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Uno sguardo sulla celebre famiglia di industriali

La leggenda dei Florio: quando la Sicilia riusciva a competere con il Nord

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7 Ottobre 2018

Quando si parla della difficile situazione economica e industriale della Sicilia, la questione spesso viene liquidata superficialmente o con affermazioni stereotipate del tipo “Tanto in Sicilia questi problemi ci sono sempre stati e non si può fare nulla per cambiare” o ancor peggio “La Sicilia si deve dare una mossa perché l’Italia è ormai da un secolo e mezzo che la mantiene”.

A dire il vero, frasi del genere sono frutto di un’evidente e imbarazzante ignoranza diffusa tra le classi dirigenti del nostro Paese, espressioni irrispettose nei confronti di una terra, la Sicilia, che è stata in diverse epoche della storia culla ed esempio di civiltà. E per un tempo, precisamente nella seconda metà dell’ottocento, è stata anche una regione che ha saputo sognare concretamente e in parte realizzare un rilevante sviluppo industriale, sogno incarnato dalla leggenda della più grande famiglia di industriali siciliani dell’epoca: i Florio.

Essi riuscirono nell’arco di pochi decenni a creare un impero economico talmente vasto che ricordare tutte le attività a cui si dedicarono sarebbe un’impresa titanica. Il capostipite della famiglia fu Paolo Florio, originario di Bagnara Calabra, il quale decise a fine settecento, dopo il disastroso terremoto di Messina del 1783, di trasferirsi a Palermo per cercare di fare fortuna e dopo varie difficoltà riuscì ad aprire una drogheria nel centro della città, attività che si dimostrerà molto redditizia. Ma colui che riuscirà a conquistare per sé e la sua famiglia fama e prestigio presso le élite europee sarà Vincenzo Florio Senior. Uomo dotato di grande senso per gli affari, riuscì nel 1830 ad acquisire alcune quote delle tonnare dell’Arenella di Palermo per poi ottenerle definitivamente nel 1838, nel frattempo prese in gestione altre tonnare situate lungo le coste del palermitano e del trapanese.

Nel 1840 diede vita, insieme a Benjamin Ingham e Agostino Porry alla “Anglo- SicilianSulphur Company”, società che s’occupava della produzione e della vendita dell’acido solforico e già nel 1849 la Gran Bretagna ne era il primo grande importatore seguita dagli Stati Uniti. Ma il passo di fondamentale importanza fu la creazione, sempre durante il periodo borbonico, della prima compagnia di navi a vapore al mondo, la “Società dei battelli a vapore siciliani” che garantiva i collegamenti tra Palermo, Napoli, Marsiglia e tra gli altri porti siciliani. I primati non finiscono qui, infatti Vincenzo Senior riuscì ad aprire la fonderia “Oretea”, la prima industria metallurgica d’Italia, esportando i propri prodotti anche all’estero. A Marsala investirà nel settore vinicolo dotandosi di una cantina per la produzione del vino “Marsala” riuscendo in poco tempo a conquistare il mercato nazionale ed internazionale ed entrando in concorrenza con gli Ingham e i Woodhouse.

Invece Ignazio Florio Senior si spenderà nel rafforzare ed ampliare le aziende fondate dal padre creando stabilimenti con servizi moderni per gli operai. Nel 1874 acquistò le isole Egadi (Favignana, Marettimo, Levanzo e Formica) con le relative tonnare istituendo anche uno stabilimento di lavorazione e conservazione del tonno, il più grande del Mediterraneo e d’importanza mondiale. Oltretutto egli inizierà a finanziare la costruzione del teatro Massimo e fonderà la “Navigazione Generale Italiana” (nella quale verrà inclusa anche la compagnia genovese “Rubattino”), che avrà il monopolio sui collegamenti marittimi.

Con Ignazio Florio Junior la potenza e la fama dei Florio raggiunse l’apice. Ignazio Junior lavorò per modernizzare ed europeizzare la Sicilia, intrecciando relazioni con molte personalità di livello internazionale ed attirando diversi investimenti. È grazie a lui se nel 1891 l’Esposizione Nazionale si tenne a Palermo con lo scopo d’invogliare gli imprenditori provenienti da fuori ad investire sull’isola. Sono anni in cui le arti e la cultura nel capoluogo siciliano fioriscono, ne fu esempio il completamento del Teatro Massimo, inaugurato nel 1897, tutt’ora uno dei più maestosi e grandi teatri lirici del mondo, all’epoca in Europa secondo per grandezza soltanto all’Opera di Parigi. E di attività, opere e aziende volute, create e gestite dai Florio se ne potrebbe scrivere ancora tantissimo.

Banche, ferrovie, cantine, tonnare, saline, cantieri navali, aziende tessili, metallurgiche e di vario genere, zolfare, azioni in molteplici società, furono questi e molti altri gli ambiti d’azione di una famiglia diventata leggendaria perché in grado di smuovere l’economia dell’isola richiamando sulla stessa l’attenzione dell’alta società internazionale e dei personaggi più potenti del mondo, desiderosi tutti di essere ospitati dai Florio, i veri sovrani di Palermo e della Sicilia. Un’epoca in cui le industrie siciliane riuscirono a competere seriamente con quelle settentrionali. Per non parlare di storie di altre imprese indimenticabili legate a questa famiglia, come la mitica “Targa Florio“, la corsa d’auto più antica.

Alla faccia di chi crede che la Sicilia sia stata sempre una regione arretrata, alla faccia di crede che nulla possa cambiare, che andassero a studiare la leggendaria storia dei Florio.

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