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La riunione nel ristorante per eleggere il capomafia [Guarda le foto degli arrestati]

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21 Novembre 2017

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La riunione convocata per nominare i nuovi vertici la fecero in un ristorante. A cena venne deciso che il capo della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù sarebbe stato Giuseppe Greco.

E’ uno dei particolari emerso dalla indagine del Ros che ha arrestato 27 persone per mafia.

Al summit hanno partecipato almeno 12 uomini d’onore, Giuseppe Greco è stato confermato reggente mentre Natale Giuseppe Gambino e Gaetano Messina rispettivamente sottocapo e consigliere.

La carica di capodecina venne data a Francesco Pedalino e Mario Taormina. Antonino Profeta, pur in assenza di un incarico formale, fu presentato come rappresentante di Greco, mentre il vecchio boss Salvatore Profeta avrebbe scelto di non concorrere per alcun ruolo sia per l’età avanzata che per non sottrarre posti agli altri.

Insomma, una vera e propria elezione, con tanto di candidati papabili.

Il reggente, nel gergo mafioso, è definito “il principale“. La documentazione dell’elezione del vertice di un clan è un inedito investigativo, in quanto questo genere di designazione era emersa solo nei racconti dei primi collaboratori di giustizia, negli anni ’80.

Le procedure di elezione, inoltre, secondo quanto emerge sono precedute da una sorta di propaganda elettorale a favore dei candidati, anche se in realtà, nel caso documentato dal Ros, non vi sarebbe stato un vero e proprio antagonista alla figura di Giuseppe Greco che, in funzione della carica di reggente già assunta, avrebbe ottenuto da subito il consenso degli affiliati più autorevoli, tra i quali lo stesso Salvatore Profeta, lontano parente del falso pentito Vincenzo Scarantino. Sarebbe stata anche la parentela con Scarantino, oltre che l’età avanzata, a indurre Profeta a fare un passo indietro in favore di Greco.

Il voto si è svolto “ad alzata di mano… per vedere l’amico”, si legge in una delle intercettazioni, quindi a scrutinio palese. La votazione avverrebbe però solo per i ruoli apicali, mentre le nomine per i posti di sottocapo e capodecina sarebbero riservate allo stesso “principale”. Il capo inoltre designa i collaboratori stretti senza passare per il voto. Un esempio è la nomina di Antonino Profeta a un incarico fiduciario al di fuori delle funzioni tradizionali ed alle dirette dipendenze del vertice che l’avrebbe autorizzato ad eludere le rigide regole della gerarchia mafiosa e l’obbligo di informazione dei quadri immediatamente superiori.

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