La Festa dell'Immacolata tra devozione e tradizioni culinarie :ilSicilia.it

l'8 dicembre

La Festa dell’Immacolata tra devozione e tradizioni culinarie | LA RICETTA

4 Dicembre 2019

Siamo entrati nel gioioso periodo che ci accompagna dalla Festa dell’Immacolata, attraverso Santa Lucia e il Natale, al nuovo anno e all’Epifania, che tutte le feste porta via.

Sembra quasi, da quanto scritto, che vogliamo superarle a tutta velocità e, invece, il nostro desiderio è quello di farvi immergere in questa bellissima atmosfera, raccontandovi le tradizioni e le tantissime chicche della nostra Sicilia. Partiamo dalla devozione alla Madonna, penetrando nella storia, nelle pietanze e nell’usanza di addobbare l’albero.

Per ilSicilia.it, il familiare e festoso clima natalizio inizia con la Festa dell’Immacolata.

Festa dell’Immacolata

immacolataLa Festa dell’8 dicembre è sempre stata molto sentita in Sicilia tanto che Pio XII proclamò l’IsolaFeudo di Maria”. Se la Chiesa, nel 1854, promulgò con Pio IX il dogma dell’Immacolata Concezione, il popolo siciliano e l’episcopato locale, già nel lontano 1655, appellarono la Madonna “Patrona della Sicilia“. E, infatti, tantissime sono le processioni che si organizzano in suo onore in tutti i comuni dell’isola. Alla devozione per la Madre di Dio, si accompagna una ricca tradizione, a partire dall’albero di Natale, che si addobba l’8 dicembre, e pranzi e cene luculliani. Ma quali sono le pietanze che caratterizzano questa festa? Le leccornie per eccellenza sono: lo “Sfinciuni”, i “Carduna“, i cardi in pastella, il Baccalà fritto con la “passolina”, le “Muffulette”.

A farla da padrone sono, soprattutto, i dolci: immancabile è la “Petrafennula”, probabilmente di origine araba, una sorta di torrone, avvolto in una carta colorata, a base di mandorle, miele, bucce di arancia e cedro; la “Mustazzola”, che si prepara anche per la Festa dei Morti, un biscotto composto da farine di miele; il buccellato, chiamato, anche, cuccidatu, vurciddatu, purciddatu o ucciddatu, che rappresenta simbolicamente “u stellariu”, la corona di stelle della Madonna. Questo dolce natalizio è una pasta frolla con un ripieno di fichi secchi, uva passa, mandorle, scorze d’arancia. I preparativi hanno inizio qualche giorno prima e dalle case, in cui si preparano, nel mentre, l’albero di Natale e il Presepe, si sprigiona un irresistibile profumo che inonda le strade, già vestite a festa.

La vigilia dell’Immacolata è un giorno che ha inizio con la tradizionale nottata che vede i più fortunati riunirsi alle famiglie per mangiare, giocare e pensare, più che alle carte e alla tombola, allo “scaccio“, altra ghiottoneria fatta di frutta secca mista. La ricetta che noi, però, vogliamo darvi, tra le tante, è quella del “baccalà chi passuli“. Siete pronti con carta e penna?

Baccalà chi passuli 

Ingredienti:

  • 1 kg filetti di baccalà già ammollato a pezzi
  • 400 g polpa di pomodoro a pezzetti
  • 1 cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • un mazzetto di prezzemolo
  • 100 g uva passa grossa
  • 200 g olive nere snocciolate
  • olio extravergine di oliva
  • pepe

Procedimento:

1.Lavate il pesce in acqua corrente e in un tegame capiente fate imbiondire, in olio abbondante, la cipolla affettata e lo spicchio d’aglio schiacciato.

2.Aggiungete il pomodoro, il prezzemolo tritato, le olive e l’uva passa, fatta rinvenire in acqua tiepida. Lasciate insaporire per un paio di minuti, mescolando di tanto in tanto.

3.Pepate, aggiungete un filo di acqua calda, portate a bollore per 10 minuti  e, quindi, adagiate il pesce nel tegame. Fate cuocere a fiamma bassa per 20 minuti circa, facendo attenzione che non si attacchi al fondo. Per evitare che ciò accada, scuotete di tanto in tanto il tegame durante la cottura.

Buona Festa dell’Immacolata e da parte nostra vi promettiamo altre sorprese che solleticheranno il vostro palato.

 

© Riproduzione Riservata
Tag:
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.