La "Grotta du Tauru", una leggenda custodita nell'entroterra siculo :ilSicilia.it
Caltanissetta

La via di l'aranci, un cammino misterico

La “Grotta du Tauru”, una leggenda custodita nell’entroterra siculo

2 Luglio 2019

Le leggende nutrono la fantasia e, oggi, vogliamo raccontarvene una, quella della “Grotta du Tauru“, che ha per palcoscenico l’entroterra siculo e, precisamente, la “via di l’aranci” che collega Vallelunga Pratameno a Villalba, suggestivi paesini della provincia di Caltanissetta.

 Toro

Si narra, racconto che ha affascinato i bambini di ogni tempo, che in questo luogo vi fosse una grotta in cui, attraverso formule magiche, senza mai nominare il nome di Dio, della Madonna, e dei Santi, appariva un grande toro che si trasformava, all’alba, in una statua di oro finissimo. In un tempo indefinito, due compari, uno più temerario e l’altro più timoroso, si misero d’accordo e si recarono nell’antro, spinti da eccitazione e paura. Aspettando che calasse la notte e che il buio fitto li inghiottisse, il cielo, infatti, non era punteggiato da nessuna stella e pure la luna aveva preferito nascondersi per non illuminare quell’atto ardimentoso che poteva avere delle incerte conseguenze, iniziarono a ripetere, senza fermarsi mai, quelle frasi rituali e, a mezzanotte, all’improvviso, illuminato da una luce rossa come il sangue, videro apparire dinanzi a loro un grosso toro, molto infuriato.

Questa sorta di invocazione, di cui non capivano neanche il significato, si potrasse tra stanchezza, timore e tremore, fino all’alba. I compari, infatti, sapevano che alle prime luci il toro sarebbe diventato d’oro. Ma, un imprevisto sconvolse i loro piani: poco prima che ad est sorgesse il sole, il più pauroso, sfinito per la notte insonne e convinto di non potercela fare, si lasciò sfuggire: ” San Giuseppe, aiutami!”. Al sentire ciò, u Tauru, scomparve, lasciando i due a bocca asciutta. Di cosa il compagno coraggioso e paziente fece all’altro non è dato sapere, di sicuro, però, questa leggenda continua a incuriosire gli abitanti del vallone.

 Toro

 

Ma la figura del toro cosa ha rappresentato nei secoli? Simbolo di potenza maschile, associato ai culti agricoli, era l’animale associato alla dea indù Shiva; nel mitraismo sacrificavano il toro alla Terra, simboleggiando la penetrazione del maschio-femmina; nell’antica Mesopotamia era considerato, invece, una divinità lunare (Sin, il dio mesopotamico della luna, era stato raffigurato nelle sembianze di un toro); nella mitologia assira era un figlio del sole e il dio egizio Apis della fertilità appariva, proprio, sotto le spoglie di un taurus con un disco solare tra le corna; il dio greco Zeus si trasformò in toro, sequestrando Europa, la figlia dal Re fenicio Agenor. In alcune tradizioni, infine, era simbolo del dio del tuono: i romani sacrificarono un toro a Giove, mentre gli Slavi a Perun, la principale divinità del loro pantheon.

Buona leggenda a tutti.

Tag:
Blog
di Renzo Botindari

“Loro non Cambiano”

Quello che ancora oggi mi sconvolge guardando la pubblica amministrazione (la cosa pubblica in genere) è l’incapacità di fare pulizia e giustizia, eppure la cosa pubblica siamo noi.
Wanted
di Ludovico Gippetto

La Fontana di Ventimiglia… va a ruba!

A Ventimiglia di Sicilia, un piccolo comune della provincia di Palermo che conta 2.200 abitanti, in una notte del 1983 nessuno si è accorto di strani movimenti attorno ad una fontana...
LiberiNobili
di Laura Valenti

Arrabbiarsi non è un male

La rabbia fa bene quando dà la motivazione, la spinta vitale verso l’evoluzione, altrimenti diventa espressione di una tragica considerazione di se stessi sia da parte dell’individuo sia da parte dell’interlocutore.
Sanità in Sicilia
di Salvatore Corrao

Cos’è la Medicina interna e perché può essere una risorsa per il Sistema sanitario nazionale

Un grande maestro il professore Giacinto Viola scriveva sul suo trattato di Medicina Interna del 1933: “in Clinica tutto è improvvisazione, caso per caso, e gli ammalati così diversi sempre, anche quando hanno la stessa malattia, sono poi così mobili nei loro sintomi e fatti obiettivi, che spesso ciò che di essi si dice alla sera non è più vero al mattino”.