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Palermo

Buttafuori fatti assumere su indicazione dei boss di cosa nostra

La mafia si infiltra nei locali della movida palermitana, undici arresti |Video

17 Settembre 2019

 

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La mafia si sarebbe infiltrata nella gestione di diversi locali notturni palermitani. Stamattina all’alba un’operazione antimafia è stata condotta a Palermo dai Carabinieri, che hanno eseguito un’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di 11 persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini, coordinate dalla Dda, hanno fatto emergere gli interessi di Cosa nostra sul controllo e la gestione di locali notturni nel capoluogo e in provincia. L’organizzazione riusciva a controllare i servizi di sicurezza privata nel locali della movida imponendo i buttafuori e le tariffe per ogni operatore impiegato.

A gestire i rapporti con gli esercenti dei locali notturni era Andrea Catalano, soggetto che sfruttava i solidi e antichi legami con gli esponenti di vertice del mandamento mafioso di Porta Nuova per imporre il reclutamento di personale, di sua scelta, per espletare il servizio di vigilanza, demandando a una società privata, la Lion security, l’onere della regolarizzazione amministrativa e contabile dei soggetti impiegati.

Inoltre, per eludere la normativa di settore, erano state fondate due associazioni di volontari antincendio nell’ambito delle quali sarebbero stati impiegati, in qualità di addetti antincendio, quei “buttafuori” che, a causa dei loro precedenti penali, si trovavano nell’impossibilità di ottenere la necessaria autorizzazione prefettizia.

Le numerose intercettazioni hanno consentito di documentare plurime condotte estorsive nei riguardi dei titolari di almeno cinque locali notturni di Palermo e provincia ai quali veniva imposta, mediante violenze e minacce, l’assunzione dei “buttafuori”. I locali che non si piegavano alle richieste della mafia erano presi di mira con danneggiamenti e continue risse, provocate ad arte.

Emblematica, in tal senso, è la vicenda in cui è coinvolto Massimo Mulè, reggente della famiglia mafiosa di Palermo Centro. Il capomafia per fare impiegare Vincenzo Di Grazia, suo cognato, come responsabile della sicurezza nel corso delle diverse serate organizzate presso un noto locale della movida palermitana. Le conseguenti lamentele del capo della sicurezza di quel locale, costretto a escludere, a turno, uno dei buttafuori solitamente impiegati che, pertanto, era costretto a cedere il suo posto di lavoro e parte dei propri compensi, sarebbero state soffocate dalle pesantissime minacce proferite nei suoi riguardi e dei suoi familiari dai fratelli Andrea e Giovanni Catalano.

Ecco i nomi:

Mulè Massimo, classe ’72;

Catalano Andrea, classe ’67;

Catalano Giovanni, classe ’75;

Di Grazia Vincenzo, classe ’80;

Ribaudo Gaspare, classe ’91;

Ribaudo Antonino, classe ’67;

Calì Cosimo, classe ’73;

Cannata Emanuele, classe ’95;

Giordano Mario, classe ’01;

Rughoo Tejo Emanele, classe ’76;

Fazio Francesco classe ’97.

 

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