regole si invertono e si arriva a cose impensabili prima dell’arrivo del coronavirus, i reclusi al 41bis in libertà e un’Italia agli arresti domiciliari ma entrambi per il rischio contagio. Certo non saremmo eprunici se non ci venisse in mente il dubbio: “vuoi vedere che chi era in isolamento carcerario beddru cuietu e si ritrova di colpo agli arresti domiciliari finisce per farsi infettare dai familiari?” Ma queste sono cose più grandi noi, decise da gente con un “cirivieddru accussì”. Oggi lavorano soltanto le nuove commissioni nominate per tutto e noi non facendo parte di queste nuove commissioni non possiamo comprendere.

Quando si pensa al lavoro tutti pensiamo alle fabbriche perché con l’industrializzazione del paese, quando dal sud si andò al nord per fare lavoro in fabbrica si conobbe una nuova fatica non più contadina che trasformava individui in numeri con turni in orari inconsueti per mantenere accese le macchine a ciclo continuò. Qualcosa cambiò e non ci poteva essere fatica senza incidenti, quelle cosiddette morti bianche. E venne il periodo delle conquiste sindacali, dei cortei, delle rivendicazioni.

Anche il lavoro è cambiato non solo per i robot che hanno creato nuova disoccupazione, ma per le migrazioni globalizzate che hanno riversato disperati da tutte le parti del mondo verso i paesi più ricchi e più consapevoli dell’uso del preservativo.
I disperati hanno preso il posto degli orgogliosamente “lagnusi”, chi avrebbe mai più fatto lavori umili? Meglio emigrare ed andare a pulire i cessi all’estero. Eppure i più intelligenti con un titolo di studio sono scappati da questi nuovi feudi locali e nepotistici per andare a friggere all’estero patatine da Mc Donald o lavorare di notte nei pub o qualunque altro lavoro precario per poter di giorno studiare la lingua inglese o corsi specializzazione, diventando la classe dirigente e facendo la fortuna di stati esteri che si vedevano recapitati soggetti istruiti e formati senza dover sostenere venti anni di costi sociali per crescerli. Si, siamo sempre stati furbi da queste parti.

Ma lavoro è anche a loro modo quello di Sotil papa (con una p soltanto) che la mattina presto deposita le proprie donne e i suoi neonati nei gradini delle chiese o davanti i supermercati, quelli che quando gli dai meno di un euro ti guardano male e ti maledicono e tu pensi: ”ma ti sto dando una elemosina di 1936,27 lire”.

E che dire in ultimo di chi da impiegato è riuscito ad andare in pensione dopo una vita stressante passata in trincea con l’elmetto “sparando al lavoro”, tra un master e un titolo di studi in più conseguito durante l’orario di lavoro e alla fine magari è diventato pure famoso scrivendo un libro autobiografico “Come guadagnare 2000 euro al mese senza fare un cazzo e vivere felici”.

Mio caro Aleksej Grigor’evič Stachanov so che ti stai sentendo male a sentire ciò, ma il lavoro, specialmente quello che ti fa stare bene e ti da qualità di vita, oggi è questo.

Buona festa del lavoro a Tutti e un abbraccio, Epruno.

 

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