22 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 20.11
Caltanissetta

La via di l'aranci, un cammino misterico

La “Grotta du Tauru”, una leggenda custodita nell’entroterra siculo

2 Luglio 2019

Le leggende nutrono la fantasia e, oggi, vogliamo raccontarvene una, quella della “Grotta du Tauru“, che ha per palcoscenico l’entroterra siculo e, precisamente, la “via di l’aranci” che collega Vallelunga Pratameno a Villalba, suggestivi paesini della provincia di Caltanissetta.

 Toro

Si narra, racconto che ha affascinato i bambini di ogni tempo, che in questo luogo vi fosse una grotta in cui, attraverso formule magiche, senza mai nominare il nome di Dio, della Madonna, e dei Santi, appariva un grande toro che si trasformava, all’alba, in una statua di oro finissimo. In un tempo indefinito, due compari, uno più temerario e l’altro più timoroso, si misero d’accordo e si recarono nell’antro, spinti da eccitazione e paura. Aspettando che calasse la notte e che il buio fitto li inghiottisse, il cielo, infatti, non era punteggiato da nessuna stella e pure la luna aveva preferito nascondersi per non illuminare quell’atto ardimentoso che poteva avere delle incerte conseguenze, iniziarono a ripetere, senza fermarsi mai, quelle frasi rituali e, a mezzanotte, all’improvviso, illuminato da una luce rossa come il sangue, videro apparire dinanzi a loro un grosso toro, molto infuriato.

Questa sorta di invocazione, di cui non capivano neanche il significato, si potrasse tra stanchezza, timore e tremore, fino all’alba. I compari, infatti, sapevano che alle prime luci il toro sarebbe diventato d’oro. Ma, un imprevisto sconvolse i loro piani: poco prima che ad est sorgesse il sole, il più pauroso, sfinito per la notte insonne e convinto di non potercela fare, si lasciò sfuggire: ” San Giuseppe, aiutami!”. Al sentire ciò, u Tauru, scomparve, lasciando i due a bocca asciutta. Di cosa il compagno coraggioso e paziente fece all’altro non è dato sapere, di sicuro, però, questa leggenda continua a incuriosire gli abitanti del vallone.

 Toro

 

Ma la figura del toro cosa ha rappresentato nei secoli? Simbolo di potenza maschile, associato ai culti agricoli, era l’animale associato alla dea indù Shiva; nel mitraismo sacrificavano il toro alla Terra, simboleggiando la penetrazione del maschio-femmina; nell’antica Mesopotamia era considerato, invece, una divinità lunare (Sin, il dio mesopotamico della luna, era stato raffigurato nelle sembianze di un toro); nella mitologia assira era un figlio del sole e il dio egizio Apis della fertilità appariva, proprio, sotto le spoglie di un taurus con un disco solare tra le corna; il dio greco Zeus si trasformò in toro, sequestrando Europa, la figlia dal Re fenicio Agenor. In alcune tradizioni, infine, era simbolo del dio del tuono: i romani sacrificarono un toro a Giove, mentre gli Slavi a Perun, la principale divinità del loro pantheon.

Buona leggenda a tutti.

Tag:
LiberiNobili
di Laura Valenti

Le regole sono fatte per essere eseguite ma anche trasgredite

I piccoli devono, prima di tutto, acquisire la fiducia e la capacità di affidarsi, senza condizioni, ai genitori, anche se rimane un loro sacro e santo diritto essere resi consapevoli dei perché sì e no. I bambini non si trattano da idioti o con eccessive espressioni onomatopeiche, a meno che non si scherzi e giochi.
Wanted
di Ludovico Gippetto

“I vestiti nuovi” della dea di Morgantina

Il caso della famigerata dea di Morgantina, ritornata in Sicilia nel 2011 dopo una lunga trattativa con uno dei più grandi musei del pianeta: il J. Paul Getty Trust di Malibu, in California.
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Il 25 aprile festa della libertà tra memoria e impegno

Anche quest’anno la ricorrenza del 25 aprile non è immune da polemiche insulse e pretestuose che puntano a delegittimare e a ridimensionare la portata storica di quel straordinario avvenimento che fu la Resistenza, quel grande movimento di popolo che restituì agli italiani la libertà e cancellò la vergognosa pagina del fascismo.