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La Festa della Repubblica, un giorno da celebrare

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2 Giugno 2021

Una delle cause principali delle difficoltà in cui versa il Paese, segnato da uno sbandamento anche morale, da una involuzione culturale e civile, nasce sicuramente dall’avere smarrito il senso di questa data, da un affievolirsi dei valori che sono stati alla base della nascita della Repubblica.

Il 2 giugno del 1946 rimane la data più importante della storia d’Italia.

Nella comune opinione è ormai una delle tante date celebrative, una formale ritualità, sottolineata dal messaggio del presidente della Repubblica e che comporta, però, una pur sempre gradita festività.

Si dimentica quanti lutti, quanti sacrifici, quante tragedie furono alla base di questa conquista, dopo una lunga e terribile guerra mondiale, la sconfitta del nazismo, la lotta di Liberazione, l’abbattimento della dittatura fascista.

Anche la vittoria delle forze repubblicane sulla monarchia, anche se avvenne in modo democratico attraverso il Referendum, quell’esito, tuttavia, non era scontato e la campagna elettorale fu rovente e attraversata da un clima di grandi tensioni.

Gli italiani tornavano alle urne dopo 22 anni dall’ultima consultazione elettorale e per la prima volta votavano i ventunenni e le donne in una situazione catastrofica del paese.

L’attività industriale si era ridotta di un terzo del livello di prima della guerra e per fortuna al Nord molti impianti furono salvati degli operai e da partigiani che impedirono la loro distruzione da parte dei tedeschi in fuga.

Al sud la situazione dell’agricoltura e dei trasporti era al collasso, mancavano i generi alimentari, mentre fioriva la borsa nera tra disoccupazione, miseria, disperazione e criminalità dilagante.

I monarchici cercavano di sfruttare questa drammatica situazione, il malcontento diffuso, contro le forze democratiche e repubblicane, attribuendo loro la responsabilità.

In Sicilia, inoltre, la Monarchia poteva contare anche sull’appoggio del Movimento Separatista e della Mafia.

Finocchiaro Aprile, il leader separatista, offrì a Umberto II la corona di Re della Sicilia in caso di vittoria delle forze repubblicane.

Il sovrano, non a caso, sostenuto anche dal cardinale Ruffini venne a Palermo dove parlò dal Palazzo Reale ad una grande folla mentre gli attivisti monarchici si aggiravano nei quartieri popolari con l’appoggio della Mafia, speculando sulle condizioni della gente, usando metodi corruttivi, come la distribuzione della e ricorrendo spesso alla intimidazione e alla violenza.

Per il partito comunista e il partito socialista era difficile tenere dei comizi, oggetto sempre di provocazioni e lanci di pietre e non vi era manifestazione di questi partiti che non sfociasse in disordini e violenze.

Il risultato del referendum per la Repubblica, infatti, in Sicilia, come nel resto del mezzogiorno, fu negativo, appena 709,735 voti a fronte del 1.303. 560 della Monarchia.

Fu, tuttavia, il miglior risultato del sud e fu grazie a questo voto che la Repubblica superò la Monarchia

Il 5 giugno del 1946 il ministro degli interni il socialista Giuseppe Romita comunicò ufficialmente i risultati del referendum: 12.718.641 voti per la Repubblica. 10.718.502 per la Monarchia.

Dopo alcuni tentativi di invalidare il risultato denunciando presunti brogli elettorali, di far insorgere le popolazioni meridionali, assalti alle sedi dei partiti democratici, scontri di piazza con morti e feriti, il vagheggiare per un momento un colpo di Stato, alla fine Umberto, il “Re Maggio”, come era stato ormai ribattezzato, si invola precipitosamente dall’aeroporto romano di Ciampino per Lisbona.

Una partenza tanto rapida da sembrare una fuga a cui Casa Savoia aveva ormai abituato gli italiani.

Il governo di unità nazionale, in base alla legge, nella notte tra il 12 e il 13 giugno conferisce a Alcide De Gasperi le funzioni di capo dello Stato. Inizia cosi il lungo cammino della nostra Repubblica.

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